mercoledì 31 dicembre 2014

10 cose che il 2014 mi ha insegnato

Ciao 2014.
Te ne stai per andare, ed un po', lo confesso, mi dispiace.
Vorrei dirti che sei stato bello, però è una definizione che, per te, suonerebbe banale.
Hai avuto le tue luci e le tue ombre, i tuoi sorrisi e le tue lacrime - come, del resto, ogni anno deve avere. Non ci possono essere 365 giorni di gioia, di gioia soltanto. Bisognerebbe essere ubriachi o stupidi per averli.
Però ci possono essere 365 giorni in cui si sceglie di focalizzarsi più sulla luce che sulle ombre, e più sulla strada che non sulla meta.
Ci possono essere 365 giorni in cui si è consapevoli che le luci e le ombre sono le conseguenze di scelte fatte. 365 giorni in cui si cade 365 volte, ma ci si rialza una volta in più.
Il motivo per cui ti ricorderò sempre fra gli anni più importanti, caro 2014, è che mi hai regalato non solo un sogno, ma anche il desiderio e la caparbietà di inseguirlo.
O forse non me le hai regalate. Forse me le sono prese io. Ma è lo stesso.
Perché comunque, per questo, ti ricorderò per sempre.
Assieme a tutte le cose che mi hai insegnato...

 
[1] ...Che le seconde chance, a volte, può valere la pena darle
Sinceramente ho sempre pensato di no. Le persone non cambiano, e chi ci ha delusi una volta non ha motivo di non farlo anche una seconda - soprattutto se la delusione è stata provocata da qualche caratteristica intrinseca al suo modo di essere, il quale potrà eventualmente sfumare i propri contorni, ma mai la propria forma essenziale.
Però, a volte, la delusione è contingente, è costruita dalle caratteristiche di un preciso momento, da una congiunzione astrale avversa, più che da un'impossibilità potenziale di un'interazione costruttiva fra noi ed il soggetto che ci delude.
In un altro momento, con un'altra disposizione d'animo, le cose vanno diversamente, e la delusione iniziale si cancella.
Mi è successo con il Cat Café di Torino (leggi qui l'articolo), che, durante la mia prima visita, mi era sembrato un posto caotico e disorganizzato, molto poco cat-friendly, ma che la seconda volta la sua proprietaria mi ha fatto conoscere meglio, raccontandomi la sua storia, regalando a me e Tabby Cat un'accoglienza degna di un pascià felino e facendomi credere ancora di più nell'importanza di seguire i propri sogni.
Ma mi è successo anche con Vienna (leggi qui), che, nel lontano 2007, anche per colpa dei torridi 40° C che la infestavano, non aveva saputo incantarmi; ma che quest'anno, grazie anche alla sapiente guida di White Cat, c'è riuscita appieno, sia con il suo volto più classico che con quello più giovane ed alternativo.

Best of 2014 - Black Cat Souvenirs

[2] ...Come riutilizzare una stazione ferroviaria in disuso
Le stazioni ferroviarie hanno un certo fascino. Forse non è sempre il genere di fascino che deriva dalla bellezza, ma è sicuramente il fascino che possono avere le metafore più significative.
Non appena arriviamo in una nuova tappa del viaggio della nostra vita, all'inizio ci sembra squallida e fredda, come spesso le stazioni sono: è perché siamo ancora in transito e ci sentiamo spaesati, non abbiamo ancora cominciato ad esplorare la nuova città in cui siamo arrivati, non abbiamo ancora trovato in essa degli elementi da poter chiamare "nostri".
E quando una stazione smette di essere una stazione... beh, può diventare qualcos altro, ma sempre mantenendo intatto questo suo fascino da metafora - magari trasformandolo e diventando contenitore di altre metafore.
Del resto l'arte è un viaggio, nell'anima e nel tempo, e una stazione ferroviaria in disuso è la location ideale per il meraviglioso Museo d'Orsay, che quest'anno finalmente sono riuscita a visitare (leggi qui le mie impressioni a caldo).
Anche leggere è un viaggio, e ad Alnwick, in Inghilterra, la vecchia stazione dismessa nel 1968 è oggi sede di Barter Books, una delle più grandi librerie dell'usato del Regno Unito che ho eletto a mio personalissimo paradiso terrestre: leggi qui perché.

