domenica 11 maggio 2014

Llandudno - con due "L" e #10buonimotivi per visitarla

Ci ho messo un po' per decidere quale paese scegliere come base per la nostra esplorazione del Nord del Galles della scorsa settimana.
Llandudno ha catturato la mia attenzione perché si trova in posizione strategica e perché risultava ben collegata tramite autobus ai principali luoghi che avevo intenzione di visitare. Bill Bryson, nel suo "Notizie da un'isoletta" (ironica e piacevolissima cronaca del suo attraversamento della Gran Bretagna, da Dover alla punta estrema della Scozia), la definisce "soporifera"; ma, quando sulla Lonely Planet invece ho letto "località balneare vittoriana" e "casette color pastello", ho deciso che le si poteva dare una chance - del resto ho già avuto modo di vedere che io ed il buon Bill non sempre ci troviamo d'accordo.
Ad esempio io preferisco Oxford e lui Cambridge, ma di questo ne parleremo un'altra volta.
Di Llandudno, inoltre, mi piaceva il nome: con la sua doppia "L" iniziale mi evocava gallesità allo stato puro - spiagge selvagge, tanto verde e qualche leggenda di maghi ed eroi.
Mi sono un po' arrovellata fra i dubbi su quale dovesse essere la corretta pronuncia - poi ho chiesto lumi a Ginger Cat, che ha studiato gaelico e che mi ha rivelato che, semplicemente, si legge come scritto. A volte le cose sono più semplici del previsto.


Il viaggio in treno da Londra dura circa 4 ore, e, con il suo attraversare distese verdissime costellate di pecore al pascolo e di ginestre gialle, diventa già una specie di percorso iniziatico per lasciarsi alle spalle i ritmi e le esigenze della città ed immergersi in una dimensione dove il tempo scorre più lentamente e le cose semplici della vita si assaporano con maggiore intensità.


Ad un certo punto si cominciano a vedere i cartelli scritti in doppia lingua, e il Gaelico, a forza di sentirlo e leggerlo, comincia quasi a suonare come la lingua che Tolkien ha inventato per far comunicare gli Elfi - per cui ti aspetti che qualcosa di magico sia giusto dietro l'angolo.
Scese alla stazione di Llandudno, percorriamo la sua High Street, ovvero la via principale del paese, con negozi e locali, che si chiama Mostyn Street, ed è fatta di porticati in stile liberty e tante aiuole fiorite, sfumate dal lilla al giallo.


Raggiungiamo il nostro B&B, il Bradford Guesthouse,  dove l'atmosfera è familiare e l'accoglienza squisita come quasi sempre mi è capitato di trovare da queste parti. Della nostra camera mi piace il mio letto, con la coperta a fiori e sistemato direttamente sotto la finestra. Mi ricorda alcune illustrazioni delle storie che leggevo da bambina ed ha un'atmosfera un po' d'altri tempi.
Mi piace.

E, dopo 4 giorni trascorsi lì, devo dire che tutto di Llandudno mi è piaciuto.
Rappresenta un riassunto di tutta quella che è la bellezza gallese, declinata su mare, campagna, giardini ed alture rocciose, ed è stata una rigenerante immersione di pace e tranquillità.


Tranquillità per me significa ritmi rilassati e contatto con la natura - contatto, però, che avviene sempre in maniera molto dinamica: Llandudno offre diverse possibilità per lunghe camminate ed escursioni in luoghi incantevoli, e su di me questo non ha un effetto soporifero, bensì energizzante.



[1] Il Great Orme
Il Great Orme è un promontorio roccioso che si erge proprio di fianco a Llandudno e che dalla cittadina è raggiungibile tramite cabinovia o tramite un tram a cremagliera.


La tranvia è stata costruita agli inizi del '900 e le vetture mantengono ancora il fascino vintage dell'epoca, in perfetta sintonia con il resto dell'architettura vittoriana della cittadina. Si tratta di uno degli ultimi tre tram a cremagliera al mondo rimasti operativi, assieme a quello di San Francisco e a quello di Lisbona.
Quest'opera è stata un piccolo capolavoro dell'ingegneria meccanica dell'epoca, e, a metà strada della salita, quando si è obbligati a scendere e a cambiare vettura, si attraversa un piccolissimo museo, situato attorno alla cabina motrice dove i cavi vengono mossi ed azionati, dove immagini e descrizioni spiegano il funzionamento della tranvia e la sua storia.


Noi lo abbiamo preso, e la salita è lenta ma appagante: è bello vedere la città man mano allontanarsi, diventare sempre più piccola, e la punta del promontorio avvicinarsi; e si ha la sensazione della meraviglia che doveva aver suscitato questo mezzo in altri tempi, appena costruito, in un'epoca in cui tutte le facilitazioni e le ottimizzazioni che la tecnologia mette a disposizione non si davano ancora così per scontate come oggi.


