giovedì 27 ottobre 2016

La Bretagna fuori stagione


La Bretagna fuori stagione è semi-deserta - e qualche volta bisogna anche togliere il "semi": il freschino pungente delle 8 del mattino, le viuzze completamente vuote, solo noi e le pietre - le case di pietra, i marciapiedi di pietra, i muretti di cinta di pietra, le chiese di pietra, le stradine di pietra, i cimiteri, le croci, le mura delle città.
Qualche gatto che si aggira: siamo gatti anche noi, del resto, e ci piace il silenzio, la solitudine, le cose semplici e belle che si assaporano di più senza rumori, senza voci a distrarti.
Qualche gatto curiosamente socievole: forse fra anime affini ci si riconosce subito, specialmente quando non ci sono altri impegni a farti correre, altre presenze che impongono di essere ascoltate.
Ci vengono incontro e ci salutano, si lasciano accarezzare, e poi proseguono per la loro strada, noi per la nostra.



Poche altre anime viventi in giro: molte case sembrano chiuse, sbarrate - dove sono i Bretoni? Cosa fanno durante il giorno, dove lavorano? Dove vanno?
Una signora anziana parcheggia l'auto in mezzo alla piazza deserta di Locronan e si guarda attorno spaesata: ci chiede come mai la panetteria è chiusa. In molti ci prendono per autoctone: forse non sono abituati ad avere turisti in questo periodo dell'anno.


Molti locali sono chiusi: un paio di volte finiamo per pranzare a base di biscotti e cioccolatini perché i negozi di souvenir sono gli unici aperti. Che non è poi un gran sacrificio. E che dimostra che, forse, non è del tutto strano che ci siano turisti anche in questo periodo dell'anno.


La Bretagna fuori stagione è fatta di mezzi pubblici che latitano, o che vengono cancellati senza preavviso né spiegazione - e senza nessuno a cui chiedere, perché magari è domenica e anche la stazione degli autobus è chiusa. Francesi, inglesi e cinesi in attesa vana, scatta la solidarietà del turista in difficoltà: chi va a chiedere in albergo, chi alla stazione ferroviaria - e alla fine ce la facciamo a raggiungere la nostra meta. E decidiamo di riderci su. Perché fa parte anche questa delle cose che racconterai quando torni, e sai già che lo farai ridendo, col senno di poi.


La Bretagna fuori stagione ha un fascino malinconico ed intenso, fatto di introspezione, di silenzi che parlano, di cose non solo da guardare ma su cui riflettere.
Dei suoi tetti di pietra che si fanno più scuri al tramonto, dei suoi skyline fatti di guglie e graticci che si stagliano contro il cielo plumbeo in cui si specchiano, quasi esaltando la loro bellezza antica.


La Bretagna fuori stagione sono le temperature al crepuscolo che cominciano ad essere freddine, e allora ti rifugi di corsa in qualche creperie dentro qualche casetta a graticcio medievale e trangugi in fretta il sidro per scaldarti.
Il sidro che ti viene servito dentro ciotole di ceramica dipinte, e che è come una birra dolce.
Il sidro che subito non sembra nemmeno alcolico, ma che poi, quando esci e riaffronti i vicoletti freddi per l'ultimo tratto che ti separa dall'albergo, comincia a farti sentire le guance accalorate, la testa leggera ed euforica.
Il sidro il cui sapore adesso collegherai sempre a questa Bretagna fuori stagione, a questa lieve e dolce euforia serale, ogni volta che lo assaggerai.


La Bretagna fuori stagione è girare per le sue campagne ed in mezzo ai boschi alla ricerca di un vecchio mulino che pare abbandonato ma funziona ancora - e, quando finalmente lo si vede sbucare in fondo ad una radura, si ha quasi timore di entrarci: non sai se ci troverai un attore spagnolo che si è dato all'eremitismo e parla con le galline, oppure una strega scontrosa e solitaria.
In realtà c'è solo un guardiano dalla barba candida che aspetta fuori sul suo pick-up ed accoglie i visitatori con cordiale modestia spiegando il funzionamento di tutti i prodigi della meccanica idraulica racchiusi fra le mura di pietra stuccate di bianco.


La Bretagna fuori stagione è la gentilezza riservata della sua gente, che ti viene sempre incontro, sforzandosi di capire il tuo francese approssimativo e dispensando consigli e racconti - andando a sfatare le stereotipo del Bretone burbero e scontroso, creato forse in tempi diversi, in situazioni diverse da chi probabilmente aveva dato ai Bretoni qualche motivo per essere scontrosi.


