giovedì 26 maggio 2016

Parco del Meisino, la Holyrood di Torino


Parco del Meisino Torino
Il Parco del Meisino è un parco alla periferia di Torino ed è una di quelle aree verdi che, pur essendo a pochi passi dall’intreccio di asfalto e pietra del cuore urbano della città, ti fanno dimenticare di essere sul territorio comunale di una metropoli e ti abbracciano in una sfera fresca e rilassante di pace campestre.


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Un po’ come il Parco di Holyrood per Edimburgo – dove per la maggior parte del tempo hai l’impressione di essere immersa corpo e anima nella brughiera delle Highlands e ti ricordi di essere in città solo quando sbuchi da una curva sulla cima dell’Arthur’s Seat e contempli la Old Town dall’alto -, anche il Meisino riesce a compiere questo incantesimo di dolce oblio dell’urbanizzazione, regalandoti promemoria del fatto che sei a Torino solo quando, di tanto in tanto, all’orizzonte sbuca la Basilica di Superga fra le frasche degli alberi.

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Il nome “Meisino” è l’italianizzazione di un termine piemontese, che sta sostanzialmente a singificare“Terra di Mezzo”. Mentre cammino fra i suoi prati e i suoi sentieri in questa dolce mattinata di inizio primavera che ho scelto per esplorarlo, non posso fare a meno di pensare all’universo che Tolkien aveva battezzato allo stesso modo, all’idillio campestre in cui vivevano i pacifici hobbit, ignari della frenesia e della sete di potere che stavano distruggendo il mondo al di fuori della loro bolla verde.
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Il Parco fa parte dell’omonima riserva naturale alla confluenza nel Po della Stura di Lanzo, che è a sua volta una delle 12 aree protette che compongono il Parco del Po Torinese. Ha un’estensione di 45 ettari e si trova nella zona est di Torino, in Borgata Rosa-Sassi, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici dal centro città.
La riserva naturale comprende anche l’Isolone Bertolla, che dal parco è visibile costeggiando l’ansa del fiume, con i suoi alberi fitti e misteriosi, che sembrano nascondere un mondo diverso da quello che conosciamo, una tribù vicina eppure straniera, che ci osserva da lontano con curiosità.
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L’Isolone è stato creato artificialmente negli anni ’50, come conseguenza della costruzione della Diga del Pascolo, volta a evitare gli allora ricorrenti allagamenti provocati dalle piene del Po e a ottenere un invaso utilizzabile per la produzione di energia idroelettrica. La tribù che lo popola, invece, è la vasta colonia di aironi cenerini, che ama sfruttare per la nidificazione i pioppeti e l’isolamento di questo pezzo di terra che galleggia in mezzo al fiume e che non è raggiungibile a piedi.
L’Isolone è infatti l’unico esempio di garzaia presente in città in Italia: è cioè un luogo, presente all’interno di un tessuto urbano, dove avviene una nidificazione collettiva da parte di numerosi esemplari di aironi con abitudini migratorie.
La riva del Parco che fronteggia l’Isolone scivola verso il fiume attraverso una spiaggia sabbiosa, che porta l’antico nome di Pulchra Rada (dal latino, Bella Spiaggia) e qualche segno recente del passaggio dell’uomo: barchette dall’aria vissuta, oggetti appesi ai rami spogli di un albero e legni conficcati nel terreno a mò di totem, che fanno galoppare la fantasia e immaginare storie probabilmente più avventurose di quello che sono realmente. O magari meno, chissà…
Di sicuro c’è che il Parco è utilizzato dai torinesi come se fosse una casa in campagna: non solo bicicletta e passeggiate ma anche cavallo all’interno del suo centro ippico, bocce, calcio, beach volley. E soprattutto coltivazione di orti urbani. Con qualche simpatico ospite che fa gli onori di casa…
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2 commenti:

  1. È vitale sapere che ci sono certe aree anche "dietro l'angolo" dei centri più urbani!

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    1. Vero!
      Piccole oasi per dimenticare la frenesia della città :)

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