giovedì 8 settembre 2016

Miyajima, il Giappone e i simboli



"Qual è la cosa che ti è piaciuta di più del Giappone?" mi chiedono.
E questa è una domanda che mi manda in crisi fin dai tempi del tema sulle vacanze alle elementari.
Di solito per rispondere provo ad andare per simboli.
Del Giappone ho visto molte facce - complesse, sfumate, anche contraddittorie.
Ma se chiudo gli occhi e provo ad astrarlo, a condensarlo, l'immagine più nitida, più intensa che mi rimane è quella della spiaggia di Miyajima - il portale torii rosso lambito dall'acqua azzurra, le tinte chiarissime del cielo, della sabbia, delle lanterne che si trasfigurano tutto attorno, i daini che ti camminano al fianco, il silenzio nonostante la gente.



La sensazione di essere in pace, di essere in comunione con la bellezza silente, mistica che ti circonda.
La sensazione di essere lì ma di essere anche altrove - in un posto che non sapresti dire, ma che, in qualche modo che nemmeno ti spieghi, sai che c'è.
La sensazione di trovarsi dentro a qualcosa di intimo, di silenzioso e potente, di vivo e spirituale: un cuore pulsante, un'anima che vibra - un simbolo, ecco. Ma un simbolo non artefatto, un simbolo con una sua concretezza, un simbolo vero, che vive.


Miyaima è un'isola sacra al largo di Hiroshima.
Un tempo era proibito viverci; oggi, per preservare la purezza del luogo, è vietato nascerci e morirci -ma tutto quello che ci sta in mezzo è consentito, compreso fare i turisti. E dormirci occasionalmente una notte o due, in un riokan, per terra sul futon.


Fa caldo quando sbarchiamo a Miyajima dal traghetto partito da Hiroshima.
Il portale rosso, a quest'ora del giorno ancora sulla terraferma, conficcato nella battigia umida, lo si vede già da lontano, navigando - ma la prima cosa che ti colpisce sbarcando sull'isola sono i cervi sacri.
Secondo la tradizione shintoista i cervi sono animali messaggeri degli dei, e per questo spesso popolano le aree naturali in cui sono immersi i templi. A Miyajima passeggiano tranquillamente per le stradine, perfettamente addomesticati e a proprio agio con gli umani: si lasciano accarezzare, ti scrutano con i loro occhi liquidi e scuri e sperano in un po' di cibo - o si procacciano comunque qualcosa da ruminare, sotto forma di carta o stoffa.


Chissà se gli è indifferente preferire la carta o la stoffa, oppure ci sono cervi che sono golosi di carta e altri di stoffa - così come ci sono ragazze che sognano di riempire l'armadio di vestiti e altre la libreria di libri.
Molti provano a farsi un selfie con loro - ma, quando i cervi capiscono che i telefoni non si mangiano, si spostano delusi e un po' scocciati, probabilmente pensando, non a torto, quanto siamo stupidi noi umani.


Esploriamo i templi, uno dopo dell'altro, nel silenzio dei boschi, passando portali di legno, guardando pagode con il naso all'insù, arrampicandoci su scalini incastonati nella roccia, con l'afa che taglia le gambe, fra file e file di Buddha scolpiti nella pietra, con sembianze da manga e cappellini rossi all'uncinetto sul capo.


Sta per arrivare il tramonto sull'isola.
L'acqua ed il cielo si fanno più tenui, più dorati.
Il portale è ormai completamente immerso nel mare. Mi viene in mente Mont St Michel, mi vengono in mente le isole tidali sacre in Inghilterra - forse c'è un collegamento fra la sacralità e il flusso dell'acqua che prima si ritira e poi abbraccia, isola, ti fa staccare dal mondo per essere contemplativo, per diventare per qualche attimo solo spirito.


