sabato 7 giugno 2014

La mia Top 10 di Bergen: fiordi, salmone e casette di legno

Per quanto abbia un po' la mania di fare le Top 10 come il protagonista di "Alta fedeltà", se mi chiedessero di fare una Top 10 delle mie città preferite in assoluto sarei in seria difficoltà.
Stessa cosa se dovessi fare una Top 10 assoluta dei miei libri o dei miei film preferiti.
Sono ambiti troppo variegati, troppo ampi e complessi, preferisco restringere il campo.
Bergen però rientrerebbe in diverse Top 10.
In quella delle città in cui mi piacerebbe vivere. In quella delle città che ti fanno sentire fuori dal tempo. In quella delle città che più mi hanno stupito positivamente.
E quasi sicuramente anche in quella assoluta.
Ci sono stata nel 2009, insieme a Ginger Cat, ed abbiamo trascorso 5 giorni molto piacevoli in questa capitale dei fiordi, tutta in salita, tutta in legno, silenziosa ma non cupa, colorata ma introversa, che profuma di salmone affumicato e che in soli due passi ti fa tuffare in una natura selvaggia e bellissima.
Ed ecco che cosa vi consiglio di vedere, se per caso passate di là...
Anzi, direi che innanzitutto non vi consiglio di passarci per caso: decidete di passarci volontariamente, ne vale sicuramente la pena!


[1] Bryggen


Bergen, Bryggen

Ca va sans dire.
Il Bryggen è probabilmente l'icona di Bergen più nota e più fotografata: le casette di legno con la punta altissima, a triangolo isoscele, dipinte di tutte le sfumature dei colori caldi, dall'ocra al mattone, che si specchiano sul lato orientale del fiordo che penetra nel porto cittadino, sono state riconosciute dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità a partire dal 1979.
Magari a prima vista potrà non sembrare qualcosa di così poi originale; magari sembra quasi che questo genere di conglomerazione urbana, con casette di foggia antica, tutte in fila ordinate a specchiarsi nelle acque del porto, ciascuna con un abito di diverso colore, sia un po' il marchio distintivo di praticamente tutte le città portuali dell'Europa centro-settentrionale: da Amsterdam, a Copenaghen, ad Anversa; ognuna può vantare qualcosa di simile nelle proprie cartoline.
Ma, a guardarle da vicino, ci si accorge subito che non sono fotocopie le une delle altre: ognuna ha una sua personalità ben distinta, ben in linea con l'architettura e le caratteristiche della città a cui appartiene; ognuna ha alle spalle una storia di secoli, con ferite e colpi di scena che hanno contribuito a tracciarne la definitiva fisionomia, a farla differenziare da tutte le altre.

Bergen, Bryggen

Il Bryggen è Norvegia, per cui è legno, è odore di pesce affumicato, tetti acuminati e ripidissimi per ostacolare e controbilanciare il più possibile il peso della neve. E nello specifico è anche Bergen, una delle città più piovose del mondo, avvolta così spesso nei veli della nebbia, che gli edifici, per contrasto, devono indossare i colori vermigli del sole, per emergere fra le brume, per farsi notare.
Il Bryggen è davvero il cuore più antico e pulsante della città: i primi insediamenti risalgono all'anno 1070, ma fu attorno al 1360 che divenne Kontor (cioè sede) della Lega Anseatica, la confederazione di mercanti, fondata con scopi difensivi e di business, che durante il Medioevo aveva il monopolio commerciale dell'intera costa dell'Europa settentrionale.
Il suo stesso nome, del resto, significa semplicemente "molo" in norvegese antico.
In realtà, oltre un quarto degli edifici che si vedono oggi, risalgono a dopo il 1700, dal momento che il Bryggen fu divorato e ferito più volte dal fuoco. L'incendio del 1702 fu particolarmente letale, e distrusse anche gran parte del resto della città.

