sabato 17 settembre 2016

Winchester, e quello che diventa leggenda



Il bello dell'Inghilterra è che quando piove è bella lo stesso.
Alla fine guardi il cielo che piagnucola per il quinto giorno di fila e ne prendi atto, fa parte del pacchetto. Ti vesti di conseguenza - compri anche un pile da uomo col cappuccio, largo, caldo, confortevole ed in saldo; ti leghi i capelli, apri l'ombrello: fa parte del pacchetto. Le gocce che scappano dall'ombrello, le scarpe umide, i jeans striati d'acqua - non tutte le città, non tutti i luoghi sanno essere belli anche sotto la pioggia: ma quelli che hanno questo dono, prezioso come un sollievo, come un lato positivo, sono in grado non solo di sembrare più belli, ma anche di mostrare qualcosa di più segreto, di più profondo sotto le lacrime del cielo che non sotto i suoi sorrisi.
Il bello dell'Inghilterra è anche che c'è sempre qualche leggenda nascosta in ogni angolo - in ogni roccia, in ogni marea che sale e poi si ritrae, in ogni croce scolpita.
E a Winchester, capitale storica del glorioso regno del Wessex, ci arriviamo in un giorno di pioggia.




Ci arriviamo in un giorno in cui ci siamo arrese alla pioggia: in cui abbiamo smesso di lamentarci della pioggia ed abbiamo riaperto gli occhi.
Winchester ha una High Street che scivola via verso il basso, in discesa, fra diverse sfumature di seppia, di sabbia, di grigio. Con la pioggia che la fa brillare - lucida, trasparente, riflessiva come una pozza, come un mare calmo di pietre piatte. Chissà, forse anche loro con le loro leggende da raccontare, su tutti i piedi che le hanno calpestate.
Edifici a graticcio bianchi e marroni la abbracciano, un po' pendenti, come se fossero ingobbiti. Col cielo plumbeo sui loro tetti, che li fa sembrare pensierosi, più che accigliati. Se potessero parlare, qualunque cosa ti direbbero in questo momento sarebbe sicuramente vera.
Ospitano negozi delle stesse catene che si trovano in qualunque città inglese: gli abitini low cost di Kate Middleton, i sandwich confezionati con il brie e la marmellata di mirtilli rossi, la farmacia che vende anche gli ombrelli. E quasi in qualunque città inglese si trovano in edifici come questi, in piedi da chissà quanti secoli, con i vetri spessi, lo stucco bianco, le travi di legno scuro.
Il bello dell'Inghilterra è che non dimentica il suo passato: se lo porta sempre in giro per mano, lo cura, lo veste di nuovo, lo ascolta - come un nonno saggio a cui si vuole bene.


Winchester ha un mulino con la ruota, che gira di fianco ad un torrente scuro.
Ha un municipio in mattoni rossi, in stile gotico, attorniato da un piccolo parco pubblico verdissimo, con aiuole ricche e colorate. Di fianco ci sono dei bagni pubblici che non sono soltanto puliti, hanno anche la musica classica di sottofondo.
Ha una casa in cui è morta Jane Austen.
E io un po' gliene faccio una colpa, per averci illuse che Mr Darcy esista. Però ci ha anche sdoganato la libertà di poter essere Elizabeth Bennet, quindi la perdono.
Questa casa oggi è un'abitazione privata e resta solo una targa a commemorarla. Però a meno di 18 miglia di distanza ce n'è un'altra in cui la Austen ha vissuto, che è stata trasformata in un museo.
Per chi fra voi ha trovato una specie di palliativo di Mr Darcy, e dunque le serba un po' meno rancore.


