domenica 31 agosto 2014

Riguardo al fare cose fuori dagli schemi...

Lo confesso, non è che io sia poi la più grande sostenitrice che esista al mondo del dover fare cose fuori dai propri schemi.
O "out of your system", come si dice in inglese. O "oeuv foera da la cavagna" (uovo fuori dal cesto), come si dice in piemontese.
Non nego che sia una pratica che possa avere la sua utilità, ma mi pare che oggigiorno sia anche un po' troppo sopravvalutata.
L'impressione è che la nostra società ci spinga a diventare delle specie di supereroi new age, proclamando che il trucco consista semplicemente nello scivolare nella corretta forma mentis e dopodiché si sarà in grado di poter fare qualunque cosa si desideri - pompando all'inverosimile i propri talenti (molto) nascosti al grido del mantra "Volere è potere".
Beh, io non ci credo.
Non dico che non ci si debba sforzare di fare qualunque cosa in nostro potere per realizzare i nostri sogni (e del resto è ciò che sto facendo pure io); ma non è vero che sia solo puramente questione di volere, per poi riuscire ad ottenere qualunque cosa.
E' anche una cosa piuttosto pericolosa da proclamare: non possiamo fare tutto ciò che ci sogniamo, non abbiamo a nostra disposizione tutti i talenti che vorremmo avere - e di questo dovremmo in ogni caso essere pienamente consapevoli.
Quindi, per quanto riguarda la pratica delle Cose-Fuori-dagli-Schemi, mentre credo che di tanto in tanto possa essere utile e costruttiva, al tempo stesso credo anche che non la si debba mettere in atto "per forza".

Direi che il primo utile passo da fare in questa direzione sia definire che cosa siano esattamente i propri "schemi".
A volte gli "schemi" sono una specie di prigione che ci si costruisce da soli, in cui i confini della propria comfort zone sono in realtà definiti da una sorta di pigrizia o di paura di crescere e cambiare.
Ma altre volte vengono costruiti tramite un continuo processo di sfida e di analisi su chi siamo e su che cosa vogliamo veramente, e quindi, in questo caso, la volontà di cambiamento ed esplorazione è già intrinseca, i confini sono già previsti come qualcosa di dinamico, come un work in progress continuo.


Il fatto è che - quando metti un piede fuori dalla porta di casa e poi cominci ad andare... diventa difficile fermarsi...

Nel primo caso direi che una spintarella ad uscire fuori dagli schemi sarebbe un gran bene. Non perché i propri schemi siano "sbagliati", ma perché non si ha ancora avuto veramente l'opportunità di capire ciò che si è davvero, né di quali siano gli schemi più adatti a valorizzare la propria personalità, che spesso ci si accontenta di costruire con ciò che si trova nei dintorni - ma evitando di mettersi in cerca di qualcosa di più, che magari possa nutrirla con un po' più di sostanza.
Non bisogna mai dimenticare che gli esseri umani non sono specchi d'acqua, sono fiumi: scorrono continuamente, e hanno bisogno di cambiare per poter rimanere fedeli a se stessi. Il nucleo delle nostre personalità costruisce il proprio equilibrio in maniera costante, giorno dopo giorno, accettando le sfide che apparentemente minacciano la propria stabilità e trovando di tanto in tanto delle nuove leve su cui appoggiarsi.
Se non si fa così, non si cresce: la propria personalità collassa, si cessa di essere se stessi e si diventa una specie di fantasma di ciò che si era. Si diventa una versione di se stessi tenuta in cattività - affamata ed accartocciata in una prigione.
Quindi "uscire dagli schemi" diventa un modo per conoscersi meglio: provare ad assaggiare piatti diversi non significa necessariamente scoprire quello che potrebbe diventare il tuo nuovo piatto preferito - ma magari scoprire qualcosa in grado di nutrire i tuoi bisogni interiori esattamente nel modo in cui ne hanno bisogno in quel momento.
Il miglior modo di descrivere la vita è forse quello di paragonarla ad un sentiero, e raramente un sentiero è semplice e dritto: è attraverso le biforcazioni e le deviazioni che si può raggiungere la propria destinazione desiderata.

Prendi tempo per sognare, e per viaggiare anche un po' dentro di te...

Tuttavia, se invece i "propri schemi" sono già stati costruiti con un buon grado di auto-consapevolezza, in realtà il bisogno di uscirne di tanto in tanto dovrebbe già nascere in maniera del tutto spontanea.
E' una strana ma bellissima reazione chimica, quella per cui, quando si è già in possesso di una certa misura di consapevolezza ed accetazione di se stessi, si riesce ad amare la vita sempre di più. E quindi ad esserne curiosi, ad avere un'incessante sete di provare cose nuove.
Si diventa in un certo senso affamati, di tutto quanto.
Non si sente più lo sforzo di essere continuamente in moto a ricostruire i propri confini, perché ci si sente quasi come se non si avessero più barriere: ci sono così tante cose da fare, provare e sperimentare al di fuori di noi stessi, che semplicemente non si vede l'ora di aprire la porta ed andare fuori - per poi portare con sé quando si ritorna il meglio di ciò che si trova lì.