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[3] ...Che la magia esiste davvero (se ci credi)
Cosa si fa quando si sogna di essere inseguiti da un'orripilante creatura che ci vuole divorare? Ci si ferma, piantando saldamente i piedi per terra, la si guarda dritto negli occhi, ostentando sicurezza con il mento all'insù, e le si dice "Tu non esisti". La creatura, delusa ed un po' incredula, scompare seduta stante, e noi ci svegliamo.
E se funzionasse anche al contrario? Se potessimo guardare negli occhi qualcosa non di orribile, ma di meraviglioso, e crederci, per farlo esistere, anche solo per qualche istante?
Forse è così che funziona la magia - e quest'anno, in cui ho proseguito il mio percorso da potteriana DOC già cominciato nel 2013 con l'Harry Potter Experience negli studi Warner di Londra (qui il post), ci ho provato.
E ho visto che Hogwarts esiste veramente, solo che si chiama Castello di Alnwick ed è di proprietà di un nobiluomo molto abile col marketing turistico (leggi qui perché).
Ho anche trovato il binario 9 3/4 a Londra, e poi ho preso il trenino a vapore per andare fino alla mia scuola di stregoneria. Vuoi sapere se ci sono arrivata? Leggilo qui.

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[4] ...Che per imparare molte cose bisogna dirsi ignoranti
Solo chi sa di essere ignorante può riuscire ad imparare - perché chi ritiene di sapere è giunto alla meta, si siede appagato e non cerca più oltre.
Chi è ignorante, invece, ha fame e sete di sapere, cerca risposte e trova solo ancora più domande, è in continuo viaggio senza avere una meta, e riesce a vedere, non solo a guardare, tutto quello che incontra lungo il suo cammino.
Quest'anno ho conosciuto la squadra dei Viaggiatori Ignoranti e sono entrata a farne parte: viaggiamo nel tempo e nello spazio e cerchiamo un punto di vista alternativo sulle cose - i fondi di verità che si nascondono sotto le leggende, la saggezza della tradizione locale ed i coni d'ombra ai lati della luce della cultura ufficiale.
Leggi qui gli articoli che ho scritto con loro quest'anno - ma dai anche un'occhiata a tutto il resto del blog ignorante: si possono imparare molte cose interessanti!

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[5] Che Robert Langdon, nella sua ricerca del Graal, ha saltato una tappa importante
Il Graal è uno di quei miti che ormai è diventato metafora - metafora di qualcosa che si cerca, qualcosa verso cui ci si tende, un miraggio che non si riuscirà mai a raggiungere, probabilmente, ma che comunque ci fa camminare.
Un po' come certi sogni, che non si possono raggiungere perché sono troppo in alto - ma che, tutto sommato, nemmeno si vogliono raggiungere davvero. Perché sono così perfetti e grandi che, a traslarli nell'imperfetta e ristretta vita reale, si rovinerebbero troppo.
Robert Langdon, l'eroe di carta creato da Dan Brown, ne Il Codice Da Vinci alla fine il Graal non lo trova.
E io ho voluto ripercorrere i suoi stessi passi: sono stata a Parigi, a girare attorno alla piramide di vetro del Louvre, surreale e quasi deserta sotto la pioggia (leggi), e sono stata in Scozia, a visitare la misteriosa Rosslyn Chapel, che ha come custode un collega gatto nero (qui).
Ma c'è da dire che il professor Langdon ha saltato una tappa importante nella sua ricerca: Torino (leggi perché).
Come a voler dire che, per quanto mi riguarda, a volte ciò che si cerca in realtà lo si ha sempre avuto sotto il naso...

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[6] Che i ritorni di fiamma a volte funzionano egregiamente
Ci sono cose che impari ad amare e che poi, ad un certo punto, metti da parte. Perché si incastrano nelle pieghe della vita, o perché hai bisogno di altri soli ed altre piogge per coltivare nuovi pezzi di te.
Ma poi un giorno, inaspettatamente, succede qualcosa - ed è come riaprire la vecchia scatola dei tuoi tesori di quando eri bambina, che avevi chiuso a chiave e nascosto in qualche posto segreto.
Il mio amore per il mare lo avevo lasciato in questa scatola, perché la strada che ho avuto bisogno di percorrere questi anni passava da altre parti.
Uno dei regali del 2014 è stata la chiave per questa scatola - e questa chiave si chiama Grado.
Leggi qui che cosa ho trovato nel mio piccolo scrigno dei tesori del mare quando l'ho aperto.


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[7] Che non c'è due senza tre
Non so se il tre sia davvero il numero perfetto in sé, ma di sicuro è un numero che ha reso bellissimo questo anno.
Sono stata tre volte nel mio amato Regno Unito (qui), tre volte, inaspettatamente, in Francia (qui) e tre volte in Germania, contando gli scali aeroportuali.
Sono andata a trovare tre amiche che vivono lontane: Hélène a Parigi, Alexandra a Danzica e Sabine a Vienna.
Ho fatto tre cose che non avrei mai pensato di fare: parlare alla radio (qui vi racconto com'è andata), guidare "al contrario" (sull'Isola di Skye, di cui vi ho parlato qui) e viaggiare da sola.
Scrivo su tre blog (questo, i Viaggiatori Ignoranti e il Daily Slow) e sto mettendo in pratica tre passioni: la scrittura, la fotografia e le leggende.
Ho deciso di far uscire il genio dalla lampada ed esprimergli i miei tre desideri.
Ora sto aspettando che si realizzino...


