venerdì 17 ottobre 2014

Un gatto nero che miagola alla Radio

Ogni tanto mi fermo a pensare a come è cambiata la mia vita da quando ho aperto questo blog.
Sono ormai 10 mesi per quello inglese, qualcuno in meno per questo italiano.
Non parlo ovviamente di cambiamenti stravolgenti e radicali, ma di piccole cose, di particolari, di abitudini e soprattutto di atteggiamenti.
Sono cambiamenti sussurrati, non urlati, piccoli passi e non record mondiali di salto in lungo.
Ma forse si tratta del genere di cambiamenti più persistenti, anche perché partono da dentro - sono il riflesso espresso concretamente di qualcosa di interiore che esisteva già in potenza.
Perché anche se, al di fuori, la mia vita in apparenza non ha ottenuto grandi scossoni, dentro, rispetto ad un anno fa, io sono radicalmente cambiata.
E finalmente do un senso alla battuta che sento fare sul mio nome da quando sono nata: sono "serena", di nome e di fatto.

Ho la serenità di chi, finalmente, ha capito qual è la strada che vuole seguire.
La serenità di chi riesce a dedicarsi a quello che più ama, anche se col tempo contato e con qualche compromesso.
La serenità dall'avere qualcosa di mio che mi dà soddisfazione, qualcosa in cui credo.

Questo è il nucleo, possente e solido, del mio cambiamento interiore.

Esteriormente mi sono messa a fare tante cose che non avevo mai fatto prima.
Alcune che non avrei mai creduto di poter fare.
Il solo, semplice fatto di aver iniziato, con questo blog, regolarmente e seriamente a fare qualcosa di "concreto" con quello che scrivo, qualcosa che non sia riempire pagine su pagine che poi finiscono in un cassetto - per me è già un evento straordinario, che mi ha fatto travalicare il confine del "Vorrei, ma non posso", entrando nella zona del "Adesso ci provo!".
Sono diventata esperta di strategie dei social media - o almeno ci sto provando.
Ho accresciuto ancora di più la mia voglia di viaggiare, grazie al desiderio di raccontare quello che vedo.
Ho imparato a vedere con uno sguardo diverso quello che mi circonda: la bellezza non è solo negli occhi di chi guarda, è anche nelle parole di chi racconta.
Ho imparato a condividere e a confrontarmi con l'obiettivo di conoscere - storie, e conseguentemente anche persone.
Persone interessanti e ricchissime dentro, che ho avuto modo di conoscere in questo anno di "viaggio", sia in giro per il mondo che lungo il sentiero che ho deciso di cominciare a tracciarmi nella vita.

Fra queste persone c'è anche sicuramente il team de I Viaggiatori Ignoranti - il blog a cui collaboro in maniera fissa e che ha come missione quella di portarvi in giro nello spazio e nel tempo alla ricerca delle radici e delle tradizioni del territorio piemontese.
Ed è stato grazie ai Viaggiatori Ignoranti che ieri sera ho aggiunto un'altra esperienza all'elenco di quelle Che-Non-Avrei-Mai-Pensato-Di-Fare.
Quando Fabio, quest'estate, mi ha proposto un'intervista alla radio, ho risposto di sì di getto, perché se ci avessi rimuginato troppo mi sarei fatta vincere da pigrizie e paturnie ed avrei procrastinato o trovato scuse per rinunciare.
Due secondi dopo mi stavo domandando se l'avevo fatto veramente, se davvero avevo accettato di parlare alla radio - perché ecco, questa è sicuramente una cosa che non mi sarebbe mai passato per l'anticamera del cervello di fare!

E, quindi, ieri sera ero lì, a chiacchierare a Radio Stonata della Sacra di San Michele, monumento simbolo del Piemonte e della "mia" Val di Susa, con tutto il suo ricco corollario di storie e leggende.

Non so bene perché, ma nella locandina della trasmissione hanno usato questa mia foto di una delle opere del Giardiniere Poeta di Torino - che non centra niente con quello di cui abbiamo parlato, però il gentiluomo d'altri tempi con la rosa rossa a me piace molto, tanto che al momento è la copertina del mio profilo personale su Facebook.
Quindi mi fa piacere che lo abbiano usato: cliccate su di lui se volete sentire il podcast del mio intervento.
Io sono al minuto 21' e vi consiglio di andarci direttamente, se volete evitare Celine Dion...
(questo a meno che vi piaccia Celine Dion, ovviamente...):


E' stata un'esperienza senza dubbio divertente e particolare.
Mi scuso se per caso all'inizio l'audio non è chiarissimo: non è facile riuscire a tarare il volume della voce al telefono, ma spero si capisca lo stesso.
C'è chi mi ha detto che ho bofonchiato, chi mi ha detto che ho parlato troppo in fretta, e chi invece è stato clemente e mi ha consolata dicendo che si sente benissimo - e che ho addirittura una bella voce!
Beh, di quest'ultima cosa non sono molto convinta, ma se avete voglia di ascoltare potrete poi riferirmi il vostro parere - non sulla mia voce, intendo, ma sul fatto se vi sia piaciuto o meno quello che vi ho raccontato.
Per quanto riguarda la storia dell'audio, invece, il mio parere non ve lo posso dare.
Mi dispiace ma non ho nessuna intenzione di riascoltarmi...

Questa è una conquista che eventualmente lascerò al prossimo anno ;)

2 commenti:

  1. Riascoltarsi è davvero strano, pensa che una volta da ragazzina ho parlato in una radio, proprio negli studi, con le cuffie in testa e non me l'aspettavo di sentire la mia stessa voce nelle orecchie! Pazzesco. Prima o poi ascoltati!!! Mica tutti hanno questa possibilità! ;-) Ancora brava, sai che sono tra quelli a cui sei piaciuta, molto! Ciaoooo!

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    1. sì, la stranezza è anche data dal fatto che la nostra voce suona diversissima da come noi ce la sentiamo. E a me, appunto, la mia non piace granché :D
      Comunque magari prima o poi una chance me la darò e mi ascolterò ;)
      Grazie Anna!!

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