domenica 7 settembre 2014

Il riscatto di Vienna con 8 sue facce alternative

La prima volta che ho visitato Vienna, anni fa, la colonnina di mercurio del termometro superava abbondantemente i 40° C.
Giuro.
Era il mio compleanno ed avevo tutte le intenzioni di festeggiarlo con una fetta autentica originale doc di torta Sacher, ma le temperature mi avevano tolto ogni desiderio di cioccolato. Il che equivale un po' a dire che Winnie the Pooh non abbia più voglia di mangiare miele, o che Bugs Bunny schifi le carote.
Quindi tutto detto.
Quello che mi ricordo di Vienna pertanto sono solo gli alberi (dove ci rifugiavamo disperatamente nella vana speranza di trovare un po' di refrigerio), i gelati (che costituivano la nostra esclusiva fonte di nutrimento) e l'odore di cacca di cavallo (che l'afa aveva amplificato, dandomi l'impressione che, dalla zona dello Stefansdom, dove i calessini portano romanticamente in giro i turisti, si fosse appiccicosamente diffuso in tutta la città).
Ma come - ho continuato a ripetermi per anni - Vienna, caspiterina!!
Sissi, il valzer, il bel Danubio blu, il bacio di Klimt, l'atmosfera ottocentesca, l'architettura austera ed elegante, le stradine acciottolate...
Billy Joel ci ha persino dedicato una canzone, suvvia!!
Non è possibile che la mia associazione primaria rimanga la cacca di cavallo.
Dovrò pur darle una seconda chance. 

No, non intendevo *questi* cavalli...
Ed ecco che finalmente l'occasione è giunta.
Una spedizione di 13 amiche pazze, che pareva quasi una gita scolastica fuori tempo massimo, alla scoperta di una Vienna anche un po' alternativa, guidate dall' "indigena" locale White Cat, un po' come Re Artù con i suoi Cavalieri della Tavola Rotonda.
[Volevo dire come gli Apostoli, ma non voglio suonare blasfema e soprattutto non voglio investirla di responsabilità eccessive, anche se fortunamente lei i 33 anni li ha già superati indenne]
E stavolta sì - Vienna non era più arrossata e sfatta dal calore, ed è riuscita a mostrarmi la sua figura elegante, la sua anima elegante e nobile.

Evviva le seconde chance!!!

Ma di Schonnbrunn, del Duomo di Santo Stefano, dei palazzi imperiali, del Prater e di tutte le altre location più "classiche" parleremo un'altra volta.
Il riscatto di Vienna ai miei occhi è passato non solo attraverso la conferma dei suoi volti più classici, di quell'immagine mentale fatta di crinoline, barocco e musica classica che forse un po' tutti hanno, ma anche e soprattutto alcune sfaccettature un po' diverse ed alternative che mi hanno fatto scoprire lati diversi del suo carattere.
E sono proprio queste che voglio condividere con voi.
Eccovi quindi 8 cose diverse dal solito da fare in quel di Vienna:

[1] Assaggiare una Viennese (o, per gli amici, Schnitzel)
Giustamente, la Viennese a Vienna non si chiama Viennese.
A Vienna qualunque cosa è viennese, quindi non potete andare in un ristorante e dire "Voglio una Viennese", se no vi risponderanno che avete sbagliato genere di locale, oppure la cameriera penserà che ci stiate provando.
Ciò mi ricorda una mia professoressa all'università che non aveva timore di esprimere pubblicamente le sue pulsioni ormonali più fameliche, e diceva sempre che, quando andava al bar ad ordinare un marocchino, sperava sempre che le portassero un aitante maghrebino.
Ma via, non perdiamoci in digressioni che non centrano un tubo come al solito.
Quello che volevo dire è che a Vienna la cosiddetta viennese si chiama Schnitzel.

La foto non rende giustizia alla sua maestosità...