Quando sei tu a decidere come impostare i tuoi confini, puoi anche decidere di non impostarli affatto...

La consapevolezza dei propri limiti non è più intrecciata con la paura, ma si trasforma piuttosto in una lista di cose da voler provare, prima o poi.
Questo non significa che la paura scompaia in automatico, né che nel provarle non ci si senta poi goffi, stupidi o fuori luogo: significa semplicemente che la curiosità e la fame in qualche modo diventano più forti della paura, e ti spingeranno a provare ciò che non avresti mai pensato di avere il coraggio o l'incoscienza di provare.

Viaggia e scrivi, scrivi e viaggia...

Una delle mie citazioni preferite dice "Non ti devi paragonare con le altre persone, ti devi paragonare con la persona che eri una volta".
Non solo ognuno di noi ha il suo personalissimo viaggio da compiere, diverso da quello di tutti gli altri, ma ogni viaggio ha anche un diverso punto di partenza: c'è chi vive vicino all'aereoporto, e c'è chi invece deve alzarsi alle 4 del mattino per riuscire a prendere un aereo che parte a mezzogiorno.
Se mi guardo indietro ed osservo quella che è la mia vita oggi, oggettivamente non pare fatta di traguardi coraggiosi o di svolte che ti trasformano radicalmente; però sono comunque soddisfatta di tutte le tappe del mio viaggio.
A volte ho fatto marcia indietro e sono scappata via, perdendo di vista la direzione che avevo intrapreso; e poi ancora non sono riuscita a liberarmi di determinati fardelli che rallentano il mio passo (questo per la pura e semplice ragione che in qualche strana maniera sono affezionata a questi fardelli, per quanto dolorosi possano a volte essere) - ma se ripenso a com'ero 15 anni fa, e se comincio ad enumerare tutte le cose che ho fatto da allora, che a quei tempi non avrei mai pensato di poter fare, allora mi viene da dire che a volte la vita riesce ad essere piuttosto sorprendente, e che sono contenta di aver compiuto tutti i passi che mi hanno condotta fino a questo punto.


..."ma il mio vero sogno era che un giorno sarei riuscita a scrivere qualcosa che gli altri avrebbero poi letto davvero"...

Sono stata un'adolescente solitaria persa nel suo piccolo mondo, con pochi amici in carne ed ossa - e gli altri li trovavo nei libri (che stereotipo, vero?).
Mi sentivo terribilmente goffa nel compiere il cosiddetto primo passo per costruire una qualche sorta di rapporto amichevole con qualcuno, nell'aprirmi e nel parlare, nell'invitare le persone a condividere momenti insieme.
Pensavo di non essere una persona interessante, e fondamentalmente non mi veniva naturale farlo.
Ecco, questa è una cosa per cui mi sono auto-obbligata ad uscire dagli schemi.
Ma alla fine, uscire dagli schemi in questo caso si è rivelato talmente soddisfacente che oggi stringere nuove amicizie, e/o girare per il mondo per incontrare quelle di vecchia data, non è più fuori dai miei schemi.

Cheers!!! Agli amici ed ai viaggi

Anzi, direi che si è perfettamente integrato.
E devo dire che scrivere ha saputo darmi una grossa mano in tutto questo processo: ho cominciato a fare corrispondenza a 17 anni e questo mi ha fatto scoprire come per me fosse molto più facile riuscire a "parlare" in forma scritta.
L'interazione tramite con carta & penna mi ha aiutata a conquistare sicurezza all'interno delle interazioni umane, ed il successivo passaggio di incontrarsi di persona mi ha poi permesso di diventare consapevole del fatto che fossi anche in grado di usare le stesse doti comunicative anche nel faccia a faccia.

...funziona bene anche con i gelati!

Anche viaggiare era abbastanza fuori dai miei schemi, all'epoca.
Era uno dei miei sogni più frequenti e costanti, declinato su alcuni obiettivi molto specifici, che avevano la forma delle verdi distese irlandesi, dei misteri di Praga e della peculiare eleganza di Londra - ma a quei tempi le uniche destinazioni verso cui la mia famiglia ed io ci avventuravamo erano le spiagge italiane. Non quelle cristalline della Sardegna o della Sicilia, ma quelle piatte e melmose delle Rivera Romagnola, o quelle ristrette della Liguria.


