sabato 28 febbraio 2015

#10buonimotivi per andar per musei a Torino

Per musei ci si va o per forza o per amore.
Per forza - perché ti ci porta la scuola, ti ci trascina il fidanzato intellettualoide o semplicemente perché piove e girare la città diventa troppo umidiccio.
O per amore - amore dell'arte, della storia, della curiosità, della voglia di imparare e stupirsi.
Io cerco sempre di andarci per amore; anche se, lo ammetto, a parte alcune rarissime e peculiari eccezioni, non hanno mai la priorità assoluta quando visito un nuovo posto. Di solito preferisco dare la priorità alla città in carne ed ossa, percorrere la sua fisionomia con gli occhi e con le gambe, scoprirne la personalità, assaggiare i suoi ingredienti e mescolare i suoi colori.
Però ammetto che anche i musei fanno parte della fisionomia di un luogo - o, per meglio dire, la rispecchiano, la teorizzano, come fanno i libri con la vita vera.
...E che cosa ci dicono di Torino i suoi musei?
Ci dicono che qui nascono cose importanti che però vanno a crescere altrove, come il cinema, o l'Italia intesa come nazione.
Ci dicono che non ha avuto una sola famiglia reale, ma addirittura due. La prima, ovviamente, sono i Savoia. La seconda sono gli Agnelli, padroni non solo dell'automobile, ma anche di una delle più gloriose squadre di calcio europee.
Ci dicono che ha partorito ed accolto molte menti brillanti ed altrettante menti controverse. Alcune delle quali brillantemente controverse.
E ci dicono molto altro...

giovedì 26 febbraio 2015

Very Inspiring Blogger Award - e 7 delle mie stranezze...

Sono un po' silenziosa ultimamente, lo so.
Mi sento invernale in questo periodo - un po' svuotata di ispirazione ed entusiasmi, e dormiente come un campo di grano sotto la neve. Sono in letargo, o almeno vorrei esserlo.
E' una strana sensazione: non mi sento spenta o svuotata, ma solo in attesa. Un'attesa plumbea e sospesa, con l'aria umida e faticosa da respirare. Un purgatorio come sa esserlo l'inverno.
Ho bisogno di una primavera, di un po' di ghiaccio che si sciolga. Ho bisogno di tornare a sentire di nuovo le cose, anche se farà male, pungerà come tanti spilli, come il sangue quando torna a scorrere in un arto addormentato.
Accadono cose che sono come preludi al cambiamento, come il canto di un gallo che annuncia l'alba - ma poi rimane la notte, come se anche il destino fosse in letargo, troppo pigro anche lui per prendere decisioni per me in questo momento.
Ho bisogno di muovermi, di far strillare i muscoli. Faccio a piedi metà del mio tragitto casa-lavoro, faccio ginnastica tutti i giorni. L'acqua salata è la cura per tutto, diceva qualcuno: questa volta ho deciso di usarla sotto forma di sudore, anziché di lacrime.
La mia amica Antonette di We12travel mi ha nominata qualche settimana fa per il Very Inspiring Blogger Award, che è un premio che viene dato da blogger ad altri blogger che li hanno inspirati, in un modo o nell'altro, e che ha l'obiettivo di riuscire a conoscere meglio la persona nascosta dietro la tastiera. E colgo l'occasione per farlo adesso, in questo momento di ispirazione in stand-by.

mercoledì 18 febbraio 2015

[I Viaggiatori Ignoranti] - La Maschera di Ferro a Pinerolo

La Maschera di Ferro è un nome che fa subito venire in mente Alexandre Dumas, che l'ha romanzato in un bel tomo, e Leonardo Di Caprio, che gli ha prestato il volto in un film di qualche anno fa.
Ma lo sapevate che è realmente esistito?
E che ha fatto anche una lunga sosta obbligatoria dalle mie parti, nelle prigioni della Fortezza di Pinerolo?
Vi racconto la sua storia nel mio nuovo articolo per I Viaggiatori Ignoranti.
Sì, c'è anche D'Artagnan.
Cliccate sulla foto sotto per saperne di più:


sabato 14 febbraio 2015

#unviaggiovintage - ovvero com'è nato il mio amore per Londra

Il vintage, secondo me, più che uno stile, è un modo di essere. Il modo di essere di chi ama cullarsi nei ricordi, sentire fra le dita il rumore delle pagine del proprio diario, accarezzare le vecchie foto - a costo di farsi del male ricordando con quale orribile pettinatura e/o con quale improbabile look si andava in giro a quei tempi.
Io appartengo a questo club di nostalgici, che si raduna virtualmente bevendo té di fronte ad un caminetto acceso.
Sono così vintage che, se non fosse poco pratico per la vita di tutti i giorni, me ne andrei in giro vestita in crinoline e con i guanti di pizzo, facendo i miei viaggi in carrozza e redigendo il mio blog con piuma d'oca e calamaio.
Sono così vintage che casa mia pullula di diari, plichi di fotografie e scatole colme di biglietti e ricordi - ovviamente sistemate all'interno di mobili in stile shabby chic.
E, quindi, sono così vintage che non potevo non aderire all'iniziativa di Monica di Alla ricerca di Shambala che consiste nel raccontare #unviaggiovintage.

mercoledì 11 febbraio 2015

Mentone, la sorella bella

Il treno che da Ventimiglia porta in Costa Azzurra, per entrare in territorio francese attraversa una breve galleria.
Qualche istante di buio e poi rocce frastagliate a picco su un'acqua di un blu abbacinante, che ti fa capire perché questo contorno di Francia porti il nome di un colore: l'azzurro del mare è talmente intenso, talmente pieno che ti sembra non esista altro, che tutto il resto del paesaggio, naturalistico ed urbano, sia stato costruito in funzione di questo azzurro, per esaltarlo e fargli riempire occhi ed anima di chi lo vede.
Sembra diverso dal mare della Liguria, nonostante sia di fatto lo stesso mare, osservato a pochi metri di distanza: è come una fotografia ritoccata con un filtro che ne esalti l'intensità e la luminosità, come un volto i cui lineamenti vengano resi più belli e dolci da un make-up sapiente.
Attraversare questo tunnel è come scivolare nella tana del Bianconiglio o infilarsi nell'armadio che porta a Narnia: sembra di finire in un mondo parallelo che è specchio di quello che ci si lascia alle spalle, ma che ha una declinazione più luminosa, più delicata - un filtro ideale di come vorremmo che fossero le cose.

mercoledì 4 febbraio 2015

Beamish: l'Inghilterra in un museo vivente

Ho una predilezione per i musei all'aria aperta.
Sono delle macchine del tempo, delle porte d'ingresso ad una dimensione parallela lontana nel tempo o nello spazio che non rimane piatta e lontana, imprigionata sulle pagine di un libro o dietro una teca di vetro, ma che si può vedere a tutto tondo, toccandolo e respirandolo, immergendosi completamente fra le sue sfaccettature attraversandole a piedi.
Sono libri di storia che si animano, che diventano vivi - e poteva forse mancare un museo simile in un paese come l'Inghilterra, così affezionato e rispettoso delle proprie radici e del proprio passato?
Il Museo all'aria aperta di Beamish si trova nel nord-est del paese, a pochi km da Durham, ed è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.