Per chi non lo sapesse sarebbe una bistecca impanata molto grande e sottile: una milanese passata sotto uno schiacciasassi, ecco.
E ora che mi ci fate pensare, a Milano in realtà la milanese si chiama sempre milanese. Quindi cancellate tutto il discorso di cui sopra. Vabbè.
Comunque, quando dico "molto grande", intendo proprio "molto MOLTO grande".
White Cat ci ha portate a nutrirci di Schnitzel in un posticino adorabile, che si chiama Schloss Concordia e sembra una baita di montagna, ma in piena città. E sembra anche uscito da un'altra epoca, con i grandi specchi patinati, i lampadari a candelabro, le luci soffuse e questa patina un po' d'antan. Un'ambientazione da film, per qualche storia un po' sturm und drang.
Beh, comunque, dicevamo della Schnitzel.
Qua non te la portano in un piatto, te la portano in un vassoio - un vassoio che si potrebbe usare per servire tartine ad un ricevimento di nozze, o che potrebbe essere utilizzato come pista da pattinaggio per un intero villaggio di Puffi, giusto per rendere l'idea delle dimensioni.
Di fatto la bistecca ne occupava "solo" metà, il resto era popolato dall'abbondante contorno (giustamente proporzionato) - ma si tratta comunque di porzioni pantagrueliche.
Nonostante il mio stomaco riesca spesso e volentieri a trasformarsi in un pozzo petrolifero (colpa di un trauma infantile causato dall'andare a scuola dalle suore, che ti punivano se avanzavi il cibo perché "i bambini dell'Africa muoiono di fame"), non sono riuscita a finirla.
Probabilmente sono pochi i coraggiosi che ci riescono, perché il ristorante offre di impacchettare gli avanzi in una doggy bag.
Quindi potenzialmente ci si può sfamare di Schnitzel per una settimana!
[Schloss Concordia, Simmeringer Hauptstraße 283, 1110 Wien]

[2] Cenare allo Schutzhaus am Predigtstuhl ammirando la città dall'alto al tramonto
E parliamo sempre di cibo, che in fin dei conti fa parte delle gioie del viaggiare.
Così come la dieta fa parte delle necessità del ritorno - ma, come si dice, è meglio soffrire per aver amato che non aver amato mai.
E io ho amato questa piccola ed accogliente gasthaus sulla collina attorno a Vienna, situata in una zona verde, tranquilla e residenziale.
Per raggiungerla con i mezzi pubblici si finisce per fare una bella camminata, che non solo serve a favorire la digestione dei lauti piatti con cui ci si rimpinza, ma permette anche di godere, ad un certo punto, di un bel panorama di Vienna dall'alto.
L'ambiente è molto rustico e famigliare, ed il mio gulasch di funghi con knodel gigante era delicato e delizioso.
[Schutzhaus am Predigtstuhl, Oberwiedenstrasse 34, 1170 Wien]

[3] Meravigliarsi fra le case popolari dell'Hundertwasserhaus
Se vi dico "case popolari" che cosa vi viene in mente?
Solitamente gli architetti che le progettano non hanno modo di concedere troppo spazio alla fantasia, e, anche per contenere i costi, optano solitamente per strutture molto basilari e sobrie. Di sicuro non edifici che si possano suggerire come meta turistica.
Ma qui a Vienna, nel quartiere di Landstrasse, c'è una coloratissima e particolarissima eccezione.

Hundertwasserhaus

Hundertwasserhaus

Il complesso Hundertwasserhaus in realtà non è sottacqua, come potrebbe venire in mente a chi sa il tedesco in maniera molto approssimativa come me, ma deve il suo nome all'omonimo ed originale architetto che, negli anni '70, ha deciso di arricchire l'edilizia popolare di un tocco diverso.
Però, in effetti, vagare per gli edifici multicolori, cangianti dall'azzurro cobalto, al blu oltremare, con qualche stralcio di giallo oro, dà davvero l'impressione di trovarsi in una città sottomarina, una specie di Atlantide sommersa nel cuore della Vecchia Europa.

Hundertwasserhaus

La superficie ingobbita da saliscendi collinosi della strada pedonale ricorda il moto delle onde, oppure i fondali marini.
Visto verso l'ora del tramonto acquista un'aura ancora più affascinante, perché la dolcezza dei raggi dorati che il sole ha a quell'ora conferisce agli edifici una luce più intensa, e fa brillare i motivi a specchio che ne decorano le facciate come se si trattasse veramente della superficie del mare baciata dal sole.

E poi - ehi, sorpresa!


C'è un piccolo pezzo di Londra anche qui.
E dunque non poteva non restarmi nel cuore...
[Hundertwasserhaus, Kegelgasse 36-38, 1030 Wien]

[4] Fingere di essere in spiaggia al Museumquartier
Il Quartiere dei Musei concentra alcuni dei musei cittadini più importanti e prestigiosi.
Il Museo di Architettura, la Galleria Leopold (secondo me il più interessante, popolato da opere di Schiele, Klimt e Kokoschka), il Museo d'Arte Moderna e Contemporanea (che include lavori di Warhol, Picasso e Lichtenstein) e il museo ZOOM per bambini sono tutti qui comodamente riuniti, a pochi passi l'uno dall'altro.


