giovedì 19 aprile 2018

"Meraviglioso..." (come dicono a Polignano)



Polignano per me era un bisogno di mare.
Un bisogno di mare indefinito, senza troppi dettagli - solo colore blu, in qualsiasi sua sfumatura; solo aria leggera, un po' salata, qualcosa che ti scompiglia i capelli e ti fa evaporare i pensieri; solo qualche raggio di sole che scalda la pelle, che abbacina lo sguardo mentre cade morendo sull'acqua, esplodendo e facendola diventare dorata.
Volevo il mare, e questo lo sapevo.
Questo era facile.
Erano i dettagli più definiti, i particolari, i come ed i dove che ancora non sapevo.
Sono andata alla stazione di Bari, a consultare il tabellone delle partenze una domenica pomeriggio, a fare scorrere il dito sul vetro, davanti alle righe gialline che elencavano nomi di località - tutte più o meno col mare.
Polignano - ecco, Polignano forse ha quel che cerco.
Anche se non so ancora bene cosa sia.


martedì 20 marzo 2018

Highgate, il re dimenticato dei cimiteri



Non tutti i re siedono su un trono.
Lo dico sempre, nelle mie piccole crociate personali contro fama ed apparenza, sventolando questo mio motto, che marketing e meriti non sempre coincidono - ed è una bandiera che mi fa sembrare un po' Cassandra inascoltata, in questo mondo in cui sapersi vendere bene conta più di ciò che dovresti vendere. Ma del resto le bandiere le scegli solo se ci credi, ed è questo quel che serve per sventolarle.
Ci sono re senza trono, quindi.
Re che stanno in disparte, un po' trascurati, evitando investimenti particolari in forme efficaci di public relations, e perdendo pertanto il titolo agli occhi dei più - regalandolo a qualcun altro.
Eppure, non appena hai occasione di conoscerli, per caso o perché li cerchi, lo capisci - lo capisci subito che sono loro che meritano il trono di diritto.
Io ne ho appena incontrato uno, di questi re amanti della solitudine, poco inclini alle lusinghe mondane - e, anche se magari a lui importerà poco, per quanto mi riguarda, invece, ci tenevo in maniera particolare a raccontarvelo.

sabato 10 marzo 2018

Machu Picchu, e i segreti nelle rocce



Sono le 4 del mattino.
Il cielo è nero ma sembra che non ci siano nubi.
Cioè, è difficile a dirsi, ma dopo un po' gli occhi si assuefanno all'oscurità - e, nella coltre buia che ci circonda, si cominciano a distinguere le sfumature: c'è la mole cupa ed imponente di qualche montagna, ma il cielo sembra di colore uniforme, terso.
I sentierini di cemento di Aguas Calientes sono poco illuminati - qualche lampada elettrica qua e là, che butta chiazze giallastre nei vicoli, ma che lascia buia la stretta che fiancheggia il fiume e le montagne, lasciando solo indovinare lo scorrere tumultuoso dell'acqua più sotto, in base al suo lamento che si sussegue fra le rocce.
Il fiume di acqua è giù - qua, più in alto, c'è il fiume di gente.
Il fiume di gente scorre silenzioso ed ordinato, quasi in fila indiana - e io ci sono in mezzo.
Ho preso del caffè in fretta per carburare, ma non gli do particolari meriti per il fatto di non sentirmi minimamente assonnata nonostante la levataccia antelucana.
Sto andando a Machu Picchu - ed è questo il motivo per cui mi sento sveglia.

sabato 3 marzo 2018

Alberobello e le cose che non puoi controllare


Le Ferrovie del Sud-Est non sono una buona opzione se volete esplorare la Puglia, sappiatelo.
Trenitalia ha i suoi difetti, le sue inefficienze, i suoi ritardi - però perlomeno quando è in ritardo te lo annuncia, ti dice di quanto. E' irritante, ma perlomeno sai come organizzare il tuo tempo - o se metterti definitivamente l'anima in pace.
Ma Trenitalia si ferma a Bari, se ci si vuole spostare un po' più in profondità nel tacco d'Italia, ci si deve inoltrare sui binari gestiti dalle Sud-Est.
E questa gestione somiglia ad un'anarchia.

domenica 11 febbraio 2018

Un gatto nero a Corte: la Palazzina di Caccia di Stupinigi


Stupinigi è una piccola frazione di Nichelino, comune della cintura sud di Torino - giù giù verso il fondo, dopo Mirafiori, dove il 4 fa il girotondo per tornare a ripercorrere corso Unione Sovietica al contrario (nel senso che se lo fa contromano, e non è nemmeno inglese), prima dell'imbocco della tangenziale.
Qui i Savoia avevano pensato bene di erigerci, tanto per cambiare, un palazzo - che, giustamente, quando sei nobile, per quanti tu ne abbia, non te ne puoi mai far mancare. E noi posteri ne siamo assolutamente felici - così poi li possiamo visitare, dire "Wow, quanto sarà stato bello vivere in questo posto, a parte d'inverno che doveva far un freddo barbino?" ed immaginare di essere stata, in una vita precedente, che so, l'addetta alla biblioteca di casa Savoia.
La principessa la lascio alle donne normali, perché non mi sarei divertita: le principesse non erano autorizzate a leggere, se non cose noiose da principesse - come addetta alle pulizie non si sa mai che qualche libro te lo potevi imboscare di nascosto. Del tipo "C'è davvero troppa polvere su questo Decameron, me lo dia, che lo porto via un attimo per un trattamento speciale di pulizia", oppure "Oh, questo libro è stato messo all'indice? Ma certo, lo dia a me, ci penso io a bruciarlo".
Sto tergiversando come al solito.
Stavo dicendo di quanti palazzi avessero i Savoia.
Erano i Savoia del resto, mica i Marchesi di Roccacannuccia.

domenica 4 febbraio 2018

Valle del Colca, deserti e metafore


Il viaggio da Arequipa attraverso la Valle del Colca è lungo - ma ha in mezzo tutto il Perù.
Le personalità (dei luoghi, delle persone) sono fatte di dettagli: i dettagli sono tessere di puzzle, e sono metafore - servono per vedere altro, sono come un codice che compone una frase, ma che serve anche per leggere fra le righe qualcosa che rimane come scritto in una lingua straniera, che non riesci ad afferrare fino in fondo. Ma di cui, bene o male, riesci ad afferrare il senso.
I dettagli di un luogo sono quelli che non compaiono nelle guide turistiche, nei filmati di promozione del territorio.
Sono quelli quotidiani ed un po' banali, spogli, magari sporchi anche, o brutti - ma reali, senza strati di trucco rifatto ad attutirne le imperfezioni, sinceri come una chiacchierata da sbronzi alle 2 di notte.

giovedì 25 gennaio 2018

Matera, cuore di Sasso



Matera è una di quelle cose che ti sorprendono nonostante lo sapessi già da prima che lo avrebbe fatto.
Quando ci arrivi, un sabato mattina sul presto, in autobus dall'aeroporto di Bari, attraversando cemento e campagne piene di ulivi, sembra una città qualunque, fatta di strade asfaltate e lastricate di pietre rosate, con chiese, e mercati, e piazze - ma poi svolti l'angolo, scendi qualche gradino e, da una balconata che si sporge verso il basso, la vedi.
Vedi il suo vecchio cuore di pietra bianca inerpicato sulle colline, che sembra quasi finto.