La Bretagna fuori stagione sembra più vicina alle sue leggende, al folklore che è rimasto inciso sulle rocce assieme ai simboli sacri celtici, che si è tramandato di bocca in bocca, di fiaba in fiaba fra le generazioni, fino ad essere, oggi, sventolato come attrazione turistica.
Però, adesso, camminando in mezzo al silenzio, camminando nella bellezza quieta e primordiale dei suoi paesaggi, un po' ci vuoi credere.
Ti sembra di volerci credere, e allora ti metti a cercarle nell'aria, ascoltando il silenzio, cercando di farti entrare sotto pelle quella bellezza, di respirarla, di portarla un po' con te.

La Bretagna fuori stagione è per chi cerca qualcosa che non sa bene come definire - ma che è indubbiamente qualcosa che ha a che fare col non aver paura di ascoltare il silenzio, col desiderio sfidante e un po' caparbio di voler sentire ciò che il silenzio ha da dire.
Ha a che fare col saper vedere la bellezza della malinconia, la profondità dei suoi chiaroscuri, il connubio delle luci e delle ombre che si intrecciano - e la consapevolezza che ci siano sempre entrambe, che ci debbano essere sempre entrambe.
E' per chi tutte queste cose se le porta dentro, e che ha costante bisogno di cercarle anche fuori, attraverso ciò che si vede, ciò che si sente: perché spesso le parole non sono in grado di esprimerlo a fondo - le parole spesso ci si stanca di usarle, sembra che dicano sempre le stesse cose e suonano quasi vuote.
Spesso falliscono il loro obiettivo di spiegare, di far capire.
E allora è meglio il silenzio, è meglio il vento freddo sulle scogliere, il mare che si fa selvaggio, le strade fatte di pietra, il cielo sfumato di grigio come i contrasti confusi e variegati di cui è fatta la vita.
Se quello che ho dentro fosse un paesaggio, somiglierebbe alla Bretagna fuori stagione...

6 commenti:

  1. Ah il fascino dei posti fuori stagione: non trovi che in certi casi l'impressione sia quasi quella di trovarsi in un sogno, di quelli dove si vaga per una città deserta? C'è quell'aria un po' triste che a me piace da matti.
    Bellissime anche le foto, complimenti :-)

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    1. Grazie!!
      Sì, vero... le città (semi) deserte hanno un loro fascino, e anche a me piace molto, è come se si restasse a tu per tu e si avesse modo di conoscersi meglio

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  2. vorrei tanto ci fosse anche una Venezia fuori stagione....non fraintendermi, guai se non ci fosse il turismo, ma un po' di quiete per restare a tu per tu con la tua città mi manca....il tempo di sparecchiare la tavola prima dei nuovi ospiti, capisci cosa intendo :D?barbs

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    1. Capisco sì!
      Ed è in effetti un peccato che Venezia fuori stagione non esista: sarebbe bello riuscire ad esplorarla a tu per tu!

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  3. Ciao Serena. Ma sei proprio serena? Spero tanto di si, il tuo esprimerti, i tuoi viaggi, le tue foto le interpreto come un modo per "depurarti" dal ritmo vertiginoso del nostro tempo, un accostarti materiale a certe solennità ambientali, ai loro silenzi.

    Da parte mia (lo dico solo a te, che non si sappia in giro...) a volte ho abbracciato un albero, una roccia particolare, sentendo più autentica la mia personalità, abbandonando per un attimo "l'io marionetta", divenendo trasparente per un breve lasso di tempo....si fa per dire...

    Perchè ti dico questo? Boh! Forse per il baciamano che ti feci in altra occasione. Stammi bene carissima, di "là"-dove si viaggia, aspettiamo un tuo nuovo e simpatico articolo.
    Un saluto
    Malles

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    1. Caro Malles!
      E' un piacere ri-trovarti anche qui.
      Sì, la natura io credo sia necessario "abbracciarla" di tanto in tanto, più o meno metaforicamente, per tornare in contatto con una parte di noi stessi che spesso nel via vai quotidiano dimentichiamo di ascoltare, ma che è forse il nostro nucleo più autentico.
      Comunque, non so se sono particolarmente serena - ma cerco sempre di lavorare per diventarlo.
      A presto, di qua o di "là"!

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