mercoledì 22 giugno 2016

I miei pretesti per tornare

"Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro,
quando si parte"
(A. Baricco)

I saluti hanno sempre una forte nostalgia.
C'è chi dice che, quando fai un viaggio, dopo non torni mai uguale alla persona che eri prima di partire - perché hai lasciato dei pezzi di te lungo la strada e perché cammin facendo hai trovato frammenti nuovi con cui sostituirli. Perché esistono tante versioni diverse di noi stessi quanti sono i luoghi del mondo da visitare, e, se è bellissimo scoprirle, è anche un po' triste doverle lasciare.
Ed è per questo che, a volte, poi, ci ripromettiamo di tornare.
E troviamo delle scuse per poterlo fare: qualcosa che non siamo riusciti a visitare, un posto che ci siamo persi, un attrazione che non c'era ancora, un piatto da mangiare di nuovo, un panorama che non ci accontentiamo più di contemplare in foto.
Sono i sassolini che ci lasciamo dietro per poter ritrovare la strada, per sperare di rivedere quella versione di noi che già ci manca un po'.
Io di pretesti ne ho sempre tanti...
Eccovene alcuni:

MIT Stata Center [fonte: Pinterest]

[1] Boston
Il mio pretesto per Boston è il MIT - che, di fatto, con la sua architettura futuristica, contrasta non poco con il fascino raccolto e simil-britannico che mi ha fatta innamorare di questa città pioniera.
E di fatto, trattandosi di un ateneo, non è che si possa forse neppure classificare come attrazione turistica - ma, tant'è, il mio animo geek non vuole sentirne ragione e continua a sospirare sbuffando per il fatto di non essere riuscita ad includerlo come meta del mio personalissimo pellegrinaggio nerd durante la mia visita in zona Cambridge.
Nonché per non aver acquistato almeno una t-shirt con il suo stemma con cui potermi pavoneggiare in ufficio e destare le invidie dei miei colleghi ingegneri.


Ammetto che a Boston ho lasciato lungo la strada anche un secondo pretesto.
Il cheesecake cioccolato bianco & lamponi del 75 Chestnut, un grazioso localino a Beacon Hill. Purtroppo ero troppo piena per riuscire a gustarlo come avrebbe meritato, e sono riuscita a buttarne giù giusto un assaggio di un paio di forchettate - che sono però state sufficienti per farmi decretare che si trattasse del miglior cheesecake mai assaggiato in vita mia, una sinfonia perfetta di sapori.
E che prima o poi dovrò tornare per poterlo assaporare degnamente.

Magnolia Bakery [fonte: Pinterest]

[2] New York
Beh, a New York in realtà i pretesti sono tanti.
Grande città (anzi, gigante), pochi giorni e forse anche non organizzati benissimo - sta di fatto che forse l'elenco delle cose che vorrei ancora vedere è più lungo di quelle che ho visto.
Scelgo le due più peculiari: la prima sono i cupcakes di Magnolia Bakery, pasticceria-icona davanti alle cui vetrine siamo anche transitate più volte - ma senza avere la condizione gastro-intestinale di poter fare onore ai suoi celebri dolci. Quando vi dicono che in America le porzioni sono enormi ed i condimenti esagerati, sappiate che non è uno stereotipo: io riesco solitamente a fare appena un pasto al giorno - e ve lo dice una che  di norma ha un appetito da cammello. 
Prenderei una red velvet cupcake, e magari cercherei anche di carpire il segreto per farla diventare rossa - dal momento che, pur seguendo la ricetta alla lettera, a me era diventata rosa.
Che era anche più carina, però...


Il secondo pretesto è un'altalena.
Chi di voi ha visto il film "Molto forte incredibilmente vicino" (e/o ha letto lo stupendo libro di J. S. Foer) sa di cosa parlo.
Ovvero della storia di Oskar, un ragazzino timido ed un po' chiuso nel suo mondo, molto legato al papà, che ha perso nell'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle. Oskar trova una misteriosa chiave fra gli effetti personali del padre e si cimenta in una specie di caccia al tesoro per riuscire a rintracciarne la serratura che apre.
Il finale del film è su questa altalena a Central Park, dove Oskar riflette, si accinge a dare un addio dentro di sé al padre, a provare ad accettare il fatto che non ci sia più e, forse, anche ad aprirsi un po' verso il mondo e la vita.
Fiumi di lacrime, insomma. Ogni volta, ogni singola volta...

