martedì 26 aprile 2016

Il Parco del Retiro e la Spagna che non mi aspettavo...



Ogni tanto è bello che le aspettative non si realizzino.
Fa parte della sorpresa del viaggio (della vita), fa parte del fatto che a volte le idee che ti crei a priori sono sbagliate - ed è un bene, perché solo così riesci ancora ad imparare, solo così riesci ancora a stupirti.
Madrid è piuttosto diversa da come la immaginavo: immaginavo che in qualche modo ricalcasse quel minuscolo pezzetto di Spagna che già conoscevo, un po' ampliato e ritoccato nella mia fantasia da tutti gli elementi che associo a questa terra, una declinazione moresca di architettura e tipicità mediterranee, rumorose, noncuranti. Madrid la immaginavo come un'ape regina che porta tutto questo all'ennesima potenza, calcandolo, ampliandolo, mostrandolo nel suo massimo splendore.
E invece no.



Vi ho già raccontato un po' di lei - e la fotografia reale che mi porto nei ricordi è piuttosto diversa dall'immagine di fantasia e supposizione che mi ero costruita.
Madrid è elegante e ricercata, posata e quasi austera - ma di quell'austerità che la nobiltà sa indossare per emanare carisma, per incutere rispetto, lasciando però trasparire, dalla luce intensa di uno sguardo, o dai particolari nascosti, che non è sempre così, che sa anche essere molto diversa da così.
Temprata dai suoi sovrani cattolici, porta addosso la propria religiosità come un dono ambivalente, fatto di luce e di ombra, di peccato e preghiera, di devozione e persecuzione - che dà alla sua bellezza una sfumatura sfaccettata e spietata.


Il Parco del Retiro, come spesso accade agli spazi verdi delle grandi città, riflette l'anima di Madrid come uno specchio magico che sa selezionarne gli aspetti preponderanti per declinarli poi in architettura verde.


Il Parco del Retiro è, a mio giudizio, il più bel parco urbano d'Europa fra quelli che ho visto finora - e, sinceramente, non mi aspettavo di trovarlo qui.
E' stata la prima sorpresa che mi ha riservato Madrid, perché è stato il primo angolo della città che ho conosciuto: di fianco al nostro hotel, meta ideale per riposarsi e contemporaneamente cominciare l'esplorazione appena scesi dall'aereo nel tardo pomeriggio.


El Retiro ha nel DNA dei suoi corridoi verdi un po' d'Italia, annoverando fra gli architetti che lo hanno progettato alcuni nomi del nostro Barocco - e questo si vede dalle geometrie dei viali e delle siepi, dai giochi simmetrici delle fontane e dalle spirali verdi che si attorcigliano sulle colonne dei porticati.
Ma è una somiglianza un po' di striscio, una parentela non diretta - simile a quella che c'è fra le due lingue, le due culture. Si somigliano, ma non sono uguali.


E qui l'armonia del giardino all'italiana si fonde perfettamente, meravigliosamente con l'estro andaluso.
Del resto non riesco a non ammettere che in Italia non riusciamo ad avere dei parchi pubblici così curati ed eleganti.
Non ce la facciamo: o li lasciamo cadere in mezzo all'incuria ed alla rovina, o dobbiamo ridurne le ambizioni, o dobbiamo mettere l'ingresso a pagamento. Per cui ben venga che i nostri architetti siano stati ingaggiati dalle corti di mezza Europa.
O forse anche tutta.


Come ogni parco cittadino di alto livello, anche El Retiro è un (relativamente) piccolo universo a sé stante da esplorare - con nicchie, sorprese, punti di riferimento da scovare qua e là quasi come fosse una caccia al tesoro.
C'è la Rosaleda, un giardino il cui stile, stavolta, ricalca più quello inglese, e che ospita, fra siepi ed arcate, più di 4000 rose.
C'è la Fonte Egiziana - un curioso accrocchio di fontana sorretta da due sfingi sotto la quale, si dice, Filippo IV abbia sotterrato un tesoro nel 1700. Se fossimo in Italia probabilmente la fontana dovrebbe stare in equilibrio su labirinti di tunnel sotterranei dai tanti scavi che si sarebbero già fatti - ma magari il tesoro di Filippo IV è protetto da un incantesimo che lo rende invisibile, e mai nessuno lo ha ancora trovato.


