sabato 6 agosto 2016

St Michael's Mount e gli universi paralleli


Se doveste finire in un universo parallelo, quale versione di voi stessi pensate che incontrereste?
Di solito la fantascienza ci insegna che, negli universi paralleli, incontriamo versioni di noi stessi parecchio diverse da quella attiva nell'universo attuale - ma, in fondo, nemmeno più di tanto: è più un'espressione di qualcosa che ci è rimasto chiuso dentro a livello di potenza, qualcosa che forse potremmo essere in circostanze diverse da quelle in cui ci troviamo attualmente, nel bene e nel male. Potremmo essere tutti più o meno felici di quel che siamo, avere più o meno successo di quello che abbiamo - se solo le cose fossere andate diversamente, se solo certi eventi non si fossero verificati, se solo certe occasioni le avessimo o non le avessimo colte.
Io sinceramente non lo so che versione di me stessa potrei trovare in un universo parallelo.
Però so invece che cosa trova l'abbazia di Mont St Michel: la sua versione britannica al di là della Manica, la sua gemella diversa St Michael's Mount in Cornovaglia.



I Francesi (anche se i Normanni in realtà sono abbastanza diversi da "quel" tipo di Francesi) forse direbbero che ne è la versione più spoglia e piccola. Forse anche più sfigata.
Ma io dico che è semplicemente la versione meno famosa, meno turistica.
E per certi versi più autentica.
Ad esempio, tanto per cominciare, St Michael's Mount è ancora un'isola tidale a tutti gli effetti: a seconda della marea c'è un momento della giornata in cui è raggiungibile a piedi ed un altro in cui il mare la avvolge, la separa dal resto del mondo. Non è stata costruita nessuna strada elevata in cemento per consentirne l'accesso in maniera più rapida e facile (e magari anche motorizzata) 24 ore su 24.
Il St Michael di Cornovaglia mantiene la sua indole introversa ritirandosi per qualche ora in mezzo al mare e non facendosi troppa pubblicità: non è invaso da frotte di turisti e mantiene, con timida noncuranza, il suo speciale status di meraviglia nascosta per un pubblico di nicchia.
Sarà forse perché nel Regno Unito di isole tidali ce ne sono ben 72, e quindi, forse, questo suo trasformarsi a seconda di come il globo terrestre gira, questa sua duplice natura di isola e penisola, di mare e di terra, è meno unica, quasi meno magica.


Però la magia aleggia anche su questo St Michel di Cornovaglia, su questo alter ego oltre lo specchio (e oltre la Manica) del suo più celebre collega francese.
L'edificio che vi torreggia in cima ha anch'esso l'aria di un piccolo castello, visto da lontano; ma è un priorato: oggi priorato civile, un tempo anche con funzioni religiose.
E anch'esso è stato costruito su preciso ordine di San Michele Arcangelo, comparso in sogno stavolta non ad un abate in crisi mistica ma ad un gruppo di pescatori - sempre però rispettando la prassi di ingaggio tipica del capo delle milizie celesti, che, durante i secoli bui dell'età medievale, ha dato grande slancio all'edilizia sacra commissionando in sogno abbazie in mezza Europa.


Prima forse era troppo impegnato a combattere draghi, e anche l'isola tidale da lui prescelta come residenza in Cornovaglia aveva un altro inquilino: un terribile gigante che terrorizzava tutti quelli che vi mettevano piede, e che poi fu ucciso da un contadino di nome Jack che lo fece prigioniero in un pozzo. Mi sembra un espediente un po' estremo per giustificare un'usurpazione di proprietà privata: in fin dei conti forse il povero gigante era solo burbero perché voleva un po' di privacy.
L'astuto Jack comunque ci prese gusto e, dopo di lui, si mise ad andare in giro per tutto il Paese alla ricerca di giganti da uccidere con l'inganno: non è l'unico genocidio che ha trasformato il suo fautore in una sorta di eroe nazionale; ma nel caso di Jack la sua vicenda diventò anche una favola per bambini che fa parte ancora oggi del folklore locale.
Un'altra leggenda, stavolta con qualche fondamento storico e geologico in più, dice che il promontorio dell'isola un tempo non fosse affatto tidale, ma fosse in realtà un pezzo di terraferma a tutti gli effetti, circondato da una foresta - che è di fatto il significato del suo nome in celtico. Poi un forte terremoto ha modificato il profilo della costa avvicinando il mare e distruggendo la foresta - e magari regalandogli una certa malinconia nostalgica di quel che c'era prima, che quando si fa notte ha bisogno di affogare in mezzo ai flutti.


Il giorno in cui ci sono andata, al mattino, era in fase di isolamento.
Lo vedevo di lontano, dalla sponda di Marazion, circondato dall'acqua: isola a tutti gli effetti, col fascino delle cose distanti e diverse, difficili da raggiungere e che quindi non avvicini per caso, per noia - ma con la consapevolezza, con la volontà di farlo.


Gli Inglesi non hanno costruito una strada al di sopra del livello della marea per raggiungerlo anche quando questa è alta: gli Inglesi tendenzialmente amano mantenere le tradizioni - quindi St Michael's Mount al mattino si raggiunge in barca.
Una piccola barca a motore che trasporta meno di una ventina di persone, con tanto di spruzzi di acqua salata mentre si naviga.


Per arrivare in cima al monte c'è un sentiero in salita pavimentato di ciottoli sporgenti.
Uno di questi è a forma di cuore, e mi viene da domandarmi se per caso non sia il cuore del gigante imprigionato dal prode Jack. Se davvero era tanto crudele magari aveva un cuore di pietra. O magari si è pietrificato dopo che è stato intrappolato con l'inganno.


Dall'alto, dal terrazzo del priorato, circondato di merli come fosse un castello e con una meridiana in rame ossidata dall'aria salmastra, tira il vento.
E si vede il mare.


Un mare azzurrissimo, cangiante di verde, puro ed immenso.
Sembra il mare di qualche meta più esotica, più balneare. O forse no - del resto io non ci sono mai stata in una meta esotica/balneare. In ogni caso mi sembra bellissimo.
Mi fa vagare i pensieri lontano. O forse vicinissimo a quel che porto nel cuore.
E mi fa capire perché St Michael per qualche ora al giorno voglia farsi abbracciare da queste acque, voglia perdervisi in mezzo.


Dall'altra parte si vede il sentiero sassoso che lo collega alla terraferma.
Adesso è comparso.
Siamo nell'ora in cui è necessario riprendere i contatti con il mondo.
Fra poco dovrò scendere e percorrerlo, camminando sulle rocce incrostate di sabbia umida, ricoperte di alghe distratte che sono rimaste incagliate lì, in attesa che la marea salga di nuovo.
Fra poco.
Ma ora resto ancora un po' qui.
Forse è questo il mio universo parallelo...


2 commenti:

  1. Ciao Serena, sento che io e te potremmo andare in vacanza insieme e apprezzare le stesse cose �� Sono stata a Mount Saint Michael qualche anno fa durante un viaggio in Cornovaglia. Ho adorato l'isola che è isola solo per qualche ora, e ho apprezzato il fatto che tutto segua l'ottica dell'understatement, a differenza del Mont St Michel francese.
    Avevo dimenticato il particolare del viaggio sulla piccola barca a motore tra spruzzi d'acqua e sobbalzi!

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    1. Ciao Silvia,
      leggendoti penso anch'io che potremmo proprio andare d'accordo :)
      Io di solito apprezzo sempre le cose meno pubblicizzate ed un po' nascoste, perché spesso riescono anche ad essere più autentiche. E Mount St Michael non ha fatto eccezione!
      Davvero bello...

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