Cimitero di Highgate [fonte: Pinterest]

[3] Londra
Ebbene sì, anche nella città che ho visitato più volte in assoluto ho ancora dei pretesti per tornare.
Londra sa sempre come sorprenderti, anche quando non te lo aspetti - qualche angolo inconsueto che finora ti era sfuggito, qualche novità, oppure qualcosa che c'era sempre stato ma che ancora non avevi scoperto.
O, ancora, qualcosa che da tempo vorresti vedere ma ancora non ci sei riuscita.
Il cimitero di Highgate si può visitare solo con visita guidata, perché è in disuso ed altrimenti chiuso al pubblico. La difficoltà sta nel fatto che la visita non è prenotabile prima ed è disponibile solo per un certo numero di visitatori - quindi non è garantita.
Ammetto che non ci ho mai provato: l'idea di attraversare mezza città per poi rischiare di non entrare finora mi ha un po' scoraggiata - ma prima o poi mi ci metterò d'impegno.

[fonte: Pinterest]

Nulla di mangereccio a Londra?
Ma ovvio.
Per qualche strano motivo, durante le mie innumerevoli incursioni in territorio britannico, non ho mai provato un afternoon high tea con tutti i crismi della tradizione, tramezzini ai cetrioli (che non mi piacciono) compresi.
Spero di riuscire a porvi rimedio presto.
Chissà, magari prestissimo...

Fairy Pool [fonte: Pinterest]


[4] Isola di Skye (Scozia)
Skye è uno di quei posti in cui vorrei restare anche un mese, per girarmela palmo a palmo, con calma, esplorandone ogni angolo e fermandomi dove più mi sento ispirata.
Due giorni no, non sono stati sufficienti, e, anche se sono piuttosto fiera di me per essermi lanciata nella guida a sinistra per un'intera giornata (e per essere riuscita a non investire nessuna pecora), mentre ero io al volante non sono stata in grado di godermi più di tanto il paesaggio.
I pretesti che mi sono lasciata dietro, a Skye, sono essenzialmente due: il primo sono le Fairy Pool, queste pozze dall'acqua talmente blu da sembrare fatata. O almeno così pare in tutte le foto che ho visto. Sarà vero o si tratta solo di un sapiente filtro? L'unico modo per scoprirlo è vederlo dal vivo.

Bandiera fatata del clan dei Dunvegan [fonte: Wikipedia]

Il secondo è il castello di Dunvegan.
Mentre eravamo lì, io e Tabby Cat avevamo deciso di non includerlo nell'itinerario, perché non ci sembrava particolarmente rilevante o interessante rispetto ai tanti milioni di castelli scozzesi che avevamo già visitato - ma appena sono tornata a casa mi si è acceso un campanello.
Lo avevo già sentito nominare.
Per la precisione in una leggenda che avevo letto da piccola nella mia raccolta di fiabe preferite.

La leggenda è quella della bandiera fatata, un drappo donato dal Piccolo Popolo al clan dei Dunvegan per richiedere il loro aiuto in caso di necessità. La bandiera garantiva fino a tre aiuti, e pare che ne siano già stati utilizzati due - quindi è ancora conservata sotto vetro nel castello, forse in attesa di poter invocare il terzo ed ultimo aiuto.

Il Prado. Visto da fuori...


[5] E poi...
E poi ce ne sono molti altri - in pratica quasi ogni posto in cui sono stata ha un pretesto.
Per Madrid è il Prado, che era chiuso il giorno in cui avevo deciso di visitarlo. Per Parigi è il Louvre per lo stesso motivo.
Vorrei tornare in Andalusia per vedere Granada e in Norvegia per visitare le Isole Lofoten.
In Cornovaglia vorrei tornare per andare a Tintagel, che sarà anche poco più che un ammasso di ruderi - ma metti che veramente fosse il castello di Re Artù?
In Costa Azzurra mi piacerebbe arrivare fino all'Isola di Porquerolles, e in Irlanda rimpiango di non essermi spinta fino al Giant's Causeway.
Senza contare, poi, che ci sono i pretesti ripetitivi, i voler tornare semplicemente per rivedere, riassaporare, ri-immergersi - in un momento diverso, con occhi diversi, con una miriade di aspetti cambiati sia dentro che fuori di noi.
Sarà sempre uguale l'essenza di quel posto? E la sensazione che ci aveva trasmesso?
Rivivere il passato, rivivere il ricordo connesso ad un luogo non è possibile.
Però è possibile aggiungere nuovi strati di ricordi - magari simili, magari completamente diversi.
E credo che sia questo, in fin dei conti, che forse ci spinge a tornare...

E voi?
Quali pretesti per tornare vi siete lasciati dietro?

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