domenica 30 marzo 2014

Montmartre et le Chat Noir

Montmartre non fa parte della metropoli, Montmartre sta sulla sua collina e guarda la città dall'alto con quella lieve vena di superiorità che sotto sotto tutti gli artisti hanno.
Montmartre si isola perché è già fuori dal tempo, come del resto l'arte deve essere, e si veste di lampioni, di vicoli in pavé e di casette color pastello.
Montmartre è un'artista bohémien, va in giro con indosso un vecchio impermeabile e contempla malinconico il panorama con una sigaretta che pende dalle labbra.
Montmartre ti fa danzare l'anima al suono della fisarmonica, ti dipinge un quadro sul cuore, ti fa sentire un po' poeta maledetto, alla ricerca di qualcosa che non troverai mai, e un po' Amélie Poulain, a cogliere con i tuoi occhi grandi e con il tuo sorriso timido tutta la bellezza che ti circonda.

 





Quando me ne arrivo su in punta, un po' accaldata dalla salita ed oltre il bianco un po' accecante del Sacre Coeur, Place du Tertre è ancora sonnacchiosa: sono pochi i pittori già all'opera a quest'ora, già intenti a ricreare sulle loro tele la loro personale visione di ciò che li circonda, e che già sembra un quadro di per sè.


Non mi viene proposto nessun ritratto, non c'è più il vecchio pittore con la barba bianca che 15 anni fa mi diceva che ero troppo seriosa, mentre mangiavo una baguette seduta per terra sul marciapiede di fronte a lui.


Sbircio qualche tela e mi avvio dietro la piazza, attirata da un angoletto panoramico, dove un albero ed un lampione incorniciano la vista sul grattacielo di Montparnasse, come ad evidenziare ulteriormente il contrasto di quest'angolo fuori dal tempo con il resto della città.


Comincio a scendere, attorcigliandomi nei vicoli, lasciandomi guidare dall'ispirazione e seguendo lampioni, tettoie, bistrot dai tavolini di ferro battuto, muretti ricoperti di glicini in boccio, graffiti ed insegne di locali dai nomi curiosi.


Trovo una vigna, trovo angoli fioriti, case che camuffano il loro volto dietro una coltre di edera rinsecchita, mura di cinta stuccate che nascondono forse qualche segreto bellissimo.


Se fossi Amélie farei anch'io una caccia al tesoro per il mio amore segreto, affinché possa riuscire a trovare un po' di me in mezzo a questi angoli di tenera bellezza d'antan.


Se fossi un poeta maledetto indubbiamente mi sentirei ispirata nella mia ricerca dell'impossibile, e, forse, riuscirei per un secondo solo a trovare un po' di pace.


Ed è pace quella che trovo passeggiando questa domenica mattina di fine marzo, in una Montmartre sonnacchiosa e baciata dal primo sole di primavera.


C'è pace ma c'è anche poesia, e non è così scontato che le due cose riescano a trovare una loro intesa.
E mi piace pensare che ci possa essere anche un po' di me.




Nessun commento:

Posta un commento