Ma, soprattutto, Winchester ha una cattedrale.
Il bello dell'Inghilterra... il bello dell'Inghilterra, signori miei, sono le sue cattedrali.
Sono più massicce di quelle francesi. Sono meno drammatiche di quelle tedesche, meno sinuose di quelle spagnole.
Sono il punto di equilibrio esatto fra tutto questo.
Sono una preghiera che sale al cielo, una preghiera così bella che non può non essere ascoltata.
Se guardando certi paesaggi non si riesce a non pensare che Dio esista, guardando le cattedrali gotiche non si riesce a non pensare che una scintilla di divino esista anche nell'animo umano.
La facciata principale della cattedrale è visibile solo entrando all'interno delle sue premesse - all'esterno è visibile solo il retro, che è sufficiente ad invogliare ad una visita più approfondita, dopo averlo contemplato rapiti dalla piccola piazza retrostante, con il naso all'insù e l'ombrello inclinato.
Scappa verso l'alto in un susseguirsi di ricami ogivali ad arco, canalizzati in verticale dai due pinnacoli laterali e fermati teoricamente dal triangolo di pietra della volta. Ma è come se non si fermassero, come se l'illusione ottica della verticalità li spingesse oltre, fino al cielo, dopo le nuvole, dove nessuno sa cosa ci sia.


Una statua di King Alfred the Great sorveglia da lontano la cattedrale - come aveva già fatto con la città secoli prima lei nascesse, bloccando l'avanzata vichinga che aveva invaso il resto dell'Inghilterra.
Come lo traduciamo noi in italiano? Direi Re Alfredo il Grande.
Solo che, non so, ma mi suona un po' meno grande così.


A Winchester c'era anche un castello.
Ma Oliver Cromwell lo distrusse quasi per intero.
Lasciò intatto solo quello che si chiama Great Hall, il Grande Salone - un parallelipipedo gotico che è come una caverna: è vuoto, ma quello che si vuole vedere delle caverne non è dentro, è sulle pareti.
Anzi, sulla parete, quella di fondo.
Un enorme cerchio di legno, a spicchi verdi e bianchi, come un gigantesco bersaglio delle freccette.
Però è la Tavola Rotonda.
Le leggende sono fatte così: sono pagine di storia di cui non esistono prove - spesso distorte, romanticizzate forse per farle diventare trascendenti, per farle diventare anche metafore di qualcosa di più generale del singolo esempio di realtà che rappresentano, ma con la controindicazione di essere diventate poi anche poco credibili.
E quindi hanno bisogno di simboli.
Ne hanno bisogno per dire che sono comunque esistite, che vi si creda oppure no.
E questa grossa forma tonda sospesa al fondo della caverna gotica è il simbolo della primo ed unico consiglio di amministrazione della Storia tenutosi in modalità democratica.
Il leggendario Re Artù.
E i suoi leggendari Cavalieri.
Peccato che questa Tavola Rotonda in realtà risalga ai tempi di Enrico VIII - e che infatti l'Artù dipinto al centro del bersaglio abbia delle sembianze sorprendentemente somiglianti ad Enrico da giovane.


Non importa.
E' un simbolo, e il suo compito non è quello di essere vero, bensì quello di soddisfare il bisogno che l'animo umano ha di lui.
Per poter credere alle leggende.
Per poter credere in qualcosa.
Ad esempio che lo straordinario sia possibile...

10 commenti:

  1. Sono stato a Winchester l'anno scorso e l'ho trovata carina ma non tutta questa bellezza che hai descritto in maniera così poetica. E questo lo dico non come critica, ma in realtà per farti i complimenti per il tuo stile così pregno e fluviale. Mi piace il modo in cui racconti il luogo non come attrazione turistica, non come l'hai vissuto tu personalmente, ma più che altro come una storia, con un occhio esterno ma allo stesso tempo partecipativo. Forse da un post come il tuo non recepisco tutte le informazioni sul cosa vedere e cosa fare ma è sicuramente più interessante da leggere.
    PS: personalmente io trovo le cattedrali francesi, tedesche e italiane molto più belle di quelle inglesi. Queste ti promettono tanto all'esterno, ma raramente mantengono la promessa all'interno. E quella di Winchester è anche a pagamento, cosa che trovo assurda se consideri che capolavori come Notre Dame, Colonia e San Pietro sono disponibili gratuitamente al pubblico.