Ma è anche un luogo di aggregazione e relax - prima, dopo o in alternativa alla visita ai musei.
Il piazzale che li riunisce, circondandoli, è arioso e pulito, e, in una bella giornata di sole, è piacevolissimo sostarci per un po' - coricandosi sui giganteschi lettini di plastica blu, o sorseggiando sulle sdraio un cocktail preso alla MQ Kantine.


Ci si sente quasi in spiaggia.
Manca solo il mare all'orizzonte, forse...
Ma con tutta la bellezza e l'eleganza dei migliori esempi dell'architettura viennese tutto intorno, quasi non se ne sente la mancanza.
[MuseumQuartier, Museumsplatz 1, 1070 Wien]

[5] Goticheggiare un po' allo Zentralfriedhof
Ho sempre considerato i cimiteri monumentali alla stregua di veri e propri musei all'aria aperta.
Quello di Vienna non ha il fascino decadente del Pere Lachaise o di Highgate, ma ha una sua personalissima eleganza cupa e drammatica, come un valzer danzato indossando solo abiti da lutto di velluto nero.




Tra dame velate, fanciulle con ali così fragili che non si sa bene se siano angeli o fate, e giovani donne piegate dal dolore delle lacrime, le tombe più celebri sono dedicate al mondo della musica.
Beethoven, Schubert, Strauss e Brahms qui riposano vicini, e, ad immaginare un dialogo fra loro, chissà che cosa si direbbero. O forse userebbero solo le note musicali.
[Zentralfriedhof, Simmeringer Hauptstraße 234, 1110 Wien]

[6] Rifarsi gli occhi e le papille da Demel
Dopo esserci rimpinzati di Schnitzel e gulasch non possiamo certo tralasciare il dessert, giusto?
E se dico "dessert" a Vienna immagino che la prima cosa che vi venga in mente sia un'overdose di cioccolato sotto forma di Sachertorte, giusto??
Quindi suppongo che vogliate, visto che ci siete, assaggiare proprio proprio quella originale doc, e dunque dirigervi verso l'omonimo Hotel Sacher - dico bene?


Beh, però dovete sapere che le cose non sono così semplici.
All'inizio del '900 c'era stata una battaglia legale piuttosto lunga relativa alla contesa di chi potesse permettersi di fregiare le proprie torte al cioccolato del titolo di "Sachertorte autentica".
Ci fu infatti un periodo in cui l'Hotel Sacher rimane chiuso per problemi finanziari ed Eduard Sacher, figlio del fondatore nonché inventore di quell'apoteosi di cioccolato, trovò impiego presso la pasticceria Demel, dove apportò anche alcune modifiche alla ricetta originaria del padre.
E pare che quella che conosciamo noi oggi sia proprio la ricetta perfezionata da Eduard, e non quella del signor Franz.
Per cui chi avrà ragione?
Il tribunale la diede vinta all'Hotel Sacher, ma Demel in compenso continua a vendere la sua versione del dolce, etichettandolo come "torta di Eduard".
Comunque, una saggia massima che faccio mia molto spesso dice che il cioccolato ti dà sempre ragione (e non ti fa domande stupide) - quindi, lasciando stare le diatribe di copyright, direi proprio che un giretto da Demel merita la pena farlo.
La pasticceria fu fondata prima dell'800 e quindi è un pezzo di storia.


L'interno del negozio è una gioia per gli occhi, e naturalmente non mi riferisco solamente agli stucchi barocchi.
Le confezioni curate e deliziosamente vintage rendono l'acquisto di qualche souvenir gastronomico accattivante non solo per il palato.
Le cucine sono separate dal negozio da vetrate trasparenti, ed osservare i mastri pasticceri all'opera è un'esperienza sicuramente interessante.


In quanto rappresentante del mondo felino, sentire parlare di "lingue di gatto" mi manda sempre un po' in preallarme - va bene che sono un gatto taciturno, ma la lingua mi serve.
Se proprio dovessi venirne privata, però, almeno mi consolerebbe sapere che sarebbe metaforicamente servita per creare un biscotto così squisito - che in più, rispetto alla nostra versione italica, è rivestito in copertura da un sottile strato di cioccolato fondente.
[Demel, Kohlmarkt 14, 1010 Wien]

[7] Far felice Enzo Miccio alla Kunsthaus Wien
Un altro museo d'arte, da non confondere con quelli sopracitati nel Museumquartier.
Questo si trova accanto all'Hundertwasserhaus, e non solo ne condivide lo stile architettonico creativo e colorato, ma ospita esclusivamente le opere del suo creatore, l'architetto ed artista Friedensreich Hundertwasser.
Fino al 5 ottobre il Museo ospita anche la mostra temporanea "SHOEting stars" dedicata alle scarpe nell'arte e nel design.
Se vi è mai capitato di vedere, sulle riviste che sbirciate quando andate dal parrucchiere, oppure direttamente alle sfilate di moda, scarpe a forma di Piramide di Cheope, o di spazzolone del gabinetto, e vi siete chiesti che uso possano avere, oltre a comparire nei video di Lady Gaga, ebbene, questa mostra è una risposta.