Giunti in cima ci sono diversi percorsi fra il verde e le ginestre in cui potersi avventurare, sempre con la certezza di venir premiati da vedute mozzafiato su Llandudno e sulla baia, qualunque di essi si decida di scegliere.

[2] I giardini di Happy Valley - un nome una garanzia
I giardini di Happy Valley sono in salita, a metà strada fra dove Llandudno finisce e comincia il Great Orme. Vedendoli da sotto inizialmente li avevamo presi per un cimitero, perché c'erano delle steli di pietra ritte, ma in realtà si tratta di un cerchio di pietre druidico, una piccola Stonehenge in miniatura, costruita in epoca recente ma con lo scopo di testimoniare come questo un tempo fosse un luogo sacro.


Dopo essere stato un luogo sacro, però, è stato anche una miniera di rame, finché Lord Mostyn nel 1887 non li ha trasformati in ricchi giardini in onore del giubileo d'oro della regina Vittoria.


Non è fonte di stupore che nel Regno Unito ci siano giardini belli e curati: i Britannici hanno un amore ed una dedizione particolare per queste cose, e in qualunque angolo del Paese si possono trovare aiuole fiorite, con particolare buon gusto ed originalità negli abbinamenti delle diverse specie, ed aree verdi ben tenute; ma di questo giardino in particolare si può dire che il nome che gli hanno scelto sia quanto mai calzante...

[3] E' questo il Paese delle Meraviglie
Lewis Carrol veniva proprio qui in villeggiatura, assieme ad una famiglia di amici, per la cui figlia più giovane, Alice, si divertiva ad inventare storie fantastiche.
Alla bambina queste storie di conigli sempre di corsa, regine isteriche e cappellai matti piacevano talmente tanto che un giorno gli chiese di metterle per iscritto, in modo tale da poterle sempre rileggere anche quando non c'era lui a raccontargliele. E così, per farle un regalo di Natale, il professor Carrol, le compose insieme dentro un libro - e adesso le conosciamo e le amiamo anche noi.


Sparse in giro per Llandudno ci sono diverse statue di legno rappresentati Alice e gli altri curiosi abitanti del Paese delle Meraviglie: il Cappellaio Matto è sul lungomare, lo Stregatto e la Lepre Marzolina sono nei giardini di Happy Valley, la Regina di Cuori troneggia di fronte al piccolo museo cittadino ed Alice in persona ti accoglie non appena esci dalla stazione.


E, la voglia di scoprire dove si nascondono altri personaggi, ti rende "sempre più curiosa" di esplorare ogni angolo di Llandudno.

[4] Gabbiani golosi...
Avevo già fatto la loro conoscenza durante il viaggio in Cornovaglia che io & Ginger Cat avevamo fatto nel 2008: a noi i gabbiani piacevano un sacco, era bello essere svegliate dal loro grido al mattino e ci faceva simpatia la loro aria un po' guascona, per cui proprio non capivamo perché ovunque ci fossero cartelli che li definivano "Public Enemies #1" e che vietavano tassativamente di dar loro da mangiare.
Beh, in realtà a questi gabbiani un po' bulli del sud della Gran Bretagna importa molto poco del divieto, dal momento che per nutrirsi hanno scoperto ormai da tempo la modalità self-service.
Hanno sviluppato un'abilità davvero sopraffina nel soffiare di mano coni gelato ai turisti che passeggiano chiacchierando distrattamente, e vanno anche pazzi per le patatine del fish & chips.


Sedersi su una panchina del lungomare a mangiare un sandwich o della frutta era molto piacevole ma era necessario guardarsi continuamente le spalle per evitare qualche incursione alata.
Oppure ci si sentiva un po' in soggezione nell'essere osservati da un volatile alto 40 cm appollaiato di fianco a te che ti fissa con il capo reclinato e l'aria di volerti dire "Guarda che non ti fa bene alla salute, mica vorrai mangiartelo tutto tu??"

[5] Il pier d'antan
Quando si è innamorati ci si sdilinquisce anche per gli aspetti più peculiari e meno affascinanti dell'oggetto del proprio desiderio.
Io sono innamorata del Regno Unito, e questo molo vittoriano kitsch dall'aria decisamente parecchio vintage non so perché ma mi è piaciuto un sacco.


