lunedì 4 giugno 2018

Cartolina dal Salento

Santa Maria di Leuca

Sole, mare e vento - e poi, qualcosa di più.
La costa è fatta di promontori aspri, di terra rossa, bruciata. Di rocce bianche, taglienti come sanno esserlo le parole - una bellezza fatta di silenzio, di blu.
La strada sembra sempre essere in salita, come se non scendesse mai.
Sono curve rosicchiate alla roccia, che ti concede di attraversarla per lasciarti vedere il mare.
C'è quell'appannatura di trascuratezza che si ritrova in tutto il Mediterraneo, fatta di troppa concretezza - che può venir vista come negligenza, ma che forse è solo una visione diversa, non un'indifferenza verso la bellezza che circonda, ma solo una sua integrazione in uno stile di vita più semplice, meno attento all'estetica.
Un po' di cemento di troppo, qualche costruzione abbandonata a metà.
E' ottobre e ci sono pochi turisti.
C'è silenzio. Silenzio nei vicoli dei paesini, che sono un labirinto bianco da cui speri prima o poi di emergere per vedere il mare. Silenzio sulle spiagge, belle come se venissero da luoghi assai più remoti. Silenzio in cima ai promontori, con quelle rocce grandi che ti fanno guardar lontano - e se ci fosse il cielo più terso vedresti persino l'Albania.

lunedì 30 aprile 2018

Parigi, in un soffio



Parigi, ogni tanto, ci va.
E' autunno, sono triste ma anche un po' felice - forse semplicemente si chiama malinconia, e dipende dalle cose che si sfiorano soltanto, e da quelle che sono candidate a diventare ricordi. E non si sa mai bene come si debba definire, un ricordo: se sia più qualcosa che si ha avuto, oppure qualcosa che si ha perduto.
Forse entrambe le cose.
Ed è qualcosa - questo strano miscuglio di emozioni amare e calde, che si abbina bene all'autunno. Perché sussurrano, non gridano. Perché vorticano, ma delicate, come una specie di danza.
Come una foglia che cade.
E' un giovedì sera di inizio novembre, e Tabby Cat ed io ce le stiamo raccontando queste emozioni - che hanno un nome ed un cognome, ma alla fine siamo più che altro noi stesse.
Domani partiamo per Parigi - e intanto beviamo vino rosso piemontese.

giovedì 19 aprile 2018

"Meraviglioso..." (come dicono a Polignano)



Polignano per me era un bisogno di mare.
Un bisogno di mare indefinito, senza troppi dettagli - solo colore blu, in qualsiasi sua sfumatura; solo aria leggera, un po' salata, qualcosa che ti scompiglia i capelli e ti fa evaporare i pensieri; solo qualche raggio di sole che scalda la pelle, che abbacina lo sguardo mentre cade morendo sull'acqua, esplodendo e facendola diventare dorata.
Volevo il mare, e questo lo sapevo.
Questo era facile.
Erano i dettagli più definiti, i particolari, i come ed i dove che ancora non sapevo.
Sono andata alla stazione di Bari, a consultare il tabellone delle partenze una domenica pomeriggio, a fare scorrere il dito sul vetro, davanti alle righe gialline che elencavano nomi di località - tutte più o meno col mare.
Polignano - ecco, Polignano forse ha quel che cerco.
Anche se non so ancora bene cosa sia.


martedì 20 marzo 2018

Highgate, il re dimenticato dei cimiteri



Non tutti i re siedono su un trono.
Lo dico sempre, nelle mie piccole crociate personali contro fama ed apparenza, sventolando questo mio motto, che marketing e meriti non sempre coincidono - ed è una bandiera che mi fa sembrare un po' Cassandra inascoltata, in questo mondo in cui sapersi vendere bene conta più di ciò che dovresti vendere. Ma del resto le bandiere le scegli solo se ci credi, ed è questo quel che serve per sventolarle.
Ci sono re senza trono, quindi.
Re che stanno in disparte, un po' trascurati, evitando investimenti particolari in forme efficaci di public relations, e perdendo pertanto il titolo agli occhi dei più - regalandolo a qualcun altro.
Eppure, non appena hai occasione di conoscerli, per caso o perché li cerchi, lo capisci - lo capisci subito che sono loro che meritano il trono di diritto.
Io ne ho appena incontrato uno, di questi re amanti della solitudine, poco inclini alle lusinghe mondane - e, anche se magari a lui importerà poco, per quanto mi riguarda, invece, ci tenevo in maniera particolare a raccontarvelo.

