sabato 7 maggio 2016

Il mese di Aprile in #10scatti

Qualche tempo fa avevo l'abitudine di scrivere il mio contro-oroscopo.
Avete presente quei libri che vendono quando comincia un nuovo anno, con l'oroscopo di tutti i segni zodiacali, suddivisi per mesi?
Ecco - io, quando terminava un mese, mi scrivevo sul diario quello che effettivamente era successo, usando il tono ed il registro che di solito hanno gli astrologi. Qualche volta, se mi capitava di avere sottomano uno di quei libri, andavo a confrontare.
Chiaramente non ci azzeccavano mai. Ma proprio qui stava il bello - nel contrasto fra realtà e previsioni. Che è già arduo per noi statistici, figuriamoci per gli astrologi.
Comunque - ho deciso di inaugurare una specie di contro-oroscopo anche qui, usando 10 fotografie per riassumere il mese che è appena trascorso.
Perché mi diverte l'idea di farlo.
Perché mi piace ricordare.
Perché rimpiango sempre di avere poche foto a testimonianza dei momenti speciali, di quelli davvero belli. Ma a volte ce ne sono altre che funzionano da perfette metafore.

Aprile, comunque, è stato un mese sereno.
Con qualche momento di noia, come sempre. Con le solite nostalgie che di tanto in tanto riemergono potenti. Con sempre quella speranza che, a volte, pensi che sarebbe meglio che andasse via.
Con qualche occhiata dalla finestra del bagno del mio ufficio alla redazione del quotidiano che si trova al piano di sotto - pensando a come sarebbe lavorare lì, ad essere pagati per scrivere.
Con sempre troppe serate trascorse a perdere tempo on line, cercando segni ed ispirazioni - e troppe poche passate a scrivere.
Ma anche con tante cose belle.
Momenti di armonia, risate. Persone che tornano, ed altre che si avvicinano di più.
Cibo, convivialità.
Sperimentazioni.
Cose nuove fatte, e altre rifatte ma con occhi nuovi.

Mi sembra un buon mese da ricordare.
Mi sembra un buon mese in cui inaugurare questa nuova rubrica.


#1 - [Il mio hobby preferito a metà pomeriggio in ufficio...]
...far finta di non essere in Italia.
Con il mio bicchierone di plastica di Starbucks che mi hanno regalato all'aeroporto di San Diego e la mia collezione di tè inglesi.
Ma non è solo questo.
Ad aprile ho fatto un anno qui, nel mio nuovo posto di lavoro.
E quando ci sono gli anniversari non posso fare a meno di fare bilanci.
Ripenso a come, un anno fa, per una serie di circostanze, mi ero convinta che, forse, dovesse essere un po' un segno del destino che io e questo lavoro ci sceglissimo.
Non lo so se sia davvero così - però ripenso a quante cose sono cambiate in un anno, a tutte le persone che ho conosciuto e a tutto quello che è successo. Nella vita, intendo, più che nel lavoro.
E forse, ormai, ho imparato che, nel fare bilanci, è sempre più costruttivo concentrarsi non tanto su quello che manca, ma su quel che c'è, se ci sa far sorridere, se ci sa far stare bene.
Nella vita, sempre. E il lavoro ne fa parte.


#2 - [Sperimentazioni...]
Una lezione di calligrafia medievale è una di quelle cose che, probabilmente, se non conoscessi Ginger Cat, non avrei mai pensato o potuto sperimentare.
Solo lei riesce ad avere queste idee alternative.
E meravigliose.
Due ore a scoprire quanto comporre lettere gotiche con una vera piuma d'oca sia incredibilmente rilassante e soddisfacente.
In alto: le aspettative. In basso: la realtà, le lettere da me vergate, come un vero monaco amanuense.
Ogni lettera si crea con almeno quattro movimenti, di taglio e/o di punta. E ognuno di questi movimenti richiede un nuovo bagno nell'inchiostro. Non per nulla si dice "pazienza certosina"...


#3 - [Piccole collezioni crescono...]
La mia non è una regolare collezione di magnets di viaggio.
E' più di nicchia, e, ovviamente, riguarda i gatti neri.
C'è una copertina del New Yorker, acquistata di fronte al MoMa. Ovviamente c'è Parigi. C'è una leggenda polacca di un gatto nero che salvò una città dai topi (che mica è poco).
Ci sono due gatti che si bevono una bottiglia di rosso in Piazza della Signoria. L'altro gatto è rosso, anche se Ginger è astemia e la mia compagna di bevute è Tabby - ma a Firenze in effetti c'ero stata con lei.
Il Keep Calm arriva da Torino, ed è dunque praticamente a kilometri zero - ma direi che ben si addice all'aplomb sabaudo.
E infine c'è l'ultimo arrivo, che Ginger mi ha appena portato da Venezia.


#4 - [Angoli di Genova...]
Genova è una città raccolta, un po' chiusa, raggomitolata su di sé, con il suo animo marinaio di poche parole.
Ma, fra le sue spire burbere, se si decide di esplorarla, ci sono angoli magnifici, di una bellezza articolata, riflessiva.
Come i Giardini Emanuele Luzzati dove Ginger Cat mi ha portata l'ultima volta che sono stata a trovarla: un terrazzo racchiuso fra murales colorati e chiese antiche, con panchine su cui sedersi a leggere ed aiuole fatte di gerani ed ulivi.
Una parentesi di pace nel cuore della città.