Bergen, Bryggen

Oggi quasi tutti gli edifici del Bryggen sono utilizzati con scopi turistici, ed ospitano il Museo Anseatico, oppure dei negozi.
C'è chi è critico nei confronti di questa scelta, che da un lato snatura un po' l'anima originale del luogo; ma, in tutta franchezza, a me sembra invece il modo migliore per preservarne il ricordo e dedicare agli edifici le cure che necessitano.
Non ci sono soltanto negozietti di souvenirs che vendono troll di plastica o alci di peluche, ci sono anche piccoli atelier di artigianato locale con oggetti piuttosto interessanti - ed entrare al loro interno per una visita è anche un'occasione per vedere da dentro gli edifici del Bryggen, magari arrampicandosi su una delle loro ripide scalette di legno scricchiolanti e salire al piano di sopra, per dare uno sguardo al porto dall'alto, con la bruma che lo avvolge o, se siete fortunati, con il sole che brilla sull'acqua...

[2] (Il resto della) Bergen vecchia
Ma il cuore storico di Bergen non è solo il Bryggen.

Bergen

Bergen è una di quelle città in cui è bello girare a caso, perdersi e scoprire le cose seguendo l'istinto e non la cartina.

Bergen

La zona del porto è circondata dai quartieri di Fjellet Nord e Fjellet Sor: entrambi un meraviglioso dedalo di vicoli lastricati di ciottoli, di salite e discese, di lampioni, di fiori e di gatti ben pasciuti che vi fanno compagnia.

Bergen

Anche qui ci sono casette di legno appuntite, ma vestono colori meno sgargianti: si avvicinano al cielo, perché si inerpicano lungo le montagne del fiordo, e quindi sono tinte di bianco, o si sfumano dal celeste al blu.

Bergen

Ci sono negozi di scarpe che hanno come insegna delle sneakers spaiate gettate in alto a penzolare dal filo per stendere il bucato, statue nascoste sotto le siepi e rose che si arrampicano sulle porte, in mezzo ai lampioni.

Bergen

Perdersi, in certi posti, non è sinonimo di smarrimento, ma diventa una sorta di gara a trovare il maggior numero di angoletti caratteristici, che magari non finiranno mai sulla Lonely Planet, ma che, messi insieme, sono tante tesserine che contribuiscono a creare la vostra personale fotografia dell'anima della città.

Bergen


[3] La Floybanen... e dove ti porta
La Floybanen è una funicolare, inaugurata nel 1918, che si arrampica in soli 7 minuti fino alla punta del monte Floyen, una delle sette montagne che circondano Bergen.
Ci sono due vetture che si alternano nella corsa, una rossa e una blu - un po' come i colori dominanti delle casette di legno che ci sono, rispettivamente, al porto e nei suoi dintorni.

Bergen
Bergen vista dal monte Floyen

Quella rossa si chiama Rodhette, che è il nome norvegese di Cappuccetto Rosso - e, in effetti, dopo che avete contemplato il meritevole panorama di Bergen vista dall'alto, il consiglio è di avventurarvi nei boschi che ci sono alle spalle della stazioncina della funicolare, anche se non avete nessuna nonna malata che ci abita.
Non vi preoccupate: non incontrerete nemmeno nessun Lupo Cattivo, ma in compenso c'è un'atmosfera davvero da favola.

Bergen

Tenui raggi di luce rarefatti che scivolano in mezzo alle conifere, tappeti di morbido muschio, alberi altissimi e maestosi, e poi, ad un certo punto, ecco comparire il laghetto Skoemaker, lucido come uno specchio, punteggiato di foglie gialle, con le anatre che vi scivolano sopra...

Bergen, Skoemaker

Bergen, Skoemaker

Né lupi né cacciatori, solo un gran senso di serenità.

[4] Il Mercato del Pesce
E' uno degli altri luoghi più celebri di Bergen, ma dietro i banchi del pesce oggi è difficile trovare dei Norvegesi: sono quasi tutti Italiani o Spagnoli.
In ogni caso è ormai un'istituzione, ed almeno una tappa per pranzo va fatta.
Io & Ginger Cat ne abbiamo fatte ben più di una, e, pur confessando che, globalmente, il nostro bilancio dell'esperienza norvegese dal punto di vista gastronomico non è stato particolarmente sfavillante, del Mercato serbiamo un buon ricordo.
C'è chi si lamenta di trovarlo caro in rapporto a quel che offre, ma bisogna tener presente che siamo in Norvegia, e che qui tutto è parecchio più caro rispetto ai nostri standard: il prezzo medio di una pizza (che per la cronaca va alla grande: la Lonely Planet commenta, ironicamente, che il piatto nazionale norvegese è la pizza surgelata) è il corrispettivo di 20 euro, di un panino 10 euro.
Il cibo che offre il Mercato è un po' più basso di questa media, e per quanto mi riguarda è stato un buon affare, considerando anche che si tratta di pesce freschissimo.

