giovedì 2 giugno 2016

Il mese di Maggio in #10scatti

Che dire di te, maggio?
Che sei volato parecchio in fretta, alla fine.
Che sei stato uno di quei periodi della cui importanza, forse, ti rendi conto solo quando sono finiti. Piccole medicine lievemente amare per curare mal di pancia che continuano a non passare, anche quando ti dici che non sono niente. Che forse più ti dici che non sono niente e meno passano.
Sei stato un mese di presa di consapevolezza. Il problema della consapevolezza è che non serve a nulla se finisci per interiorizzarla solo nel primo livello, quello razionale, e non riesci a farla penetrare un po' più a fondo.
Un mese di dialoghi fra Cuore e Cervello. Col Cervello che ogni tanto soccombe con aria rassegnata - si siede, sospira, dice "Va beh, se sei felice..." e lo guarda vagare, giocare, fare cose futili. Poi cade per l'ennesima volta, piagnucola per i suoi graffi ed i bernoccoli. Il Cervello prima si arrabbia, poi lo coccola, cerca di fargli capire che non può andare avanti così. E se la consapevolezza ha sempre una punta di amaro, a volte perlomeno riesce a dare serenità.
Ma può il Cuore essere in grado di ragionare?
Lo vedremo...



#1 - [Il sottile confine fra farsi del bene e farsi del male]
La mia nuova abitudine (chissà quanto durerà?) del mese di maggio è legata all'andare in palestra.
Cosa che in realtà facevo già prima, più o meno regolarmente - sì, ma non alle 6 del mattino.
Non mi è chiaro se lo sto facendo per masochismo o per farmi del bene.
Credo per entrambe le cose - ma la parte masochista, in realtà, consiste solo nel riuscire a tirarsi fuori dal letto. Tutto il resto è una sana e potente scarica di endorfine e di energia che dura incredibilmente tutto il giorno.
Quasi una specie di droga con effetti collaterali positivi.


#2 - [#mainagioia - o forse sì]
"Mainagioia" è la parola del mese.
Lo slogan del nostro team, basato sull'amicizia e sugli sfoghi sulle sfighe - sentimentali, principalmente. Sempiterne, fondamentalmente.
Ma il cuore della filosofia del "mainagioia" non è un vittimistico piangersi addosso: al contrario, è il saper vedere il lato ironico della vita - anche, e soprattutto, delle piccole grandi sfortune.
Chi usa l'(auto)ironia vince in partenza.
Chi, in più, non si lascia accecare dalla mancanza di quello che non c'è, ma sa anche vedere ed apprezzare genuinamente, totalmente, le fortune che ha, vince due volte.


#3 - [Quando Milano copia Torino...]
...si sollevano sempre interessanti riflessioni sociologiche e di marketing.
Si sa che sul secondo aspetto il rispettivo approccio delle due città si trova a due poli talmente opposti che pare separato da una distanza ben maggiore dei 150 km che le distanziano geograficamente.
Ma spesso non è nemmeno questione di farlo apparire meglio o peggio. "Meglio" o "peggio" del resto sono due metri giudizio estremamente soggettivi - su questo non c'è marketing che tenga.
No - la distanza filosofica fra il capoluogo sabaudo e quello meneghino su questo punto è talmente profonda che la differenza non è nemmeno più un "meglio" o "peggio", ma un "essere" o "non essere".
Ho sentito cose tipo "Ah, ci avete copiato il toro portafortuna da calpestare di Galleria Vittorio Emanuele!!" [no... veramente... è il contrario - e oltretutto è un toro, mica un biscione - e parliamo di Vittorio Emanuele, non di Galeazzo Sforza]; oppure "Ma ce l'avete pure a Torino Grom?" [in realtà non è che c'è *pure* a Torino Grom: Grom E' di Torino].
Insomma - tutto questo per dire che a Torino ci sono due cat café già da un paio di anni: ne apre uno a Milano ed è subito "Il primo cat café in Italia".
Ma, lasciando da parte i campanilismi, se sono per iniziative non solo piacevoli ma anche benefiche come questa, ben vengano le copie - in meglio, in peggio, a Milano, a Torino o in qualunque altro posto.


#4 - [Alla ricerca del lato positivo]
Va bene, lo avete capito: non sono la fan numero uno di Milano.
E non è solo una questione di campanilismo, è anche una sensazione di pelle, una filosofia di vita: a Milano mi sembra tutto troppo grande e troppo prentenzioso, e non riesco a trovare quegli angoletti intimi, quella bellezza semplice che piace a me.
Però non smetto di cercarli.
In questo mese di maggio sono andata alla scoperta di Brera, vagando fra le sue viuzze pedonali coperte di ciottoli e per i cunicoli dell'Accademia. Meravigliosa la Pinacoteca, deludente l'Orto Botanico, senza particolari entusiasmi tutto il resto.
No, neanche Brera è il "mio" angoletto.
Però ci si avvicina già di più.
Chissà se prima o poi lo troverò?