sabato 10 marzo 2018

Machu Picchu, e i segreti nelle rocce



Sono le 4 del mattino.
Il cielo è nero ma sembra che non ci siano nubi.
Cioè, è difficile a dirsi, ma dopo un po' gli occhi si assuefanno all'oscurità - e, nella coltre buia che ci circonda, si cominciano a distinguere le sfumature: c'è la mole cupa ed imponente di qualche montagna, ma il cielo sembra di colore uniforme, terso.
I sentierini di cemento di Aguas Calientes sono poco illuminati - qualche lampada elettrica qua e là, che butta chiazze giallastre nei vicoli, ma che lascia buia la stretta che fiancheggia il fiume e le montagne, lasciando solo indovinare lo scorrere tumultuoso dell'acqua più sotto, in base al suo lamento che si sussegue fra le rocce.
Il fiume di acqua è giù - qua, più in alto, c'è il fiume di gente.
Il fiume di gente scorre silenzioso ed ordinato, quasi in fila indiana - e io ci sono in mezzo.
Ho preso del caffè in fretta per carburare, ma non gli do particolari meriti per il fatto di non sentirmi minimamente assonnata nonostante la levataccia antelucana.
Sto andando a Machu Picchu - ed è questo il motivo per cui mi sento sveglia.

sabato 3 marzo 2018

Alberobello e le cose che non puoi controllare


Le Ferrovie del Sud-Est non sono una buona opzione se volete esplorare la Puglia, sappiatelo.
Trenitalia ha i suoi difetti, le sue inefficienze, i suoi ritardi - però perlomeno quando è in ritardo te lo annuncia, ti dice di quanto. E' irritante, ma perlomeno sai come organizzare il tuo tempo - o se metterti definitivamente l'anima in pace.
Ma Trenitalia si ferma a Bari, se ci si vuole spostare un po' più in profondità nel tacco d'Italia, ci si deve inoltrare sui binari gestiti dalle Sud-Est.
E questa gestione somiglia ad un'anarchia.

domenica 11 febbraio 2018

Un gatto nero a Corte: la Palazzina di Caccia di Stupinigi


Stupinigi è una piccola frazione di Nichelino, comune della cintura sud di Torino - giù giù verso il fondo, dopo Mirafiori, dove il 4 fa il girotondo per tornare a ripercorrere corso Unione Sovietica al contrario (nel senso che se lo fa contromano, e non è nemmeno inglese), prima dell'imbocco della tangenziale.
Qui i Savoia avevano pensato bene di erigerci, tanto per cambiare, un palazzo - che, giustamente, quando sei nobile, per quanti tu ne abbia, non te ne puoi mai far mancare. E noi posteri ne siamo assolutamente felici - così poi li possiamo visitare, dire "Wow, quanto sarà stato bello vivere in questo posto, a parte d'inverno che doveva far un freddo barbino?" ed immaginare di essere stata, in una vita precedente, che so, l'addetta alla biblioteca di casa Savoia.
La principessa la lascio alle donne normali, perché non mi sarei divertita: le principesse non erano autorizzate a leggere, se non cose noiose da principesse - come addetta alle pulizie non si sa mai che qualche libro te lo potevi imboscare di nascosto. Del tipo "C'è davvero troppa polvere su questo Decameron, me lo dia, che lo porto via un attimo per un trattamento speciale di pulizia", oppure "Oh, questo libro è stato messo all'indice? Ma certo, lo dia a me, ci penso io a bruciarlo".
Sto tergiversando come al solito.
Stavo dicendo di quanti palazzi avessero i Savoia.
Erano i Savoia del resto, mica i Marchesi di Roccacannuccia.