E invece oggi per me è andare al mare che mi suona fuori dagli schemi.
Non ricordo nemmeno esattamente da quanto tempo sia che non faccio una vera e propria vacanza "di mare" - voglio dire, stando sdraiata tutto il giorno in spiaggia a non fare nulla.
Credo siano 14 anni, o forse anche di più.
Non è qualcosa che francamente mi attiri molto.
Beh, non è neanche che mi repella, ma siccome solitamente non ho la fortuna di avere molti giorni di vacanza, allora preferisco sfruttarli nella maniera migliore: migliore per me, ovviamente; cosa che include un altro genere di destinazioni ed un approccio più proattivo ai giorni trascorsi lì.
Ma, visto che questo anno ho avuto la fortuna di poter usufruire di un numero enorme di ferie, ho potuto anche dedicarmi a fare qualcosa di diverso, ed ho pensato che pochi giorni spesi sdraiata di fronte al mare a fare nulla avrei anche potuto tollerarli ;)
Avevo voglia di tornare a sentire di nuovo la brezza del mare, il suo profumo, il sale che si incrosta sulla mia pelle.
Avevo voglia di immergere di nuovo i piedi nella sabbia umida, di camminare sulla spiaggia al tramonto contemplando il mare che diventa rosso e dorato, ascoltando l'urlo dei gabbiani e mangiando gelati.

Can't be too bad, huh?

Fare questo mi ha portato, per così dire, del "valore aggiunto" rispetto alle mie consuete vacanze "culturali"? Intendo - ho scoperto cose nuove, mi sono riempita la testa di luoghi e gli occhi di bellezza, sono tornata con tante storie da raccontare, più del solito?
Probabilmente no, ma è stato bello lo stesso.
Non è necessario ragionare sempre in ottica utilitaristica, di "arricchimento" (sia pure, in questo caso, culturale).
E suppongo che "fare niente tutto il giorno" di tanto in tanto possa anche essere, oltre che meraviglioso, "giusto".
Specialmente quando, quest'anno, il mio cosiddetto "tempo libero" (ovvero il tempo che non devo dedicare al mio lavoro "ufficiale", quello che mi paga le bollette) è stato piuttosto denso ed intenso a causa dei miei tentativi di condurre questo blog in maniera semi-professionale e anche di riuscire a mantenere tutti gli impegni ed i piaceri che erano già presenti prima nella mia vita.
Quindi fare cose fuori dagli schemi a volte può anche essere un modo per auto-concedersi una pausa da se stessi.
Per fermarsi un attimo e guardare le cose con un po' di giusto distacco. Per respirare aria nuova e per permettere alle proprie narici di sentire ogni singola particella di essa.



E penso che sia cosa buona, di tanto in tanto, sedersi un attimo, guardarsi indietro ed enumerare tutte le cose "fuori dagli schemi" che si sono fatte nell'ultimo periodo.
Probabilmente, per quanto mi riguarda, quella più rilevante che ho fatto quest'anno è stata, finora, il mio tentativo di guida sulla sinistra sull'Isola di Skye, in Scozia.
Per molti non sarà una gran cosa, ma per me si è trattato di una discreta sfida, anche perché guidare non mi piace per niente, ed era da circa un anno che non lo facevo più.
Adesso non mi metterò a dire cose tipo "Ehi, è bellissimo sfidare i propri limiti, fatelo, dopo vi sentirete gasatissimi e vi metterete a ridere delle vostre paure!!".
Non è stato affatto "bellissimo", ad essere sincera, è stato più che altro piuttosto stancante e frustrante.
Il mio braccio sinistro era tutto anchilosato perché non era abituato ad usare il cambio da quella parte, e le mie spalle e la mia schiena erano tutte irrigidite per via della tensione.
Il lato positivo è stato che in questo modo siamo riuscite a vedere paesaggi fantastici che altrimenti, forse, ci saremmo perse; ma alla fin fine la cosa si è tradotta principalmente in tanta tensione e molto poco divertimento.
Forse qualcuno mi dirà che la seconda voglia andrà meglio?
Può darsi, ma al momento non sono particolarmente sicura di volere una seconda volta.
Non è che uscire dagli schemi debba sempre per forza tradursi in qualcosa di gratificante.
Però - era qualcosa che prima o poi volevo provare e l'ho fatto.


Nutrendo il mio nucleo...
D'altro canto la definizione di ciò che è nei nostri schemi è qualcosa di molto dinamico, perché, del resto, *noi* come esseri umani siamo dinamici: continuiamo a cambiare, continuiamo a spostarci attorno a nuove cose, continuiamo ad accettare sfide che ci forniscono approcci diversi nei confronti della vita.
Suppongo che il nostro nucleo rimanga sempre lo stesso, ma che giorno dopo giorno finisca per essere nutrito da ingredienti diversi.

Direi che ci sono solo due cose che, fondamentalmente, sono sempre state all'interno dei miei schemi: viaggiare e scrivere.
Ma è stato proprio grazie a queste due che, nel corso degli anni, sono riuscita ad uscire sempre di più dai miei confini iniziali.
E a crescere...

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