Di notte il portale è illuminato.
Non è più rosso, si riveste di sfumature giallo-arancio, luminoso, quasi mistico - e si specchia nell'acqua buia, sciogliendosi in essa, disperdendo la sua forma fra le increspature delle onde e lasciando solo i suoi colori.
Ci aggiriamo in kimono sulla ghiaia e sulla sabbia buie per arrivargli vicino, con i piedi doloranti per le infradito troppo strette che ci ha dato il riokan.
C'è silenzio nonostante la gente.
Solo l'infrangersi leggero delle onde sulla spiaggia e lo scalpiccio dei cervi che non dormono - forse incuriositi, forse con qualche messaggio degli dei da portare.


Al mattino sono tornati i colori, luminosi e nuovi come se qualcuno avesse appena ritinteggiato il paesaggio.
Le prime ore del mattino sono una parentesi, un piccolo polmone di inizio, di novità, di potenzialità. Un nuovo giorno comincia e tutto può succedere. L'acqua sta cominciando a ritirarsi e persino l'aria si fa più fresca.


Dopo poco ricomincia il caldo.
Fa caldissimo in Giappone ad agosto, sempre. E' un'umidità costante, appiccicosa, una perenne ventola bollente. Consumi litri d'acqua strofinandoti la bottiglietta fredda di frigo sulla pelle. Ogni tanto ti siedi e protendi il viso verso i rari refoli d'aria più fresca che arriva dal mare. Bevi anche questi. Vorresti fermarli, van via troppo presto.
Come tutto.


Anche il Giappone - anche questo momento, troppo caldo ma bellissimo, fra templi di legno e carta, divinità di pietra e muschio, odore di pesce e salsa di soia dalle locande, anche questo momento passerà troppo presto. O forse no, forse sei solo tu che passi troppo in fretta: il Giappone non va via, è sempre qua, corre veloce, avanti, più avanti di chiunque altro - ma la sua anima no, la sua anima non si sposta, è una roccia, un pilastro, un punto fisso.
Non si spostano mai davvero le anime. E' tutto il contorno che si sposta, si protende da una parte oppure all'esatto opposto, si contorce, spesso si maschera, finge di essere altro, fa sembrare giganti pezzettini dell'anima che in realtà sono piccoli come nani e dimentica tutto il resto - ma l'anima è quella, è sempre quella.


E' qua quella del Giappone?
Non so se sono capace di leggerlo io, il Giappone.
Ci capiamo - abbiamo un'intesa che funziona senza parole, che scivola in mezzo alle righe, che usa sguardi e altri metodi più fini attraverso i quali le anime riescono a comunicare senza filtri. Ma ho ancora così tante pagine da leggere.
Mi ha colta di sorpresa, come una materia bellissima e difficile, in cui procedi a rilento - non perché non la comprendi, ma perché ogni risposta fa nascere centinaia di altre domande.
E' un mondo talmente diverso, eppure talmente simile - forse proprio qui sta la difficoltà.


E quindi non so se questa sia davvero la sua anima, se davvero non si è mai mossa, o se al contrario si è mossa riuscendo però ad essere sempre uguale a se stessa.
Forse è solo l'anima che mi piace pensare che abbia, o quella che sono riuscita a cogliere.
Però è un'anima in cui la mia si è specchiata - piacendosi, trovandosi, trovando pace...

8 commenti:

  1. ...ci puoi far tutto ma non nascere né morire....la crudele distanza che avvolge il Giappone e ti tiene a due passi dalla Verità, perchè tu non devi fonderti ma trovare te stesso...barbs

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  2. però i berretti fatti a mano per i Buddha sono troppo teneri....barbs

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    1. Uno aveva anche la maglietta della Nike... si vede che si voleva rimettere in forma!

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    2. ma dai!!!! Non finiranno mai di stupirmi questi giapponesi!!!!barbs

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  3. Che bello deve essere stato dormire sull'isola! Io non ho visto il Tori illuminato, siamo andati via prima, sob (a fine maggio faceva già' caldo a Kyoto.. Ad agosto morirei!)

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    1. Sì, è stata un'esperienza bellissima, soprattutto per poter riuscire ad aggirarsi attorno al torii di notte e al mattino presto - c'era un'atmosfera davvero mistica!
      Dopo aver provato il caldo del Giappone ad agosto... posso dire che finora non avevo mai sperimentato veramente il caldo!!

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