giovedì 16 giugno 2016

Una volta all'anno viaggia da sola



Una volta all'anno viaggia da sola.
Vai in un posto che ti chiama - e poi magari fatti deludere. Oppure fatti stupire.
Fai qualche errore, non pianificare troppo. Gira a caso, con gli occhi bene aperti e devia dal tuo itinerario quando qualcosa ti ispira.

Perditi, anche.
Magari proprio in una zona che non c'è sull'approssimativa mappa che ti hanno regalato in albergo, e mentre il GPS del tuo telefono non funziona. Ma non farti prendere dal panico. Te la caverai. Anche se il tuo senso dell'orientamento non è fra i doni più potenti che possiedi sappi che in certi casi si mette a funzionare. Non è un miracolo, è istinto di sopravvivenza.
Impara ad usare risorse che non sapevi di avere.
Impara cose che non avresti mai pensato di imparare - ma che una parte di te, in qualche modo, sapeva già.
Impara fin dove puoi spingerti e che cosa devi evitare. Sei responsabile di te stessa, ora più che mai.




Prova qualcosa di nuovo - un piatto, un'esperienza, un approccio.
Non prendere taxi, prova a cavartela con i mezzi pubblici.
Impara qualche parola nuova. Ce ne sono sempre da imparare, anche se pensi di sapere già la lingua.
Assaggia la specialità del luogo, nel locale che ti dicono essere il migliore - ma non in quello più pubblicizzato.

Gira a piedi, tantissimo, finché non ti sentirai troppo stanca.
Fallo anche per combattere quel groppo di solitudine che a volte inevitabilmente viene, anche se ti piace stare da sola, quella sottile sensazione di ansia nell'essere da sola in un posto che non conosci - che rimane sempre un po' sotterranea, di sottofondo, ma che di tanto in tanto fa capolino.
Distraila, falla tacere. Ma ogni tanto fermati anche, lasciala andare, lasciala sfogare, accarezzala.
Siediti in un parco, a guardare la gente che passa, sguinzaglia i tuoi pensieri, liberi. Non averne paura, tanto in quel momento stanno uscendo fuori da te.


Scrivi.
Non tutto però. Devi fare in modo di non avere il tempo di scrivere tutto, perché devi anche vivere prima di scrivere. Ma scrivi quello che senti di non poter fare a meno di scrivere.
Vinci i tuoi limiti, ma senza accorgertene. Fai qualcosa che una volta ti faceva paura, ma adesso non più.

La sera crolla sul tuo letto in albergo, stanca. Soddisfatta, almeno un po'. Almeno per qualcosa. Trova almeno una cosa nella tua giornata che ti abbia resa soddisfatta.
Respira e senti di nuovo quel groppo che brucia.
Senti le tue mancanze, forte.
Pensa alle persone che ti mancano - quelle che non sono più nella tua vita, che non ci sono mai state, che forse non ci vogliono essere. Quelle che ci sono ma che sono lontane, forse non solo fisicamente. Quelle che invece ci sono e che ti senti in colpa di aver lasciato a casa mentre tu sei qui da sola.


Dicono che viaggiare da soli aiuta a trovare se stessi.
Non è vero. Bastasse così poco.
Però è un modo per riscoprire se stessi, questo sì. Non accade come una magia, devi saperlo volere già prima. Prima di seguire il tuo istinto devi saperlo ascoltare, capire che cosa ha da dirti.
E non è anche vero che non devi avere paura di ascoltarlo. Certe consapevolezze fanno paura sì, è giusto che la facciano. Ma lo fanno per un po', poi ci si abitua. E si capisce che, nonostante la paura, bisogna andare avanti in quella direzione - perché stare fermi, tutto sommato, forse fa ancora più paura.

Quindi vivere è un po' come viaggiare.
E anche qui, a volte, bisogna farlo da soli...

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