La scuderia verde che popola il parco è ricca e rigogliosa, e conta alcuni esemplari piuttosto rari e notevoli.
Ad esempio, a nord, nei pressi della Puerta Felipe, c'è una conifera messicana che si fregia del titolo di albero più vecchio di Madrid: si dice che sia stata piantata addirittura nel 1633 - anche se ad una signora non è mai corretto chiedere l'età.
Il Bosque del Recuerdo invece è un gruppo di cipressi ed ulivi piantati in memoria delle vittime dell'attentato alla Stazione di Atocha del 2004: un albero per ciascuna vittima - monumento vivo come risposta al messaggio di morte del terrorismo.
Al contrario di altri parchi europei, a fare compagnia a tutta questa vegetazione non ci sono molti scoiattoli - ma in compenso si incontrano pavoni che trascinano la loro coda con aria lenta ed impostata, come se fossero delle dame con uno strascico.


Il Palacio de Cristal è una delle sorprese più gradite che El Retiro riserva.
Elegante struttura di vetro e cristallo, diamante ottocentesco incastonato nel verde che diventa dorato e luminoso col riverbero del sole al tramonto, era stato costruito nel 1887 come serra per piante tropicali - mentre oggi ospita occasionalmente mostre temporanee del Museo Reina Sofia.
Mi ricorda qualcosa che ho visto a Londra, e, forse per questo, non mi stancavo mai di contemplare la sua eleganza ariosa ed i suoi giochi di luce fra i vetri.


Ma il cuore pulsante del parco è l'Estanque, un lago artificiale dove è possibile noleggiare una barca a remi o addirittura fare una mini-crociera della durata di 15 minuti.
La domenica il lago è un punto d'incontro per spettacoli di strada spontanei di giocolieri e musicisti, soprattutto percussionisti - che si radunano sotto lo sguardo di Alfonso XII, il cui monumento domina lo specchio d'acqua.
Alfonso XII ripristinò la monarchia in Spagna subito dopo la caduta della prima repubblica di Francisco Serrano, a metà del 1800: morì giovanissimo di tubercolosi, a soli 28 anni, per cui il suo regno non ebbe tempo di essere solcato da azioni memorabili - ma aveva un buon carattere ed aveva saputo come farsi amare dal popolo.
Il suo monumento postumo è alto e regale, domina il lago, il parco, la città - ma li abbraccia anche con il suo colonnato a semicerchio, li protegge.


Ma all'interno del Retiro c'è anche un'altra statua piuttosto famosa - anche se in maniera meno iconografica e più sotterranea.
Una statua che si trova a 666 metri sul livello del mare, di fronte alla Puerta de Dante, ingresso al parco decorato con scene dall'Inferno dantesco - la Statua dell'Angelo Caduto.
Si dice che sia l'unica statua esistente al mondo che raffigura il Diavolo - ma non è vero. Ovvio, come potrebbe essere altrimenti col Principe delle Menzogne?
Ad esempio, anche a Torino ne abbiamo una. Forse. O forse no.
Forse, semplicemente, preferiamo non dirlo esplicitamente.
Allora possiamo riformularla così: è l'unica statua esistente al mondo che ammetta candidamente di rappresentare il Diavolo.
Ammettere candidamente di rappresentare il Diavolo suona un po' contraddittorio - come anche il fatto che io non sia mai riuscita a fotografarla perché l'ho sempre vista di notte...
Ma del resto anche le contraddizioni fanno parte del personaggio.

[Fonte: Wikimedia - Autore: Kenia de Aguiar Ribeiro]
E che cosa dicevamo all'inizio?
Che un parco è come uno specchio magico che riflette, facendone metafore in mezzo al verde, gli aspetti più essenziali, più significativi.
E suona peculiare che, fra gli aspetti più significativi della cattolicissima Madrid, vi sia anche lui - il Principe delle Tenebre, l'Angelo Caduto.
O forse no.
Dove c'è la luce c'è anche l'ombra - è inevitabile.
E le metafore non mentono mai...

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