lunedì 18 aprile 2016

Brema (la legge dell'attrazione)


Sono ad Amburgo da due giorni.
Non mi piace - ma forse sono io.
E' stato uno di quei viaggi che fai per fuggire da qualcosa che ti sta in testa, che ci sta da un po' troppo e la fa puzzare di chiuso. Ma non sta funzionando - è una falena ubriaca che continua a sbattere contro l'abat-jour, non se ne va, nemmeno se hai aperto la finestra.
E' una città che di cose da dire ne ha, ma io non la sto ascoltando. Perché non sono le cose che avrei voglia di sentirmi dire in questo momento.
Sto seduta a gambe incrociate sul letto gigante della mia stanza d'albergo, con il bagno open space e la doccia come un enorme acquario in mezzo alla camera. Ho tre tipi diversi di cuscini fra cui scegliere. E questa è una decisione facile.
Che cosa fare domani un po' meno.
Fisso il cellulare. Rispondo a qualche messaggio. Ce n'è uno che vorrei mandare, ma sono indecisa. Ecco, questa è una scelta ancora più ardua rispetto a che cosa fare domani.
Poi, all'improvviso, mi viene in mente.



Una cartolina che mi aveva portato mio papà dalla Germania quando ero piccola.
Una cartolina con un asino, un cane, un gatto ed un gallo.
Una cartolina da Brema.
Scelgo anche il mio cuscino.
Due scelte su tre sono state smarcate. Non c'è male.
Per il messaggio ci penserò. O forse no. In fin dei conti non prendere una decisione è già una decisione. E ogni tanto ci si deve accontentare di pensare, perché fare non sempre si può.


Quando si può, invece, si prende un pullman.
Per Brema.
Si guarda dal finestrino e i pensieri li si lascia scorrere. Assieme al verde della campagna sassone. Assieme alle pale eoliche che roteano sospirando, lente ed inesorabili, come mulini alieni. Assieme all'odore di gamberi fritti della colazione della signora cinese seduta di fianco a me.
Non sono necessariamente più belli, adesso, i miei pensieri.
Ma un po' più liberi, un po' più fluidi magari sì.
Più distanti, soprattutto.
Sembrano appartenere al verde che c'è fuori, che c'è oltre il nastro di asfalto.
Io sono altrove. Sono su un pullman bianco che viaggia verso Brema, vicino ad una signora che mangia gamberi fritti a colazione.


Vorrei che almeno Brema mi piacesse.
Ho un po' paura che non mi piaccia.
"Non sono una fan di Brema. Non c'è molto da vedere" mi dice Jenny, la mia amica di Amburgo.
Mi avvio dalla cupezza un po' bisunta della zona della stazione verso il centro - decisa, ma un po' titubante.
"Il Regno Unito ci ha un po' viziate" - mi scrive Ginger Cat. Ha ragione, mi sa.
Il Regno Unito, per me, è come prendere un dolce a base di cioccolato: ce ne sono di più buoni e di meno buoni, ma sai che è un  ingrediente che di rado delude.
Con la Germania invece non so mai. So che è bella, ma non sempre riesco a scegliere le giuste ricette.
E Brema è stata pesantemente bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale - proprio come Colonia, che della sua parte antica conserva solo la cattedrale ed una manciata di casette color pastello, gioielli sprecati attorno ad una città che ha dovuto ricostruirsi in fretta e furia, in maniera inevitabilmente spoglia e banale.


Ma appena sento la voce di Brema capisco.
Non ho sbagliato.
Brema era proprio quello che cercavo, quello di cui avevo bisogno.
Uno scrigno intarsiato di Medioevo tedesco: case di legno a graticcio, guglie e pinnacoli di pietra, vicoli stretti, colori delicati, simboli, segreti - tanta bellezza tutta condensata insieme che non sai più dove girarti.
Che non ti vuoi perdere nessun particolare.
Che cerchi di guardarla da ogni prospettiva possibile, per mettere ordine fra i suoi diversi aspetti, catalogarli, ricordarli a tutto tondo.


Il primo simbolo di Brema in cui mi imbatto sono loro, i Quattro Musicanti, quelli della mia cartolina da bambina.
Asino, cane, gatto, gallo - impilati in verticale uno sopra l'altro a spaventare i briganti e prendere possesso della loro casa disabitata, per poter continuare la loro vita libera, senza padroni.
Mi stavano aspettando, in un angolo di fianco alla Cattedrale di San Pietro - quasi a darmi il benvenuto, a mostrarmi quanto sia bella la loro città.


Di fianco a loro, in effetti, il colpo d'occhio è notevole: sulla piazza del Mercato si affacciano i monumenti più antichi ed importanti - la cattedrale, simbolo del potere religioso, e il Rathaus, il palazzo del Comune, simbolo del potere temporale quando Brema era città stato facente parte della prestigiosa Lega Anseatica.


Sotto il Rathaus c'è il Ratskeller, letteralmente "la cantina del municipio", un ristorante-enoteca risalente al XV secolo che ha conservato gli arredi e l'atmosfera del tempo - legni, stucchi, botti.
Qui ho pranzato con un saporito tris di aringhe, specialità locale.


Oltre ai Musicanti, su Brema vigila la statua del paladino Rolando, punto di riferimento per i pellegrini del passato perché si diceva che rendergli omaggio avrebbe portato fortuna nel proseguimento del cammino.
Gli rendo omaggio anch'io, chissà che sia di buon auspicio.


Sulla piazza sbucano i punti d'ingresso per due meravigliosi dedali ricchi di storia e bellezza.
Il primo è la Boettcherstrasse, una specie di museo all'aria aperta che si snoda per 110 metri mostrando lo stile architettonico degli edifici tipici della Lega Anseatica, mescolati con stralci d'arte contemporanea che sbucano fuori, bronzei e sfacciati, dalle pareti di mattoni rossi.
Questa via era importante già nel Medioevo, quando ospitava le botteghe degli artigiani e in particolare dei bottai, ma assunse l'attuale aspetto solo all'inizio del '900, quando l'industriale del caffè Ludwig Roselius, proprietario della Hag, la fece restaurare, creando questo curioso ed onirico labirinto d'arte.




Il secondo piccolo mondo a sé stante che si affaccia sulla Marktplatz è lo Schnoor - dedalo di viuzze e casette a graticcio dai colori pastello miracolosamente scampato ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che devastarono il resto della città.
Oggi ospita botteghe artigianali e ristorantini - e anche il cat café.




E, soprattutto - non so se fosse un ospite del cat café, oppure uno dei musicanti in incognito; ma sta di fatto che, durante il mio vagare per lo Schnoor, ho avuto una guida d'eccezione.


Che mi ha confermato che ho fatto bene a venire a Brema.
La legge dell'attrazione, ogni tanto, funziona...

4 commenti:

  1. Bellissime sia le foto, sia il racconto. E la storia dei quattro musicanti mi è sempre piaciuta tanto... :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie :)
      I quattro musicanti sono dei ribelli alternativi... da piccola non l'avevo capito, adesso sì: e mi piacciono ancora di più!!

      Elimina
  2. Un viaggio che sembra non funzionare è una gran pena... Felice che alla fine sia successa la piccola grande magia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì! Brema è stata un po' quel che si dice che "vale da sola il prezzo del biglietto" :)

      Elimina