Bergen, Mercato del Pesce

Per il resto...
Il Mercato è un mercato, è colore, è vivacità.
I banchi con i tranci di salmone affumicato e di aringa sono a modo loro un piacere anche per l'occhio, ed è un piacere girarvi, immergersi per un attimo in quella vivacità, in quel colore.
Si mangia seduti su banconi di legno, di fianco a persone che non si conoscono, in piattini di carta, con posate di plastica.
E' quasi una sagra di paese, ma lì è perenne.
Io sono un gatto e, se devo dire la verità, sono più per atmosfere maggiormente intime e tranquille; però... però...
In vacanza ci sta.
*Qui* ci sta.
Ci sta perché è bello ogni tanto fare qualcosa di diverso da quello che si fa di solito, provare qualcosa che normalmente non sceglieresti. E ci sta perché a me piace conoscere a fondo la personalità dei posti che visito, e i mercati sono sempre un condensato molto speziato di personalità.
E poi, del resto, vige questo stereotipo secondo il quale i gatti vanno matti per il pesce, no?
Beh, nel mio caso è assolutamente vero...

[5] La Fantoft Stavkirke
In Norvegia è tutto di legno, anche le chiese.
Del resto, ne hanno tanto.

Bergen, Fantoft Stavkirke

Questa è la più vicina a Bergen, si trova più o meno a 5 km e devo dire che arrivarci è stato piuttosto avventuroso, ma alla fine ne è valsa la pena.
Le chiese di legno norvegesi sono qualcosa di davvero peculiare e io le trovo assai affascinanti, con quella loro aria un po' vichinga: non sembrano nemmeno chiese cristiane ma danno quasi l'impressione di essere abitata da qualche divinità nordica scesa dal Walhalla sulla Terra.
Per arrivarci con i mezzi pubblici, c'è un linea di tram dal centro di Bergen: si scende alla fermata Paradis e da lì sono circa dieci minuti a piedi. Detto così suona semplice, peccato che:

1. i nomi delle fermate non sono scritte e l'autista che ci aveva promesso che ci avrebbe avvisato poi se ne è dimenticato;
2. nel pezzo da fare a piedi le indicazioni latitano alquanto e anche il sentiero che verrebbe spontaneo seguire ad un certo punto viene inghiottito da un condominio ultra moderno al confine con il bosco.

E della chiesa nessuna traccia.
Ma niente panico!

Bergen, Fantoft Stavkirke

Abbiamo chiesto indicazioni ad un paio di persone e ci siamo arrivate - per fortuna tutti parlano bene inglese e sono tendenzialmente gentili (a parte l'autista del tram, ma forse era solo un po' svagato).
La chiesa è immersa dentro un bosco e sembra quasi farne parte: è come una protesi umana degli alberi che la circondano, forse un po' a voler ricordare che, anche se è stata costruita dall'uomo, è all'opera di Dio che vuole rendere omaggio.

Bergen, Fantoft Stavkirke

L'ingresso è a pagamento, e non voglio trarvi in inganno con quanto scritto poche righe più in su: dentro non ci troverete il divino Thor, anzi, l'interno è piuttosto spoglio e sobrio; per cui, a meno che abbiate la Bergen Card che consente l'ingresso gratuito, forse preferirete risparmiare 8 euro e limitarvi ad ammirare la sua parte migliore, ovvero l'esterno.
E' un edificio dall'aria antica, ma in realtà l'apparenza inganna, perché quella che si vede oggi è una chiesa che ha pochissimi anni di vita.
L'originale Fantoft Stavkirke di fatto risale al XII secolo (e, per la cronaca, non si trovava qui: era stata costruita a Fortun, ed è stata trasportata in questo sito solo nel 1883); ma nel 1992 era stata distrutta da un incendio doloso appiccato da Varg Vikernes, frontman dei Burzum, una band black metal norvegese piuttosto celebre in quegli anni.
La ricostruzione avvenuta nel 1997 ha comunque cercato di essere il più fedele possibile all'originale, per cui, anche se sapendolo un po' di fascino lo perde, almeno ci rimane la testimonianza di come fosse.

