mercoledì 24 dicembre 2014

La Rosslyn Chapel, fra gatti e misteri

Come si comincia a raccontare di un luogo che è talmente ricco di misteri, simboli ed interpretazioni da avere non solo scomodato stuoli di eminenti studiosi per interpretarli (e di romanzieri per trarne avventure), ma anche scatenato altrettanti critici per sfatarne il mito?
Si dice che una teoria non sia davvero importante, non faccia davvero paura fino a quando non ci sia qualcuno che si infervora a demolirla - e il mistero della Rosslyn Chapel potrebbe, probabilmente, essere spaventoso, come lo sono tutte le cose sconosciute e potentissime, ma d'altro canto, come tutti i misteri, si muove danzando in silenzio fra le ombre, nascondendo il volto sotto un cappuccio e fingendo di essere tutto ed il contrario di tutto a seconda di come lo si guarda.
Il fatto che sia stato sdoganato al grande pubblico tramite un best seller come Il Codice Da Vinci di Dan Brown forse rende poca giustizia a ciò che potrebbe essere, finendo per banalizzarlo plastificandolo in un'eroica avventura da botteghino; ma la fama non ha sminuito il suo fascino: ha solo regalato un palcoscenico più grande alla sua danza nell'ombra, con più spettatori a domandarsi quale sia la sua verità, ma senza mai riuscire ad illuminarne il volto.

E come ve la racconto io, che sono solo un gatto nero? Che non ho titoli per studiare storia, simboli e complotti, e che non so scrivere romanzi da milioni di copie?
Vi ho già raccontato del Graal e di un altro dei suoi possibili nascondigli dalla pagine dei Viaggiatori Ignoranti - e non ho una verità da farvi credere.
Ho solo una leggenda che è così grande e potente da essere forse ormai, più che altro, un mito - e i miti in fin dei conti non sono altro che simboli, metafore di qualcosa che vorremmo esistesse, ma che è troppo grande per essere afferrato. Oppure che, semplicemente, non riusciamo a trovare perché è già dentro di noi.

Ed è così che proverò a raccontarvela anche questa volta, seguendo i passi di danza di questo mistero senza domandarmi dove possano portare, accettando che siano contornati da ombre nei confronti delle quali nessun contemporaneo ha i mezzi di poter far luce.
Ve la racconto così, in una mattinata di pioggia nella campagna scozzese a mezz'ora di autobus da Edimburgo, verso questa piccola località fatta di poche case ma che porta un nome impegnativo.
"Rosslyn", infatti, in gaelico antico significa "antica conoscenza".
Una fumosa nebbiolina biancastra si solleva dal verde dei prati e la suola delle mie scarpe scricchiola sulla ghiaia bagnata.
Tengo le mani in tasca, e con esse la macchina fotografica.
Non si possono fare foto all'interno della Rosslyn Chapel, e quindi ve la dovrò raccontare solo con le parole.

Rosslyn Chapel, Black Cat Souvenirs

Ci giro attorno prima di entrare, osservandola da ogni angolatura, quasi con reverenza, come si fa prima di aprire uno scrigno contenente un tesoro, o prima di incominciare un libro che da tempo si desidera leggere.
Assaporo questi attimi di silenzio, in cui siamo solo io e lei, sotto la pioggia.
La accarezzo con lo sguardo, osservando i particolari dei suoi elaborati pinnacoli gotici.
E' un laborioso ricamo di pietra ocra e grigia che il tempo ha trasformato in un chiaroscuro che si staglia, intenso e ricco, contro il rosso bruciato della ghiaia.
La Rosslyn Chapel è piccola, sembra una chiesa gotica giocattolo, ma contiene un'enciclopedia di simboli, un catalogo complesso e controverso di decorazioni.
L'esterno non è che un contenitore, un piccolo scrigno ricco ed elaborato, e comincio a pregustare quello che mi aspetta all'interno.

Mi siedo su una panca e mi calo sulle spalle il cappuccio grondante di pioggia.
La guida sta per cominciare il suo racconto sul mistero della cappella e io mi preparo per assistere alla sua danza fra le ombre.
Mi guardo attorno e già vedo emergere, fra i chiaroscuri poco illuminati dal cielo plumbeo, i contorni di pietra che lo descrivono: alcuni mutilati, altri completamente mancanti - le nicchie vuote ad interrompere con un singhiozzo, con uno spazio bianco il messaggio in codice.

La cappella è stata fatta costruire da William St Clair, terzo conte di Orkney, a metà del XV secolo.
Nonostante le tendenze architettoniche dell'epoca avessero già virato verso estetismi più sinuosi e concreti, il conte, Gran Maestro della Massoneria, aveva optato per un simbolismo ed uno stile che ricordano i criptici misticismi medioevali.
Mi alzo dalla panca e comincio ad esplorare la cappella con il naso all'insù, tenendo in mano la mappa plastificata che viene fornita all'ingresso e con la narrazione della guida di sottofondo.