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    1. Grazie Giuseppe!
      Ti dirò che a me in realtà Winchester è piaciuta proprio, ma suppongo che questo sia una declinazione della mia viscerale passione per il Regno Unito e tutti i suoi annessi e connessi.
      No, hai ragione, nei miei post informazioni pratiche e dettagliate non ci sono praticamente mai: è una scelta, perché non credo di essere particolarmente brava ad organizzare itinerari esaustivi né a dare consigli per ottimizzare o risparmiare - magari spesso ometto di visitare cose, o finisco per scegliere posti che non convincono troppo nemmeno me; quindi questo non è un travel blog nel senso comune del termine. E' una raccolta di brevi racconti di viaggio, comprensivi delle sensazioni e delle riflessioni che li hanno accompagnati, siano esse suscitate dal posto visitato oppure già esistenti nella mia testa, a cui il luogo ha finito per fare da sfondo animato.
      Ecco, sempre per la mia filo-britannicità di cui sopra, invece io preferisco la sobrietà delle cattedrali gotiche inglesi - se di sobrietà possiamo parlare, trattandosi di gotico. Quelle tedesche le trovo troppo cupe e quelle francesi troppo flamboyant, ma è solo gusto personale.
      Nel Regno Unito tutte le cattedrali si pagano: la prima volta che mi sono imbattuta in ciò anche io ero rimasta stupita; ma la logica anglicana è molto diversa da quella cattolica su questo punto (e c'è anche un sistema di distribuzione dei contributi statali differente) - anche se pure da noi ultimamente l'ingresso di alcune chiese è stato messo a pagamento (e, con la speranza che questo possa effettivamente aiutare a conservare e mantenere meglio gli edifici e non finisca altrove, lo pago anche volentieri). In compenso molti musei inglesi sono gratuiti - scelte diverse...

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  2. Ciao di nuovo. Capisco bene quello che intendi e mi piace la tua filosofia e lo stile di scrittura. Hai ragione, sull'architettura è sempre questione di gusti. Comunque non è vero che in Inghilterra le cattedrali si pagano di norma: sono stato in numerosi posti dove le ho visitate gratuitamente (vivo a Londra). Ecco perché non l'ho potuto accettare con Winchester. Alla fine credo dipenda tutto dall'amministrazione locale.

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    1. Ah, bene che ci siano delle cattedrali gratuite in Inghilterra: io ne ho visitate parecchie ma sempre pagando. Quali sono?

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  3. Ti dico alcune tra quelle che ho visitato io e mi sono piaciute: la cattedrale di St Albans, che è molto bella e sobria sia dentro che fuori ma allo stesso tempo è davvero imponente perché è inserita in una bellissima location a spazio aperto; la cattedrale di Salisbury, che è famosa per essere quella con la guglia più alta di Inghilterra e soprattutto per ospitare una delle quattro copie ancora rimanenti della Magna Charta; e poi proprio a Londra c'è la cattedrale di Southwark, collocata all'interno del Borough market, infatti tutti si fermano sulle sue scalinate a mangiare. Tu invece quali hai visitato a pagamento a parte Winchester?

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    1. Grazie per i consigli, le terrò presente! St Albans e Salisbury in effetti mi mancano, Southwark l'ho vista solo da fuori.
      Fra quelle a pagamento che ho visitato io mi vengono in mente Durham, York, Canterbury, Westminster e St Paul. Non ricordo bene quella di Newcastle: forse avevamo pagato ma era un'offerta libera...

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  4. non è meraviglioso il verde che spicca nel grigiore della pioggia? Sembra più brillante a causa del contrasto con ciò che si trova attorno, oppure cresce veramente più bello per via dell'estrema umidità?....L'Inghilterra che veste di nuovo il suo passato sa un po' di Giappone...Quando il passato è così presente diventa "storia" che non si estingue mai!barbs

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    1. Vero! E' più verde e luminoso... ed è una bella metafora.
      Guarda, non lo avrei detto ma in effetti le similitudini culturali fra Inghilterra e Giappone non sono poche...

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  5. Io oserei dire che l'Inghilterra sa essere ancora più bella quando piove! Che bello sapere che non sono l'unica a cui piace vedere uno scorcio British reso lucido dalla pioggia :-)
    Racconto bellissimo, come sempre, che mi fa venire voglia di partire subito per Winchester.

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    1. Felicissima che anche tu capisca e sappia apprezzare!! :-D
      Ah, io per l'Inghilterra ripartirei sempre... anche in questo ci capiamo!!

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