domenica 26 giugno 2016

Somewhere, in Los Angeles


Di Los Angeles non ero curiosa.
Ci siamo passate per andare a trovare la nostra amica Melissa che vive lì. Mi domando se, senza di lei, avremmo deciso di fermarci lo stesso.
Importa davvero?



Con il nostro volo South West in ritardo di un'ora siamo partite da Oakland ed atterrate a Burbank. Viaggio da periferia a periferia, da aeroporto secondario ad aeroporto secondario, evitando SFO e LAX, e bevendo vini californiani al bar con una pastora di San Diego.
Melissa ci aspetta al ritiro bagagli.
Già, il ritiro bagagli in (molti? alcuni?) aeroporti USA è all'esterno, nell'area pubblica.
Questa cosa mi ha colpita. E il terrorismo? E i furti?
Ah già - non siamo in Italia.
Melissa abita non lontano dall'aeroporto, a Studio City, sobborgo di Los Angeles in zona Hollywood, che si chiama così perché ospita molti studi cinematografici. Studio - City: la città degli studios. Vedi il pragmatismo degli Americani...
Stiamo in un hotel dietro casa di Melissa, un hotel un po' motel, con la piscina e tutte le camere attorno. L'arredamento è molto anni '60 e ci sono le zanzariere in bagno. L'uomo alla reception è un messicano dai modi un po' spicci.
Studio City è fatta di case basse e vie strette, tranquille. Ci sono localini dall'aria cosy e negozietti di modernariato. Sui marciapiedi la notte è illuminata da miriadi di lucine a filo tese fra un albero e l'altro ed avvolte attorno al tronco.


La scritta "Hollywood" compare da lontano, un po' sfocata dall'afa.
E' bianchissima e spicca contro il verde un po' secco e brullo della collina - ma fa un po' strano vederla sbucare quasi per caso fra le spire di un paesaggio urbano quasi anonimo. Cemento, palazzi sobri, pali dell'alta tensione, semafori - siamo a Los Angeles? O forse potremmo essere ovunque?
Sì, siamo a Los Angeles. E' quella scritta che sbuca fuori all'improvviso a dircelo. E forse anche tutto il resto. E' una città pragmatica. Quasi artificiale, sembra. Palazzi di vetro luccicanti, strade larghe, negozi, negozi, negozi. Pochi segni distintivi. Forse in realtà il suo segno distintivo è proprio questo - il fatto di non averne.


Di essere perfetta ma un po' asettica. Di non voler mostrare nulla di particolare. Di essere appariscente ma un po' di plastica.
Come una diva di Hollywood ripassata di Photoshop e botox. Non significa che non sia bella (o che non potrebbe esserlo). Non significa che non abbia un'anima. Semplicemente sceglie di non mostrarla, di nasconderla sotto qualche strato di apparenza scintillante.
E noi vaghiamo in macchina per questa apparenza scintillante, guardiamo i film più famosi di questa diva.


Girare per Los Angeles è come stare dentro ad un film. E non solo perché i luoghi che vedi li hai già visti su qualche schermo, piccolo o grande che sia, talmente tante volte che nemmeno più sai dire dove, e che quindi è un po' come se non facessero parte dei fotogrammi di qualche pellicola che hai visto dall'esterno, ma dei tuoi ricordi, di ciò che hanno visto i tuoi occhi.
Ma la sensazione da film non è data solo da questo.
Sembra tutto un grande set.


Mi viene in mente "Somewhere", il film-critica dell'ambiente dello spettacolo girato da Sophia Coppola. Mi viene in mente l'atmosfera che si respira per tutta la pellicola - quell'atmosfera che la regista americana è riuscita a trasmettere molto bene, in maniera sottile ed allo stesso tempo potente, e che ora mi sembra di percepire sulle stesse strade in cui il film è girato. Rumore fuori e silenzio dentro. Lusso scintillante finché riesci a galleggiare sulla superficie. Paura di sprofondare dentro qualcosa di alienante.
E allora cerca di rimanere a galla, di scintillare finché puoi.
Noi, invece, continuiamo a girare.


Per Beverly Hills, con le sue ville bianche e le palme altissime, che si stagliano inavvicinabili contro il cielo azzurro, contro il sole californiano.
Per Melrose, con le sue case basse e colorate e le botteghe zen.
Per Rodeo Drive, pavimentata di marmo con le sue boutique scintillanti.
Per Hollywood, calpestando le stelle per terra. Cercando (invano) quella di Orlando Bloom. Leggendo i nomi ed ammettendo (con ignoranza) che alcuni non li conosciamo.


Saliamo fino a Mulholland Drive, a guardare il panorama. La vegetazione brulla, bruciata dal sole californiano. La città, sotto, ma lontanissima.
Adesso mi vengono in mente i R.E.M.

"If I ever want to fly
Mulholland Drive
I am alive"

You're plasticine, I'm gasoline, I am alive.
Los Angeles è lontanissima sotto di noi, e noi la distanza l'abbiamo riempita.


Di pancakes giganti, shopping selvaggio di cazzatine a Korea Town, autoscatti controvento, sushi, pupusas, gatti, risate.
Di noi.
Volando fin qua per incontrarci.


E' questa la mia Los Angeles.
Anche il vuoto è qualcosa che si può scegliere di riempire. Di riempire con le cose giuste per te.
Ed è come scegliere di essere felici, quando puoi farlo...

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