domenica 5 giugno 2016

Malaga by night (and by day)


Se mi dicevi "Malaga", fino a poco tempo fa, mi sarebbe venuto in mente solo il gusto del gelato. Che non mi piace, tra l'altro.
O al massimo il suo aeroporto - che ha come codice IATA AGP e mi sono sempre domandata perché. Ho sempre avuto un po' la fissa di imparare a memoria le sigle IATA degli aeroporti, e adesso lo devo anche fare per lavoro: quelli della Grecia continuo a non riuscire a ricordarmeli; quelli della Spagna sono sicuramente più facili, ma perché abbiano scelto "AGP" per Malaga rimane un mistero.
Non mi sono mai domandata, comunque, come fosse Malaga come città.
Io agogno (quasi) sempre mete nordiche, paesaggi dalle tinte scure, orizzonti malinconici, cittadine introverse. La Spagna di solito la considero poco.
Ma ogni tanto ne sento il bisogno - è come se mi chiamasse.



Che poi sarà vero? E' come quando hai un po' di carenza di magnesio e ti viene voglia di cioccolato - ma è lui a chiamare te o sei tu a chiamare lui? E in realtà dicono che in quei casi potresti anche mangiarti una banana e funziona lo stesso - ma non è proprio la stessa cosa.
Quindi diciamo così: io avevo bisogno di uscire dagli schemi, di uscirne solo come la Spagna sa farmi fare. Perdermi nel sole e nel colore, vitaminizzarmi con la sua energia.
E allora sono andata a Malaga.
In fila per l'imbarco all'aeroporto di Barcellona (codice IATA: BCN, questo è intuitivo) penso che ho voglia di cioccolato, perché c'è un negozietto lì di fianco che emana un profumino... e no, non lo scambierei con una banana, per nulla al mondo. Penso anche che devo smetterla di mangiarmi le pellicine delle unghie, anche se non centra niente - se non magari con il fatto che il cioccolato è meglio.
Penso, poi, che questa fila non è affatto una fila.
Ci sono un po' di inglesi più divertiti che sgomenti: forse anche loro, come me, vanno in Spagna per rompere gli schemi, e anche le file. C'è invece una signora spagnola che tenta una disperata crociata per mettere un po' di ordine in questo ammasso di esseri umani in attesa al gate. Come Don Chisciotte con i mulini a vento cerca di far rispettare l'ordine di arrivo: c'era prima esta chica, che sarei io. Grazie per la chica, signora, ma io sono italiana e ormai ho rinunciato all'utopia di una fila ordinata.
Quando arriviamo a Malaga c'è il sole, e c'è il vento. Quasi come a casa.
No, non proprio perché a casa c'è solo il vento. E non c'è il mare.


Abbiamo la camera al dodicesimo piano di questo palazzone anni '60 che vuole fingersi di lusso: "That's a great floor, you're lucky" ci dice un signore inglese in ascensore.
Quando apro la finestra della stanza la prima cosa che vedo è il palazzo di fronte.
Ma poi esco fuori sul balconcino e vedo tutto il resto.
I triangoli azzurri di mare che si insinuano fra le banchine bianche del porto. La ruota panoramica. Una caotica selva verde. Ciuffi di viola, di queste piante dai fiori lilla che costeggiano i paseos di tutta la città. Gli zampilli trasparenti della Fuente de las Tres Gracias che spezzano ed espandono i raggi di sole al tramonto. La sagoma del Castello di Gibralfaro su in alto.

...by night
Ci sono poche indicazioni.
Ci muoviamo sempre seguendo l'istinto - e a volte invece è meglio usare il GPS.
Per trovare il centro andiamo nella direzione in cui si dirige più gente. Le vie pedonali sono lastricate e lucide: sembrano quasi ripassate con la cera, e la punta dei miei sandali continua ad incastrarsi negli interstizi fra una piastrella e l'altra.
Ci sono un sacco di ristorantini e tapas bar - e poi c'è la Cattedrale che fa capolino da sopra i tetti e ti invita a cercarla.


