mercoledì 4 maggio 2016

Venaria, la Versailles di Torino


Quando ero piccola e con i miei genitori a volte andavamo al Parco della Mandria, a Venaria, in provincia di Torino, io me la immaginavo come una sorta di enorme creatura incantata che giaceva in una specie di sonno magico - una Biancaneve gigante, forse, o magari un drago buono.
La Reggia dormiva alle spalle del suo parco, chiusa ed abbandonata, uno dei tanti tesori italiani messi in un baule e dimenticati in cantina fra polvere e muffa.
Nel 2007 è arrivato il suo Principe Azzurro, che l'ha risvegliata, restaurata e finalmente riaperta al pubblico.



Se Torino è una piccola Parigi, del resto, non poteva non avere anche la sua piccola Versailles - solo che, con la consueta eccessiva modestia dell'understatement sabaudo, la sottovalutava un po', si era quasi scordata di averla.
"Ah sì... ce l'abbiamo anche noi la Reggia, giusto. E' vicino alla villa di Umberto Agnelli. Ma non è granché".
Cenerentola, forse, più che Biancaneve.


Al Tg 5, quando hanno presentato la riapertura dopo i restauri, l'hanno chiamata Venària per tutto il servizio.
Si dice Venarìa.Venaria Reale. Perché è nata come riserva venatoria di Carlo Emanuele II di Savoia.
E ti fa pensare a quanti castelli/palazzi/regge/palazzine avevano questi Savoia.
E a quanto tempo passassero a caccia. Del resto il golf ed il tennis non li avevano ancora inventati. Avessero inventato il calcio magari avrebbero acquistato la Juve. Ah no, già, quelli sono degli altri.
E poi si chiamavano tutti Carlo. O Emanuele. O Vittorio, o Amedeo. O due nomi di questi combinati fra loro. Così poi le piazze di Torino sembra che si chiamino tutte uguali - infatti noi Torinesi per distinguerle gli abbiamo dato dei soprannomi. Che però conosciamo solo noi, così se dai appuntamento ad un tuo amico non-torinese in Piazza Carlina e lui la cerca su Google Maps è panato. Che vuol dire "fregato" in piemontese - ma letteralmente significa anche "ricoperto di pan grattato", quindi ora mi sto immaginando una miriade di turisti che girano ricoperti di pan grattato alla ricerca di Piazza Carlina...
E, soprattutto, come al solito, sto divagando.


Dicevamo - buon per i Savoia, che avevano tutti questi castelli. E buon per noi.
Perché adesso dico una cosa molto poco torinese: la Reggia di Venaria è proprio bella.
Ed ha ben poco da invidiare a Versailles.
A parte i festini di Maria Antonietta, magari. E il fatto che Sophia Coppola l'abbia usata come set, conseguentemente.
Ed i fiori, ecco.
A Venaria non ci sono fiori - a parte qualche timido fiore di vetro appassito e la galleria di rose rampicanti che ovviamente non sempre è in boccio.
Non è per nulla petalosa. Nemmeno un po'.
Capisco che, da brava Biancaneve torinese, avrà detto al suo Principe che i fiori poteva tenerseli perché danno lavoro e sporcano - però...


Ok, ora la smetto di essere torinese per un attimo.
Basta critiche, solo cose belle.
Proverò ad essere milanese.
"Ueh, l'è la nostra Reggia la più figa, mica no? Altro che Versailles! Qui ci veniva pure il Vittorio Emanuele. Ma mica a cazzeggiare. No, ci faceva team building. Con delle sessioni di hunting nel Parco".
Ok, seriamente.
Vi dico cosa mi piace della Reggia.


Mi piace che ci si arrivi da una via pedonale di Venaria, che, da cupa e fatiscente che era negli anni '80, adesso è stata anch'essa restaurata e ravvivata, con negozi e locali, e anche una chiesa barocca e qualche edificio pregevole, che sono una sorta di antipasto, o di anticamera, al piatto forte della visita principale.


Mi piace l'ingresso con la Fontana del Cervo, che, un paio di volte al giorno, danza a suon di musica fra luci e vapore.
[Modalità Torino on - Forse con qualche zampillo anche al centro sarebbe ancora più spettacolare - Modalità Torino off]


Mi piace il suo essere composta da due parti - bicolore come un gelato col biscotto.
Forse è un po' un altro vizio di Casa Savoia, questo, perché mi ricorda la doppia facciata, medievale e barocca di Palazzo Madama in Piazza Castello a Torino: non solo continuavano a costruirsi dimore in ogni dove, ma ritoccavano anche quelle già esistenti. Quasi un modo di marcare il territorio e voler passare alla Storia superando quanto fatto dai propri avi.
C'è una parte seicentesca, in laterizio rosso, con delle buffe formelle che fanno le smorfie sopra ogni finestra e il tetto composto da tegole di diversi colori come quello del Duomo di Vienna; e una parte settecentesca, candida, elegante, in stile francese.
Ironia della sorte, quest'ultima è stata costruita per "rattoppare" proprio i danni provocati da dei colpi di cannone francesi.

La Galleria di Diana

Mi piace, ovviamente, la Galleria di Diana.
E come non potrebbe? E' il pezzo forte della Reggia, quello che compare più volte fra le immagini se la cercate su Google, quello che è stato scelto come emblema per tutto il merchandising ufficiale, comprese le tovagliette del bar.
Il pavimento a scacchi bianchi e neri, l'eleganza degli stucchi ariosi e degli affreschi sulla volta e il gioco di prospettiva che la rende scenografica: è incantevole così, senza nient'altro.
Soprattutto senza gente - se si ha la fortuna di trovarla semideserta com'è successo a me e a Ginger Cat sabato scorso.


Mi piace l'arte che arricchisce ulteriormente le pareti stuccate delle varie stanze: tele di Guido Reni e Rubens ben incorniciate da affreschi altrettanto meritevoli sulle volte.
Mi piacciono gli ologrammi degli attori in costume che raccontano com'era la vita di corte, scivolando sulle pareti come fantasmi vivaci.
Sì, quella è la Littizzetto. E c'è anche Chiambretti.


Mi piacciono le scuderie, con le carrozze restaurate ed i paggi in livrea.
E il Bucintoro, imbarcazione barocca ricca e dorata, carrozza ad acqua fatta costruire a Venezia da Vittorio Amedeo II ed ultimo esemplare rimasto al mondo nel suo genere, frutto anch'esso di un sapiente e lungo restauro.


E mi è piaciuto concludere la visita con la mostra di Steve Mc Curry, che sarà esposta nelle Scuderie fino al 25 settembre 2016.
250 foto fra le più celebri e significative del maestro della fotografia contemporanea sospese su pannelli semi-trasparenti ti trasportano in giro per il mondo, dall'Afghanistan, all'India, dal Sud America al Sud Est Asiatico, in un viaggio intenso e potente, a volte come un pugno nello stomaco, a volte come una lacrima di tenerezza.
Contrasto fortissimo con l'opulenza di casa Savoia appena assaggiata nelle altre sale - ma così va il mondo.


E ora posso riattivare la mia modalità Torino.
Perché anche così non posso non dire quanto sia bella la Reggia.
E quanto sia bello che si sia risvegliata.
Ben tornata, Vostra Maestà...

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