E se, come me, siete la nemesi di Enzo Miccio, perché il tacco più alto che avete mai indossato è la comoda suola rialzata della vostra scarpa da running, ed avete sempre nutrito una segreta ammirazione per le vostre colleghe che riescono a deambulare con un'andatura financo aggraziata in vertiginosi stiletti da 15, allora potete provare la divertente "Stiletto Challenge", proposta come attività interattiva - ovviamente a rischio e pericolo delle vostre caviglie.
Potete scegliere il tacco omicida che più vi aggrada (o meglio, quello che trovate a disposizione nel vostro numero), e poi percorrere i percorsi segnati sul pavimento.

Ah, facile - direte voi.
Ah, facile - dico anch'io, e con assoluta non-chalance mi sfilo le sneakers e frugo fra le meravigliose calzature che manderebbero in brodo di giuggiole qualsiasi donna normale (e quindi non me), in cerca del mio numero.


L'unico 38 rimasto è rappresentato da un paio di decollete color fragola con un po' di plateau (eh, guardare "Ma come ti vesti?" qualche termine tecnico te lo inculca) e - ommioddio - saranno almeno 18 centimetri!!
Come è umanamente possibile riuscire a deambulare su questi cosi?? Sono mica un trampoliere! Dovrebbero permettere di usarle solo previo rilascio di brevetto!!
Provo ad ergermi in piedi e il mio baricentro si sente altamente confuso.
Ondeggio ed annaspo.
Santa Cleopatra. Altro che "tacco omicida", questo è un tacco suicida!
Ecco, l'equilibrio adesso l'ho trovato. 
Il problema sta nell'innescare la deambulazione, adesso.
Mi sono scordata di specificare che anche il pavimento del Museo è come quello di tutto il quartiere di Hundertwasserhaus. Gibboso.
Attenzione pericolo cunette, non attraversare con trampoli se privi di brevetto.
Sì, Enzo Miccio, non fare quella faccia.
E qualcuno mi offra gentilmente il braccio, grazie.
Va beh, mi dispiace ma la Stiletto Challenge per me finisce vergognosamente qua. 
So che Enzo & Carla non sarebbero per nulla fieri di me, ma le caviglie mi servono - almeno ancora fino alla fine della vacanza.
[Kunsthaus Wien, Untere Weißgerberstraße 13, 1030 Wien]

[8] Freytag & Berndt Shop
Ecco, se una "donna normale" va in brodo di giuggiole di fronte ad un negozio di scarpe, io invece ho la stessa reazione nelle librerie.
Vedi, in fin dei conti la solidarietà femminile si manifesta anche nel confermare gli stereotipi: cambia solo l'argomento, ma in ogni caso sono sempre i negozi a farci perdere il lume della ragione.
La libreria in questione, poi, me lo fa perdere doppiamente perché è totalmente ed interamente dedicata ai viaggi.


Mappe, cartine, guide turistiche, itinerari, libri fotografici...
Il Paese dei Balocchi del viaggiatore libromane, insomma.
E quindi mio e di Anto di We12travel, con la quale ho vagato felice e beata per questi meravigliosi scaffali stipati di idee per prossime destinazioni - o perlomeno per prossimi sogni ad occhi aperti.
La libreria è davvero molto ricca e ben fornita, e molte delle guide sono anche disponibili in inglese.

[Freytag & Berndt, Wallnerstraße 3, 1010 Wien]

2 commenti:

  1. Hihihi... questo post con la foto dei "cavalli" me l'ero persa! A Vienna ci andrei subito per l'architettura e l'arte, e poi mi hai fatto venire fame con tutte queste prelibatezze!

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    Risposte
    1. Sì, Vienna è proprio bella e non posso che consigliartela... ma occhio alle temperature ;)
      Penso che il Museo di Arte Moderna ti piacerebbe.
      La cucina era molto ricca ed abbondante... ma anche parecchio buona, sì!!

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