#5 - [Il lato tenero di Mc Curry]
La mostra fotografica di Steve Mc Curry alla Reggia di Venaria è stata di un'intensità spiazzante.
Le sue foto sono umanità messa a nudo in maniera diretta, senza filtri, senza metafore, senza attenuanti. Umanità spietata, sofferente, reale, brutta, bellissima. Occhi trasparenti, lacrime che scendono, emozioni buttate fuori, a vivo, come uragani.
Pugni nello stomaco, quasi sempre.
Ma, a sprazzi, anche tenerezza.
Chi ha un gatto lo sa: se stai facendo altro, fa di tutto per attirare la tua attenzione. Soprattutto se stai leggendo.
Evidentemente anche chi ha un elefante lo sa.
Non mi lamenterò mai più della stazza di Sirius...


#6 - [L'invasione dei toast giganti...]
Avete notato come, ultimamente, si stia diffondendo una nuova razza di toast geneticamente modificati?
Toast giganti, grandi il doppio di quelli che si trovano nel bar sotto casa.
Ma, tant'è, se sono creativi e succulenti come quelli di Capatoast, ben venga.
E poi Piazza Bodoni è da sempre uno dei miei angoli preferiti di Torino.
Mi piace sedermi lì, per fare qualsiasi cosa.
Per ascoltare la musica che esce dal Conservatorio. Per assistere agli spettacoli di tango. Per parlare fino a notte fonda dei film della Marvel.
E per mangiare toast giganti...
[Capatoast, via Urbano Rattazzi 1, Torino]



#7 - [Il Giardiniere Poeta colpisce ancora...]
...e menomale.
Vi ho già parlato tante volte di Rodolfo Marasciuolo, ma non mi stancherò mai di farlo.
Soprattutto, non mi stancherò mai di ammirare le sue opere - delicate, gentili, bellissime.
Quando ne sbuca fuori qualcuna di nuova è sempre una festa.
Una festa che vorresti passare leggendo su una panchina di farfalle come Pinocchio.
[Piazza Carlo Alberto, Torino]



#8 - [Libri e rose...]
In Catalunya, Spagna, per la festa di San Jordi, il 23 aprile, è usanza regalare una rosa alle donne ed un libro agli uomini.
Ovviamente lo trovo un po' ingiusto - vorrei un libro anch'io.
Perché regalare un libro a qualcuno è un omaggio intimo e profondo. Non solo, è uno scambio: è un dono di un pezzetto della propria anima a qualcuno che, forse, la può capire. Qualora lo voglia.
Perché i libri, spesso, sono fatti delle storie che la vita non è riuscita a scrivere.
Che magari sono durate un attimo soltanto, come le rose. Bellissime nella loro potenzialità, ma caduche.
E allora, forse, libri e rose sono davvero una coppia perfetta...


#9 - ["Che meraviglia"...]
"Che meraviglia" ci dicevamo io & Ginger, mentre chiudevamo con il dessert il nostro pranzo nei giardini della Reggia di Venaria.
Il sapore delle fragole in bocca, i tavolini in ferro battuto color pastello, le tovagliette con la Galleria di Diana, la vista sulla Reggia e sulla vasca con la gondola che scivolava su e giù.
Il cielo un po' bigio, ma il sole che fa capolino quel tanto da rendere la temperatura tiepida e l'aria piacevolmente fresca.
I progetti di viaggio che sanno di Estremo Oriente.
"Che meraviglia".
Ci guardiamo, e ci diciamo che sarebbe bello riuscire a dirlo più spesso.
Magari si potesse.
Ma, intanto, è già bello saperlo dire quando lo si può dire...


#10 - [Streghe e massi erratici...]
Dalle mie parti, nella Bassa Valsusa, non si chiamano streghe.
Si chiamano masche. E non fanno incantesimi, fanno la fisica.
Ti sollevano e ti portano via, rapiscono i bambini e si trasformano in cani neri. O in gatti, ovviamente.
Storie che mi raccontavano da bambina e che forse andranno perse, prima o poi.
Ma nei boschi ci sono questi massi erratici, meteoriti piombati dal cielo chissà quanti anni fa, che rimangono immutati.
Questa è la Roca Sgaroira, usata dai bambini come scivolo per la sua forma particolare.
Dicono che ci facessero il sabba. Dicono che ci sia un campo magnetico anomalo attorno.
Ma, in questa domenica pomeriggio di metà aprile in cui li vado a cercare, l'unica magia sembra essere quella dell'incanto della primavera sfacciatamente in boccio tutto attorno.
O quella delle tradizioni antiche in cui affondano le nostre radici.
In cui un po' ci piace credere. Per tornare un po' bambini e rivivere quello che c'è stato prima di noi.
La strada da cui arriviamo...

4 commenti:

  1. Bellissimo format! Anche io ultimamente sto provando a concentrarmi sempre più su quello che c'è, non quello che manca, e ad esserne grata :)

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    1. Grazie!
      Sì, è qualcosa che in generale tutti tendiamo a dare un po' troppo per scontato...

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  2. Calligrafia medievale: una delle millemila cose che mi piacerebbe imparare! Sono consapevole che ci voglia pazienza ma credo potrei trovarlo anche io rilassante e soddisfacente, anche se sono certa che un buon numero di persone diventerebbero isteriche dopo una riga e mezzo di tentativi! Brava!

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    1. Penso che ci voglia un po' di vocazione da amanuense per poterla apprezzare, ma io ho sempre saputo di averla un po'!
      Secondo me col tuo talento artistico ti riuscirebbe bene. E dà una certa soddisfazione scrivere così :)

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