E ad un tratto te la ritrovi, in una piazzetta che pare quasi troppo piccola per contenerla, dove non riesci a guardarla per intero, nemmeno se provi a salire sulla fontana che c'è in mezzo per rialzarti un po' - ma che la ridimensiona facendola sembrare più intima, più personale, come la fede dovrebbe essere.
Malaga di notte non è solo suggestiva - è quasi mistica.


Le pietre porose e cesellate di ricami gotici che costituiscono il suo cuore medievale sono un chiaroscuro di tinte dorate: il color ocra intenso che hanno di giorno di notte si accende, quasi prende fuoco.
La storia di questa città è anche fatta di sangue e dolore, ma la sera lo nasconde, fa vedere il suo volto migliore, indossa l'abito più elegante, e sfila - misteriosa, solenne, stranamente silenziosa.
Avresti voglia di chiederle quali sono le sue storie, quali sono quelle più dolorose, da dove arriva quel cono d'ombra improvviso, così magnetico - ma continui a scivolare per i suoi vicoli, incantata, alla scoperta di nuovi angoli, di nuovi dettagli.


Anche le ampie gradinate del teatro romano sono immerse nel buio, e si stemperano assieme alla salita al Castello, di cui si distingue solo qualche ombra e qualche contorno, in cui a quest'ora si avventurano solo i gatti e gli innamorati.

...by day
Di giorno, a fine maggio, il sole andaluso accarezza già in modo piuttosto audace.
Mi compero un cappello di paglia uguale a quello che mia nonna usava per andare a zappare nei campi, ma che adesso invece è trendy-chic.


I vicoli che di notte erano dorati adesso solo color ocra, color cenere, caldi, brillanti. La pavimentazione delle strade è sempre lustra, le piazze sempre eleganti, ma con l'aria più innocente, più fresca.


Al mattino prima delle 9.30 non c'è nulla di aperto, nemmeno i bar per fare colazione.
I giardini del chiostro della cattedrale sono come un'oasi - e dell'oasi hanno l'aria idilliaca, le fontane, le piccole vasche, i pesci rossi, i fiori di ibisco. Ma trovare una panchina libera è un impresa.


Il Paseo del Parque è una lunga striscia verde che si dipana in parallelo al porto, una foresta tropicale in miniatura fatta di palme, alberi bottiglia e pappagallini verdi fra le frasche. Qua e là si trovano fontane e chiostri in stile andaluso.
E gattini abbandonati in un cespuglio.
Gli portavamo prosciutto e croccantini tutti i giorni, chissà se adesso ci sarà qualcun altro che lo fa.


La Malagueta è la spiaggia di Malaga.
Non è una spiaggia memorabile, l'orizzonte è inquinato dalle gru del porto, ed è grigia, polverosa, mista ad erba.
Non è fatta di sabbia ma di conchiglie sminuzzate, in cui si sprofonda facilmente e dolorosamente.
Il mare è molto blu e subito profondo, ancora freddo. Sono pochi quelli che stanno già facendo il bagno - ma non c'è via di mezzo: o ti bagni solo i piedi o ti immergi completamente.


Scelgo qualche minuto sdraiata sulle conchiglie, a guardare il cielo più che il mare.
A pensare e a dire addio.
Che in fondo sono venuta qui per questo, per dire addio.
Ma forse è solo un arrivederci, chissà...

Ps.
"Esto es debido a que por la gran cantidad de aeródromos existentes en el mundo, todos los códigos relacionados con el nombre de la ciudad ya estaban asignados a otros aeropuertos, por lo que fue necesario utilizar las letras 4ª y 5ª («AG») y el usual tercer dígito del final del alfabeto para evitar confusiones, en este caso «P».
Y aunque hay varias explicaciones del tipo: "MalAGa Aeropuerto Picasso" --> AGP o "Aeropuerto Gran Picasso" --> AGP"
[Fonte: Wikipedia.es]

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