#5 - [Dreaming Japan...]
Prima lo abbiamo solo sognato ed ipotizzato, adesso il sogno è diventato concreto: ad agosto io & Ginger Cat voleremo in Giappone!
I miei sogni giapponesi sono sempre stati vaghi: è un paese che mi ha sempre affascinata, ma non avevo mai considerato in termini più di tanto realistici l'ipotesi di poterlo visitare di persona.
Ma a volte i desideri salgono in maniera piuttosto improvvisa, ed in maniera altrettanto rapida decidi di farli diventare realtà - pertanto eccoci qui, con i biglietti in mano ed un non-sto-più-nella-pelle nel cuore.
Mi sto immergendo nello spirito del viaggio non solo leggendo guide e post, ma anche sfruttando la quotidianità, nelle cose più semplici (sceme?): mangiando sushi, leggendo libri di autori giapponesi.
Ah già - in realtà l'ho sempre fatto.
Però adesso lo faccio con uno spirito diverso. E mi piace quando l'attesa di un viaggio si prepara anche così, cominciando ad immergerti, ad avvicinarti alla cultura del Paese che sta per accoglierti.


#6 - [Mi piacciono le cose difficili...]
Ci stavo pensando quando ho sentito questo meraviglioso malloppo di 900 pagine ("Grotesque", Natsuo Kirino) che mi chiamava dagli scaffali della libreria.
Tanti sono intimiditi dalla mole di certi libri. Per me invece è quasi in richiamo: se un libro è così lungo, forse, avrà tante cose interessanti da dire - o perlomeno non mi lascerà tanto presto.
E pensavo che magari questo è indice del fatto che mi piacciano le cose difficili.
Masochismo?
No, non proprio.
Non mi piacciono le cose difficili a prescindere.
E' solo che le cose che mi piacciono spesso sono difficili. E non mi va di sostituirle con altre solo perché sono facili...


#7 - [...ed è per questo per questo che apprezzo quelle semplici]
Semplici come una giornata di sole.
Semplici come la bellezza.
Semplici come il colore dei fiori.
Come la domenica pomeriggio, come la sensazione dell'erba sotto i piedi nudi.
Mi piace la primavera perché sa di semplcità.
Sa di speranza.
Di ripartenza. Di riprovarci ancora una volta, come se fosse la prima.
Sembra quasi dirti che andrà tutto bene, la primavera. E non puoi non crederci, anche solo per qualche attimo...


#8 - [Libri, viaggi ed un inno d'amore per la mia città]
Vi ho appena accennato il perché Milano non mi piaccia molto. Preferisco invece dilungarmi di più sul perché ami Torino.
Perché è una città nerd.
Ha la sequenza di Fibonacci tatuata sul fianco della Mole. Ha unificato l'Italia ma ne è stata capitale solo per 4 anni - secchiona un po' sfigata a cui non vengono mai riconosciuti i meriti. Ha dato i natali a diversi premi Nobel.
E soprattutto ogni anno ospita il Salone Internazionale del Libro.
In onore del quale, durante i giorni dell'esposizione, l'aeroporto di Caselle si è auto-hackerato il sito, offrendo voli in partenza per Lilliput, Hogwarts, Narnia e Vigata.
Del resto anche leggere è un po' viaggiare...



#9 - [La Spagna - ovvero quando ho bisogno di andare fuori dagli schemi]
La Spagna sta in un angolo - non solo nella cartina dell'Europa, ma anche nel diagramma delle mie mete di viaggio più desiderate.
Di solito non è fra le prime destinazioni a cui penso - è un po' diversa da quelli che sono i miei luoghi ideali: più nordici, più malinconici.
Però - quando mi prende, la voglia di Spagna è irrefrenabile, e so che è proprio di quello che ho bisogno: di andare fuori dai miei schemi, di immergermi in colori e temperature diverse, di lasciarmi andare in qualcosa di leggero, rinfrescante, scatenato.
E, quando torno dalla Spagna, mi sento ricaricata come dopo un pieno di energia e vitamine.
Questa volta la meta è stata l'estremo sud della penisola iberica, quell'Andalusia un po' moresca, musicale, avvolgente - della cui bellezza sorprendente vi racconterò fra pochissimo.
Perché anche i Britannici (nel cuore) come me hanno bisogno di un pochino di Spagna, ogni tanto...


#10 - [Remember to smile...]
Nella vita reale sorrido, lo faccio spesso.
Non mi piacciono i sorrisi finti: preferisco evitare se non è sincero - ma cerco sempre di trovare motivi per farlo, di circondarmi di persone che ne facciano largo uso.
Per qualche motivo, però, in foto non sorrido quasi mai.
Non mi viene, non sono capace. Non mi piaccio quando sorrido in foto. Mi sembro uno squalo ubriaco - e non che ci sia nulla di sbagliato in uno squalo ubriaco; ma, insomma, non ci tengo ad evidenziare la somiglianza.
Però - complice il fatto di essere fuori dagli schemi, complice un pomeriggio di siesta sotto il sole cocente nei giardini della Cattedrale di Malaga, mi sono dedicata a questo esperimento sociale: sorridere in foto.
Non nutro particolari entusiasmi nei confronti dei risultati - ma neppure particolare scoraggiamento: forse anche questo ha a che vedere con l'operazione Volemose Bene di cui sopra...

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