Era l'apoteosi delle pacchianate da località balneare nazional-popolare, con le giostrine, i chioschetti e i biliardini che, visti sul lungomare di Rimini, mi farebbero storcere il naso, ma che qui avevano un loro appeal da bottega di modernariato che aveva il suo perché.
La struttura del pier è rovinata dalla ruggine, ed è affiancata da un edificio semi-abbandonato, denominato grand hotel ma che di lussuoso ha ben poco, che, se si trovasse nel Maine, forse avrebbe potuto ispirare Stephen King; però... però...


Mi piaceva.
Mi piaceva passeggiare fra tutti questi tappeti elastici, pesche miracolose e souvenir fatti di conchiglie.
Mi piaceva guardare il mare che si apriva infinito, immaginando l'Irlanda, l'Isola di Man, le altre terre da sogno che c'erano di là.
Mi piaceva vedere Llandudno che all'imbrunire si illuminava, le casette pastello che si trasformavano in delicati luci al neon, specchiandosi nel mare color della notte.


E penso sia un posto dove sono successe molte storie.
Lo sentivo così, carico di ricordi.

[6] Una panchina per ricordare
E i ricordi più importanti il pier di Llandudno se li porta sulle sue panchine.


In tutto il Regno Unito c'è questa usanza, di intitolare le panchine pubbliche alla memoria di qualcuno che non c'è più, con una targhetta e qualche parola di ricordo scritta dai loro cari; ma non mi era mai successo di trovare, come qua, anche fiori, lettere e fotografie, lasciate lì sopra.
Da un lato faceva una certa impressione sedervisi, sembrava di sedersi sopra una tomba - eppure a ben pensarci è un'idea positiva quella di ricordare un proprio caro in un luogo che ha particolarmente amato, anziché in un posto designato da altri per il suo ultimo riposo.


Noi Cattolici tendiamo a rilegare la morte nei cimiteri e a lasciarla lì, cercando di dimenticarla, cercando di dimenticare il dolore lasciato dalla scomparsa delle persone, ma, forse soffocandone anche un po' il bel ricordo che ci hanno donato mentre erano in vita. Ho notato che invece nella cultura protestante c'è un rapporto molto più continuo con la dimensione della morte: i cimiteri sono a volte anche giardini in cui ci si siede a leggere un libro o addirittura a mangiare, e il ricordo dei defunti viene portato anche al di fuori di essi. Chissà se è un modo più sereno per venire a patti con essa e per riuscire ad accettarla come una fase della vita stessa.

[7] Il lungo lungomare
Il lungomare di Llandudno si estende per qualche kilometro, costeggiato da decine e decine di alberghi in stile vittoriano color pastello, con una spiaggia di sassi e sabbia altrettanto percorribile, almeno nei momenti di bassa marea.




Una passeggiata dopocena è corroborante, e c'è un ché di speciale nel vedere il sole che tramonta indorando il Great Orme, mentre i cani si rincorrono sulla battigia e si tuffano in mare a recuperare i legnetti che i padroni gli lanciano.





[8] La sponda ovest
Llandudno è lambita dal mare in due punti: a nord c'è il lato più turistico, già citato, con alberghi e locali; mentre la sponda ovest è dove si affaccia la zona residenziale, e pertanto è un po' più intima e meno frequentata.


Il paesaggio naturale assomiglia all'altra sponda, con il Great Orme che però di qui scivola giù più dolcemente, con un pendio verde, mentre di là è una roccia frastagliata a picco, più intensa e drammatica.


Il paesaggio urbano è un po' più anonimo e moderno, ma anche qui ci sono km da macinare guardando il mare e lasciandosi accarezzare dalla brezza.



[9] Il gatto nero re del cimitero
Il mio animo gotico ha sempre trovato affascinanti i cimiteri.
So che è una passione che potrà suonare peculiare o un po' macabra, ma nei cimiteri spesso si possono incontrare vere e proprie opere d'arte, il cui fascino non viene che aumentato dal substrato di emotività e malinconia che caratterizza questi luoghi.
I piccoli cimiteri britannici, con i simboli celtici sulle lapidi, i muretti di cinta un po' diroccati e quell'aria sempre un po' antica, di muffa e pietra, anche quando sono ancora in uso, sono fra quelli che mi catturano di più.


Scendendo giù dal Great Orme, c'è il piccolissimo cimitero di St. Tudno, che ha tutte queste caratteristiche, ed è affacciato sul mare.
E, se si entra, c'è l'avvertimento di ricordarsi di chiudere il cancello, altrimenti entrano le pecore.
Più british di così...

[10] Guardandoti dall'alto...
A metà strada fra Happy Valley e il Great Orme, c'è una piccola altura, da dove parte la cabinovia e da dove c'è una vista bellissima di Llandudno dall'alto.


La panchina consente di rimanere a contemplarla per un po', per un saluto.
O un arrivederci...

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