Rosslyn Chapel, Black Cat Souvenirs

Il messaggio in codice è cifrato, ed è stato annegato in un abbondante contorno di elementi che servono a creare rumore per zittirlo.
La mappa e la voce mi aiutano ad affilare gli occhi per distinguere i simboli immersi in mezzo alle ombre.
La volta rappresenta il cielo, ma è un cielo costellato di rose e pentagrammi, simbolo del Graal e della Dea. Al centro troneggiano, insieme, il sole e la luna - come a voler ricordare il doppio principio del divino nell'Antica Religione, maschile e femminile, che il Cristianesimo ha invece sbilanciato verso il primo.
Due demoni sputano acqua, simbolo della conoscenza e dell'elevazione spirituale, come a voler ricordare che la sete di sapere è considerata un'ambizione dettata dal demonio, una tracotanza dell'uomo che osa voler diventare simile a Dio.
Fra le statue di santi cristiani e personaggi biblici se ne nascondono numerose che invece rappresentano divinità pagane, come il dio cornuto Kernunnos, simbolo del principio maschile, e l'Uomo Verde, antropomorfizzazione della natura e della sua fertilità.

Le colonne della cappella sono dodici, come i mesi dell'anno e come i segni zodiacali, che sono rappresentati alla loro sommità.
Ma la più famosa, quella con più strati di mistero ed interpretazioni, è la Colonna dell'Apprendista: un ricamo cesellato di quattro piante di vite che si attorcigliano fuoriuscendo dalla bocca di otto draghi, per poi trasformarsi in un albero. C'è un sapiente intreccio di mitologia nordica (i draghi dell'aldilà vichingo che divorano la fertilità della terra), celtica (l'albero che sostiene l'universo) e cristiana (Isacco legato all'altare, in cima).
Si dice che l'apprendista che realizzò questa colonna venne poi assassinato dal proprio maestro, accecato dalla gelosia perché il suo allievo aveva creato un'opera più bella della sua.
Ma si dice anche che persino questa leggenda sia in realtà un simbolo, e che rimandi a sua volta alle radici della teogonia massonica, con la storia rituale dell'architetto del Tempio di Salomone Hiram ucciso dai suoi tre apprendisti per carpirgli i segreti affidatigli dal Gran Maestro.

E, vicino alla colonna realizzata dal maestro, si trova invece la scultura dell'angelo caduto, l'angelo che ha osato sfidare Dio, che ha avuto l'ardire di ambire alla sua stessa conoscenza, e che ora precipita a testa in giù verso gli inferi, espulso dal Cielo.

C'è una scala che scende sotto terra, nella cripta dove è sepolto William St Clair e dove Robert Langdon sperava di trovare il Graal.
La cripta è spoglia, fatta di pietra nuda ed antica, tatuata con le cicatrici di qualche antico e misterioso segno.
Le nicchie sono vuote: se anche c'era qualcosa, adesso non c'è più.
Ma per arrivarci bisogna oltrepassare un altro mistero di Rosslyn: un portale in cui è inciso qualcosa che assomiglia al mais.
No, stavolta il mistero non sta nella simbologia, bensì nella storia: il mais fa parte di quei vegetali che sono stati importati in Europa in seguito alla scoperta dell'America. Ma quando gli scalpellini stavano lavorando all'incisione delle colonne di Rosslyn le caravelle di Colombo non erano ancora salpate...

Risalgo in superficie, ipnotizzata ed un po' stordita dalle ombre e dalla danza del mistero - ed ecco che incontro lui.
Si chiama William, esattamente come il fondatore di questa scatola di enigmi, ma non è un Gran Maestro della Massoneria, e, se anche, per caso, possiede la chiave di interpretazione di questo messaggio in codice inciso sulla pietra, non ce lo può dire.
Al massimo ce lo può miagolare.
William è un meraviglioso gattone morbido e pasciuto bianco & nero di 9 anni che, fin da quando era cucciolo, ha deciso di eleggere la cappella a sua dimora prediletta.
William con i visitatori è accogliente ma serafico, si lascia accarezzare ma non si scompone dalla sua pausa-pennichella, acciambellato su una sedia nel cuore della chiesa.
I gatti si trovano a proprio agio nella danza del mistero: ne seguono i passi con altrettanta grazia e sanno confondersi nella sua ombra. I gatti sono essi stessi una scintilla di mistero, la portano negli occhi.

E chissà che non sia proprio negli occhi di William che si rifletta il vero volto nascosto di Rosslyn...

William ormai ha il suo fandom... (e il suo merchandising)

4 commenti:

  1. Quanti misteri...e che belle foto!! Ciao :-)
    dueingiro.blogspot.it

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    1. eh sì... Dan Brown aveva ragione!!
      Grazie, ciao!!

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  2. Bisogna dire che questi Gatti Neri ne sanno più di Dan (Brown). Complimenti per l'avvincente narrativa storico-fantastica. Grazie e buon Natale
    Alberto 7

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    1. Mi fa piacere che sia piaciuta ad un fedele lettore di Dan Brown come te.
      Buon Natale!

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