[6] Gamle Bergen: come viveva la gente comune 200 anni fa
E, a proposito di testimonianze del passato, non posso non citare il Gamle Bergen.

Bergen, Gamle Bergen

I musei all'aperto o si amano o si odiano: questo, che letteralmente significa, senza troppi giri di parole, Vecchia Bergen, è stato la mia prima esperienza in questo settore, e confesso che l'ho amato.
Credo che, in ogni caso, anche i detrattori di questo genere di iniziativa, non possano non concordare che sia ben fatto e curato, ideale per bambini di ogni età e per adulti legati alle tradizioni ed amanti della storia, nonché un piacevole angoletto fuori dal tempo dove passare qualche ora tranquilla.
Il Gamle Bergen è la riproduzione di un villaggio del '700 - '800, in cui si può girare liberamente fra viuzze e piazzette, curiosando all'interno delle casette in legno: all'interno di ciascuna di esse è riprodotta un'attività commerciale o di vita quotidiana (scuola, panetteria, dentista, medico, chiesa, e così via), e dei figuranti in costume danno dimostrazione pratica di come funzionavano le cose 200 anni fa.

Bergen, Gamle Bergen
Camera delle torture? No, parrucchiera d'antan!!

E devo dire che funzionavano piuttosto bene: in panetteria abbiamo trovato la girella alla cannella più buona che abbia mai assaggiato!
(e sappiate che ne ho assaggiate tante)

Bergen, Gamle Bergen

Volendo c'è anche la possibilità di fare una visita guidata, ma noi ci siamo accontentate di farci guidare da un gentil felino che ci ha fatto gradita compagnia fin dal momento in cui siamo entrate (forse abbiamo passato troppo tempo al Mercato del Pesce, chissà).

[7] Damsgaard Manor: come vivevano i ricchi 200 anni fa
Forse quello che un po' manca al Gamle Bergen è la dimostrazione di come vivessero in quel periodo le persone più agiate, dal momento che mostra una vita "da villaggio", con artigiani di bottega e persone comuni.

Bergen, Damsgaard Manor

Ma, qualora ve ne rimanesse la curiosità, a Bergen potrete trovare anche la villa di Damsgaard Manor, dove anche questa domanda potrà trovare una risposta.
E' un bell'edificio (in legno, naturalmente) del XVII secolo, che poi è stato "rimodernato" in stile Rococò nel 1770, quando è stato acquistato da un nobiluomo chiamato Gyldenkrantz.
La guida in costume è molto brava e preparata, e vi porterà a fare il giro delle varie stanze della villa, raccontandovi, in inglese e norvegese, com'era la vita quotidiana degli abitanti di questo edificio.

Bergen, Damsgaard Manor

Il giardino è molto grazioso, con le sue piccole aiuole all'inglese ordinate, le statue ed i laghetti.

[8] In crociera fra i fiordi
La mia idea originaria per questo viaggio era di prolungarlo fino all'estremo nord, raggiungendo le incantevoli isole Lofoten a bordo dell'Hurtigruten, la nave postale che parte dal porto di Bergen e risale tutta la costa norvegese.
Poi, per ragioni economiche e di tempistica, abbiamo finito per limitarla alla sola Bergen, ma a questo punto una mini crociera fra i fiordi non potevamo non farcela comunque stare.