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[8] Che essere sospesi a metà significa avere una doppia dose di bellezza
Quando qualcosa si trova a metà strada tra due modi di essere, la si definisce "né carne né pesce", sottintendendo un'incompletezza, un'indecisione, un trovarsi in un bozzolo di grigio che non sa o non può essere né bianco né nero.
Ma secondo me, invece, trovarsi sospesi a metà non è uno stato intermedio, è un nuovo stato, un nuovo modo di essere che mixa e ricrea le caratteristiche dei due mondi di cui è l'intersezione - è il risultato è sempre di una bellezza diversa ed intensa.
L'ho visto dapprima a Berwick-upon-Tweed, cittadina al confine fra Scozia ed Inghilterra, e sballottata per secoli fra i due stati, tanto da venire citata a parte in alcuni documenti storici (leggi qui la sua curiosa storia); l'ho realizzato con fortissima evidenza a Nizza, che ha dei cromosomi italiani recessivi che di tanto in tanto riemergono con prepotenza (leggi); e ne ho avuto la conferma piena e soddisfacente nell'incanto dell'Alsazia, una fiaba medievale tedesca declinata con la grazia francese (di cui ho cominciato a raccontarvi qualcosa qui).


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[9] Che la bellezza e la felicità sono un punto di vista
Se vi offrono una rosa, cosa vedete principalmente, un fiore profumato o le sue spine?
Non è facile concentrarsi sul profumo e sulla grazia dei petali quando le spine pungono; però è assolutamente vero che la felicità nasce dal modo in cui si sceglie di guardare le cose.
Di Ventimiglia, ad esempio, avevo ricevuto delle recensioni molto poco lusinghiere prima di visitarla, ed ammetto che sicuramente non sarà stato il posto più mozzafiato visitato quest'anno - eppure ricordo quella giornata come uno dei momenti più belli (e qui ve l'ho raccontata).
E' vero: è facile essere felici quando ci sono il sole ed il mare, però non è così scontato - e soprattutto non è scontato riuscire a cogliere la bellezza, se non ci si predispone a vederla.
E guardare le cose da un'altra angolazione, da un punto di vista diverso non solo aiuta a trovare nuova bellezza, ma anche a dare nuova freschezza a ciò che rischiamo di percepire come ormai troppo ovvio.
E' un esercizio semplice ma importante, che faccio ad esempio ogni volta che porto qualche amico in giro alla scoperta della mia città: vederla attraverso gli occhi di qualcun altro è quasi come ritrovarsi in un'altra città. Leggi qui la nuova Torino che mi ha fatto scoprire Tabby Cat.


Best of 2014 - Black Cat Souvenirs

[10] Che la parte più bella di un'attesa è quando finisce
Io ed Alexandra ci siamo conosciute nel 2001. La nostra è stata un'amicizia a distanza, costruita sulle parole scritte, fatta di incontri dentro fogli di carta, nelle nostre rispettive buche delle lettere.
Per 13 anni non sono mai andata a trovarla in Polonia - non c'è un motivo particolare, semplicemente continuavo a rimandare. Quest'anno ho deciso che non mi andava più di aspettare, che volevo che ci mettessimo a chiacchierare anche a voce, guardandoci negli occhi, e non più solo attraverso le lettere.
E ho capito che la parte più bella dell'attesa è quando quello che stavi aspettando arriva.
La Polonia è stata un'autentica sorpresa, e Danzica si è rivelata una magia fatta di case pastello e di storia dolorosa: leggi qui come questa città è riuscita ad incantarmi.
Colonia è stata un tipo di attesa diversa - l'attesa per la visita di una città che, quando ero piccola, aveva un che di mitico, un posto che viveva solo nei racconti di mio padre e nella boccia di neve che mi aveva portato. Per il suo compleanno, quest'anno, siamo tornati in questa città dove lui ha trascorso una buona fetta della sua vita lavorativa. Amarcord per lui, concretizzazione di una specie di mito per me. Leggilo qui.
E la certezza, comunque, che non bisogna avere timore di realizzare le cose che si attendono a lungo.
Ce ne saranno sempre di nuove da poter aspettare...


Best of 2014 - Black Cat Souvenirs

...e a voi che cosa ha insegnato il 2014??

2 commenti:

  1. Ogni anno il proprio bagaglio d'esperienza cresce, è bello guardarsi indietro e pensare a cosa abbiamo imparato, visto, vissuto.
    Buon 2015!

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    1. verissimo!!
      Grazie, buon 2015 anche a te e a Sandro =^.^=

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