domenica 21 agosto 2016

Perché i Giapponesi quando vengono qui fotografano tutto...



Sono seduta ad un chiosco alla Stazione di Torino Porta Susa e sto mangiando un okonomiyaki per pranzo. 
Sono appena tornata dal Giappone ed avevo voglia di okonomiyaki
Mi sento come la pubblicità di una nave da crociera qualche anno fa. 
Chiudo gli occhi e sento il caldo umidissimo sulla pelle, sento i profumi dei yakitori cotti alla griglia e del tempura, sento il frinire assordante delle cicale giganti e il tintinnio delle campanelle nei templi, i treni shinkansen che sfrecciano sui binari sopraelevati.


Ho fatto tantissime foto in questo viaggio.
Ne faccio sempre tantissime, ma stavolta ho superato me stessa.
Ne ho fatte così tante che mi sentivo una turista giapponese - e ho capito perché loro, quando vengono qui, fotografano tutto.
E' un mondo diverso, con regole ascritte diverse, segnali diversi, insiemi di cose piccole e grandi completamente diverse.


Stile manga ovunque, anche sui corrimano delle scale mobili o sulle macchinette dei biglietti della metropolitana; un alfabeto che è un'opera d'arte, e che, come un'opera d'arte complessa, ai miei occhi profani di occidentale era un mistero indecifrabile; colori fluorescenti e rumori assordanti che si alternano a silenzi ed introspezione.


I Giapponesi somigliano un po' agli Inglesi: ci tengono alle buone maniera e a fare le code ordinate, guidano sulla destra, adorano i gatti ed il té e passano dall'essere controllati e silenziosi alla caciara più indisciplinata dopo un paio di bicchieri.


Hanno i taxi con i sedili ricoperti di pizzo e le portiere che si aprono da sole; i wc con la seduta riscaldata ed il bidet automatico incorporato; gli specchi dei bagni che lasciano sempre un rettangolo libero quando si appannano dopo la doccia; cicale giganti e dolci di gelatina così lucidi e perfetti da sembrare finti.


La cosa strana è che ancora non mi sembra di essere tornata davvero.
Forse è perché un pezzetto di cuore non è tornato assieme a me - è rimasto là.
In compenso, al posto suo, ci sono tanti ricordi, tanti colori, tante storie, tante cose che mi hanno incuriosita, arricchita, entusiasmata - lasciata con la voglia di tornare.


Mi manca un ultimo pezzetto di viaggio per tornare a casa: il pezzo più breve e facile rispetto ai sette fusi orari che ho attraversato - solo qualche fermata di metropolitana; eppure non ho voglia di farlo. 
Vorrei non essere già diretta a casa ma avere ancora qualche camera di albergo che mi aspetta, in qualche posto che ancora non conosco. 


Forse certi viaggi non arrivano mai per caso. Forse sono delle metafore, forse sono un'immagine colorata che serve come copertina di un nuovo capitolo che si sta per aprire. Alla fine nei capitoli non c'è mai scritto quello che vorresti, quello che ci avresti scritto tu se scriverli dipendesse solo da te - però alla fine l'importante (dicono) è che ci sia scritto comunque qualcosa di bello. 
Qualcosa che non ti saresti aspettato. O forse qualcosa che in realtà c'è sempre stato - ma prima non riuscivi a vederlo. 
E mentre ero in volo da qualche parte fra la Russia e la Cina stanotte e facevo finta di dormire, mi dicevo che potevo concedermi un'ultima volta di pensare a quello che dovrei lasciare andare - perché mentre sei in volo non sei da nessuna parte, non sei in nessun tempo, e quello che pensi è solo tuo, non deve fare i conti con la realtà, con quello che non c'è, o che c'è e non è tuo. 
Ma alla fine non ho pensato a niente. 
C'era solo l'aereo buio, il rombo dei motori, qualche bambino che piangeva e i Green Day nelle mie cuffie. L'odore dei noodles di qualcuno con un fuso orario strano nel metabolismo. Le mie gambe stanchissime e il sonno in attesa in un angolo che non vuole arrivare. 
Nessun pensiero. Nessun piano. Nessun desiderio. Nessuna mancanza. 
Ed ho pensato - questo sì - che era straordinariamente liberatorio… 

8 commenti:

  1. Anche io ho lasciato un pezzo di cuore in Giappone e come te ho scattato tantissime foto... Mentre camminavo e mi guardavo in giro mille dettagli catturavano la mia attenzione, forse perche' appunto mi trovavo in un mondo completamente diverso dal mio, forse perche' quando viaggio la mia curiosita' e' a 1000!

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    1. Esatto! Sono proprio i dettagli a fare la differenza, e anch'io ero curiosissima di tutto!
      Davvero un'esperienza bellissima...

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  2. L'ultima foto mi sta facendo tanto pensare: dove l'hai scattata?

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    1. Quella è a Malpensa, al terminal 1, prima di partire :-)

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  3. Avevamo 2 fotocamere e 2 cellulari per fare foto, ma alla fine non ho fotografato le cose importanti: i bagni, mi son vergognata a fare le foto dei bagni, si può?! o dei controllori sui treni; ci devo tornare!

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    1. Io ho fatto 900 foto con la macchina fotografica ed un centinaio con il cellulare :-D
      La foto ai bagni l'ho fatta, ma non la pubblico ;-P

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  4. E' la prima volta che capito sul tuo blog e lo trovo molto accattivante. L'occhio mi e' caduto subito sul Giappone, da anni sogno di andarci e spero che il prossimo anno sia quello giusto. Si fotografa cio' che e' diverso, che ci stupisce, che rompe completamente la nostra routine. Un viaggio dall'altra parte del mondo e' piu' destabilizzante ed emozionante ed e' facile capire come la nostra normalita' sia straordinaria e curiosa per gli altri e viceversa. Capibile la tendenza giapponese a fotografare ogni angolo una volta in Italia. Quando saro' io li' faro' di peggio...molto molto peggio!!! :-)

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    1. Ciao e benvenuta!! :)
      Esatto: ho capito la loro abitudine di fotografare tutto perché anche per me è stato così - un mondo completamente diverso e stupefacente, anche e soprattutto nelle piccole cose, quelle che non ti aspetti e che magari nelle guide turistiche non sono scritte.
      Ti auguro di realizzare presto il tuo sogno perché ne vale veramente la pena!!

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