domenica 29 marzo 2015

Québec City: il meglio della Francia in Canada

Québec City (o, se preferite, Ville du Québec - e loro preferiscono, decisamente) appartiene senza dubbio a quella categoria di città che vive fuori dal tempo, ribaltando il passato dentro il presente, declinandolo in un'armonia vintage quasi fiabesca che si dipana fra il color crema e le travi di legno delle case a graticcio e che si arrampica sui ciottoli di sinuosi sentierini in salita.
E' un genere di paesaggio urbano di cui in Europa siamo talmente ricchi che quasi tendiamo a darlo per scontato - o perlomeno siamo parecchio esigenti in merito. Trovarlo in Nordamerica è già stato di per sé sorprendente - doppiamente per la sua bellezza inattesa.
Forse è più acerbo rispetto a ciò che si può incontrare in Francia - perché indubbiamente è molto più giovane, ma forse anche perché gli manca la carica di chiaroscuro data dalle ombre di certe vicende storiche.
La sensazione che si ha camminando fra i vicoli di Québec City è strana: c'è un'aria di familiarità, ma è sfuggente - come quando incontri qualcuno che pensi di aver già visto da qualche parte, ma non ricordi esattamente dove.
C'è un po' di Normandia, un po' di Alsazia, un po' di Borgogna: è come un riassunto del meglio della Francia, ma la sensazione non è quella di una fotocopia stampata su lucido ma priva di personalità - la personalità Québec City ce l'ha, ed è questo che la rende unica.
Non è solo nostalgia della Francia, è volontà di portare le proprie radici in un Nuovo Mondo, di farle crescere e germogliare.

venerdì 27 marzo 2015

I volti di pietra di Vicenza

Da questo mio weekend a Vicenza sono trascorsi ormai sei anni.
Sei anni sono tanti - sono tanti in generale, in una misura obiettiva, perché sono 72 mesi, sono 2190 giorni (e qui la smetto con le mie manie statistiche); ma sono tanti per me, perché sono più di due capitoli fa della mia vita.
Senza contare i paragrafi di cui sono composti questi capitoli, e le note a pié pagina, e le sottotrame che si sono intrecciate, a volte lente, a volte complicate, in queste pagine fittissime che sono state scritte da allora.
Eppure...
Eppure di questo weekend io ho un ricordo vividissimo.
Questo perché è stato uno di quei viaggi che non sono stati svolti solo fuori, ma anche dentro, uno di quei viaggi di cui poco importa se siano stati brevi o lunghi - perché si svolgono in primis in tua dimensione interiore, dove il tempo è gentile, si dilata, non segue le misure convenzionali ma aderisce alle curve dei tuoi pensieri, delle tue emozioni.
E' stato uno di quei viaggi che ricordi - non tanto (o non solo) per la meta, ma perché diventano pietre miliari di percorsi che fai dentro di te.
Ma la meta si fa scenografia della nuova tappa della tua anima: si ispirano a vicenda, l'interno e l'esterno, si cercano in uno scambio dialettico di segni - che i tuoi occhi cercano e che la tua anima interpreta, come risposte. O come nuove domande.
Ed è così che ricordo Vicenza, è così che ve la voglio presentare: in bianco & nero - non per privarla dei suoi colori, ma per trasmettervi, assieme alla sua, anche una sfumatura della mia anima in quel momento...

sabato 21 marzo 2015

[I Viaggiatori Ignoranti] - Il Musiné

Il Musiné è una montagna della Valsusa, in provincia di Torino.
Già ha un nome strano, ma quando la si vede si capisce subito che non è una montagna come tutte le altre.
E' spelacchiata e rossiccia, ed ha un aspetto vagamente tetro.
Non vi cresce molta vegetazione, ma in compenso vi sono fiorite molte leggende.
Chissà se sono causa o conseguenza della sua aria un po' inquietante?
Ve le racconto assieme a I Viaggiatori Ignoranti: clicca sulla foto per leggere l'articolo.


domenica 15 marzo 2015

...e 100 già fatte

...E ora che la lista delle #100cosedafareprimadimorire è compilata?
Viene quasi un po' di timore reverenziale, un po' di agitazione nel pensare "Riuscirò mai a fare davvero tutte queste cose??".
Quindi, per incoraggiarmi, ho deciso di compilare anche un'altra lista, complementare, di 100 cose che mi è capitato, più o meno consapevolmente, di desiderare di fare e che sono riuscita a mettere in pratica.
Che siano piccole o grandi non importa, l'importante è che si tratti di desideri avverati.
L'ho chiamata #100cosefatte.
Qual'è la vostra??

sabato 7 marzo 2015

#100cosedafareprimadimorire


Lo dicevo pochi giorni fa, di solito non amo fare liste di cose che vorrei fare: non mi piace più di tanto programmarmi, mi piace che la vita riesca a sorprendermi, a stupirmi con occasioni che magari non avrei mai pensato di desiderare - e che invece scopro di desiderare non appena capitano.
Ma è anche vero che, come tutti, ho dei sogni, degli obiettivi.
E che, se non si inseguono i sogni, come diceva Galleano, non si cammina.
E poi... non so, a volte è bello mettere le cose nero su bianco: è un po' come una specie di incantesimo - nel buttarle fuori da te sembra quasi che diventino più concrete, più abbordabili. Non fosse altro perché, verbalizzandole, si fa chiarezza dentro di sé, si razionalizzano desideri e priorità.
Quindi ecco qui la mia personale lista delle #100cosedafareprimadimorire...

martedì 3 marzo 2015

Blog Tour con Slow Tourism: alla scoperta di una Catania diversa

Non ho mai avuto l'abitudine di tenere un elenco di tutte le cose che, prima o poi, avrei voluto fare.
Non l'ho mai stilato un po' perché le liste da spuntare mi creano un po' di pressione, e preferisco seguire l'ispirazione del momento, cercando di sfruttare le occasioni che si presentano e di guardare con occhi entusiasti tutto ciò che si presenta sul mio cammino. E poi perché a volte ci sono cose che ti rendi conto di desiderare solamente quando ti capitano.
Ad esempio un blog tour non so bene se avrei mai pensato di metterlo consapevolmente in lista: ne ho sempre letto le recensioni delle altre blogger che li hanno fatti con ammirazione e piacere, pensando che debbano essere esperienze davvero arricchenti ed istruttive, ma probabilmente, sotto sotto, ho sempre pensato che fossero riservate a blogger più " di successo" rispetto a me, e quindi, in un certo senso, era qualcosa che non osavo sognare.
Ma, quando mi è stato proposto da Slow Tourism di partecipare ad uno di essi, ho subito capito che decisamente era un'esperienza che avrei voluto mettere in lista.