Bergen, fjord cruise

Il fiordo di Bergen si chiama Hardanger, e (dicono) sia uno dei più belli della Norvegia.
Anzi, per la precisione il dépliant dell'ufficio informazioni turistiche lo definisce "dramatic" - ed è una definizione che trovo calzante.
C'è effettivamente qualcosa di drammatico nella natura norvegese. Qualcosa di drammatico e bellissimo.
Sembra rifletta le parti più cupe dell'animo umano, le ombre più difficili e dolorose, che però sono anche capaci di sprigionare emozioni intensissime, di far partorire le opere d'arte più belle, e di far, paradossalmente, amare la vita ancora di più.
Questo fiordo "drammatico" è bello di una bellezza selvaggia ed indomita, qualcosa a tinte forti e nette, senza sfumature, senza chiaroscuri.
E' una scossa elettrica, è qualcosa che ti lascia senza fiato.
E' roccia a picco, tanto verde, e poi il cielo ed il mare che si specchiano l'uno nell'altro, passando dal blu più profondo al grigio più intenso.

Bergen, fjord cruise

La crociera che abbiamo fatto è durata mezza giornata, per un totale di quasi 6 ore di navigazione.
Chi mi legge forse già lo sa che non sono una grande fan dei viaggi in barca, ma in un contesto come quello della Norvegia la crociera è un modo per godersi il paesaggio da un punto di vista inedito che dà veramente del valore aggiunto a ciò che si vede, perché dalla terraferma non si avrebbe modo di rendersi conto davvero della spettacolarità dei fiordi.
Dopo le 18 sul ponte della nave cominciava a fare veramente freddino.
Si hanno in dotazione delle coperte di pile, ma, dopo un po', nemmeno quelle bastano più.
Ma Ginger e io abbiamo resistito indomite.
Ne è valsa la pena.

[9] La sottile linea di confine fra graffiti e street art
Dove si trova esattamente questa linea?
Non è facile da stabilirlo, e, come tutte le linee di questo tipo, il punto in cui farla correre è sempre parecchio soggettivo.
Per alcuni non esiste proprio, ed anche gli street artists più bravi vengono considerati solo dei vandali imbratta-muri.
Io, che non ho mai scritto nemmeno su una panchina, ma che da piccola sognavo di avere una casa tutta mia per poterne disegnare le pareti a piacimento (e poi quando ce l'ho avuta non l'ho fatto), non posso nascondere di avere un debole per la street art, e ci sono alcune scritte e disegni che secondo me aggiungono valore alla personalità di una città, come se fossero un tatuaggio a memoria di un evento importante.

Bergen, "Che" by Dolk

Il Consiglio Comunale di Bergen, a quanto pare, la pensa come me, e non solo nel 2009 ha deciso di preservare con un vetro protettivo il lavoro di Dolk, il più famoso street artist norvegese, che a Bergen ha fatto questa interpretazione molto auto-ironica del Che; ma ha promulgato un piano d'azione per la street art, che durerà dal 2011 al 2015, per far sì che la città dei fiordi diventi uno dei punti di riferimento per questa controversa forma d'arte.

[10] Arrivare a Bergen... da Oslo, in treno
La meta, spesso, è il viaggio stesso.
Nel caso di Bergen, non solo la destinazione è stata meritevole, ma lo è stato anche il viaggio per arrivarci.
La linea ferroviaria che corre fra questa città ed Oslo è considerata una delle più spettacolari al mondo, e non posso che concordare.
Il viaggio dura 7 ore (che sembra quasi incredibile, dal momento che, da una prima occhiata sulla cartina, la Norvegia in apparenza sembra così piccola e sottile - eppure guardatela meglio: non è affatto così, è un'impressione ingannevole, le distanze sono davvero notevoli), ma sono 7 ore che non si sentono, che volano via veloci.
Forse non faccio testo, data la mia passione per i viaggi in treno, ma in questo caso è veramente così: il paesaggio è incantevole, si alternano montagne lunari, specchi d'acqua argentati, pianure sconfinate, fiumi, verde...
Per la legge di Murphy ogni qualvolta che mi appresto a girare un filmato dal treno mi si para un albero davanti, anzi, un'intera foresta; e oltretutto il riflesso del vetro lo rende veramente low quality - ma spero che questo breve filmino renda un po' l'idea.


E, se non la rende, riguardatevi i film di Harry Potter, e sappiate che molti dei paesaggi che vengono inquadrati durante i viaggi in treno verso Hogwarts provengono da qui...

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