domenica 25 dicembre 2016

6 paesini di cui è fatta la Bretagna

Di cosa è fatta la Bretagna?
Di rocce rosa e scogliere a picco sul mare in tempesta. Di brughiere e foreste magiche. Di dolci al latte ed alle prugne e di chiese gotiche. Di pietre e malinconia, di silenzi parlanti e fierezza.
E anche di paesini piccoli e graziosi come un presepe d'antan, microcosmi in bottiglia in cui il tempo si è fermato, fra vicoli ricoperti di ciottoli, case a graticcio e fiori alle finestre.
Venite con me, vi porto a vedere i più carini...



Locronan
In Bretone il suo nome significa l'eremitaggio di Ronan, perché pare che Ronan, che era uno di quei santi metà druidi e metà preti che se ne andavano in giro a cristianizzare le terre celtiche domando serpenti e compiendo altri mirabolanti prodigi, passando di qui ne fosse rimasto particolarmente affascinato.
E lo capisco - anche se, in realtà, ai suoi tempi non c'era tutto ciò che rende affascinante Locronan oggi, ovvero le casette di pietra grigia con gli infissi azzurro cielo, le ortensie ovunque, la piazzetta a ventaglio e la chiesa medievale con i doccioni in cima al campanile a farle da coroncina goticheggiante.
Ma forse Ronan era anche preveggente, o almeno lungimirante, e tutto questo lo aveva intravisto. Tant'è vero che, si dice, quando è morto han lasciato decidere il suo luogo di sepoltura ai buoi che trainavano il carro funebre - e questo, devo dire, mi ricorda vagamente qualcosa; ma probabilmente è solo perché questi preti un po' druidi hanno tutti le stesse abitudini. Comunque, indovinate un po' dove si sono fermati?
Locronan noi lo abbiamo visitato un mattino. Non era prestissimo, però non c'era nessuno in giro.
Tirava un venticello gelido e tutti i negozietti di artigianato che mi ricordavo dalla mia precedente visita erano chiusi.
La mia precedente visita era stata ad agosto, qualche anno fa - e la piazzetta adesso deserta era strapiena di turisti, che facevano la coda nelle pasticcerie per comprare i kouigamman, dolcetti bretoni con molto burro e molto miele. Faceva anche caldo, quindi proprio l'esatto contrario di adesso.
Ma, se possibile, Locronan sembra ancora più affascinante.
Una signora con i capelli bianchi parcheggia la macchina in mezzo alla piazzetta e ci chiede se la panetteria è aperta. Io rispondo che al mercoledì è chiusa, perché c'è un cartello sulla porta che lo dice. Così faccio un po' finta di essere un'autoctona.
Esce fuori un gatto, unica altra anima vivente mattiniera da quelle parti.
Continua a strusciarsi contro lo spigolo di una casa.
Chissà se era il punto in cui i buoi di Ronan si era fermati...


Pont-Croix
Pont-Croix lo abbiamo scoperto quasi per caso.
Eravamo finite a Douarnenez dietro raccomandazione un po' sopravvalutata della Routard: a parte il fiorente traffico delle sardine sotto sale e qualche blasone mitologico legato alle leggende della Città di Ys e di Tristano & Isotta, non offre particolari amenità. Così, avventurandoci fra i suoi negozietti un po' fané e gli enormi container del porto, siamo finite all'ufficio del Turismo, dove ci hanno raccomandato Pont-Croix.
E questa sì che è stata una bella scoperta.
Medioevo e stradine di pietre grigie.
Gerani, una pittoresca piazzetta con un pozzo ed una chiesa - ed una macchina parcheggiata nel bel mezzo, che mi ha rovinato la foto.
Ma pazienza.
Si gira in fretta, Pont Croix, ma è proprio carina.


Pont Aven
Pont Aven è un po' più grande e la sua bellezza si concentra tutta lungo il canale che la taglia a metà, fra mulini, fiori e chiuse di legno, accostati gli uni agli altri come se fossero pronti per essere dipinti, come se non aspettassero altro che essere dipinti.
E forse han pensato la stessa cosa anche Gauguin e gli altri artisti che hanno fondato la Scuola di Pont Aven, movimento pittorico simbolista accomunato dalla centralità del paesaggio locale come soggetto delle opere.
Pont Aven è rilassante ed elegante, ma è un'eleganza casual, da tempo libero.
E' il buon ritiro country di un artista che ha bisogno di momenti di silenzio ma che ha piacere di passare qualche pomeriggio in buona compagnia a conversare.
Davanti ad un bicchiere di rosso accompagnato da formaggi locali...


Josselin
A Josselin si arriva in salita. E la prima cosa che si incontra, come un guardiano o una sentinella, o un gigantesco biglietto da visita, è il suo castello - imponente, con le mura fortificate che inglobano il fianco della collina su cui sorge il centro storico del paesino; e un po' narciso, che si specchia nelle acque lisce dell'Ouest, ammirando i suoi torrioni conici da maniero delle fiabe.
E' un castello che sa di Francia, di folklore medievale nato e cresciuto fra le rocce di questa terra - che ha visto dipanarsi fra le sue mura diverse pagine della storia di Bretagna.
Salendo su per la salita, si arriva fino al cuore di questo piccolo borgo, medioevale ed un po' fiabesco.
I doccioni di pietra della sua chiesa gotica si protendono verso le casette a graticcio di legno rosso - ma è il grigio a dominare, e oggi anche il cielo sembra rifletterlo: non è un grigio piatto e noioso, è un grigio ricco e sfumato, un chiaroscuro fatto di tanti strati di passato e di bellezza malinconica.



Malestroit
Malestroit è piccino e raccolto con cura alle spalle di un canale e di qualche distesa di verde e di boschi - sembra quasi un presepe addobbato da un gigante.
Anche qua gli ingredienti sono quelli tipici già incontrati: pietre grigie, legno rosso, case a graticcio, fiori, infissi celesti, vicoletti - ma in ognuno di questi posti assumono una declinazione nuova, una ricombinazione unica.
A Malestroit troviamo un po' più di vivacità rispetto agli altri paesini già visitati, ma è sommessa, quasi schiva: avventori di qualche café che bevono, più che parlare, signore di mezza età che entrano ed escono in tutta fretta dai negozi.
Camminando per le stradine si sente musica pop da mainstream a tutto volume: pensiamo a qualche ragazzo un po' esibizionista col volume dello stereo troppo alto o il finestrino dell'auto abbassato, oppure a qualche negozio che ideato una tattica un po' aggressiva per attirare i clienti - e invece no, ci sono degli altoparlanti che la diffondono in stereofonia per tutto il paese.
Creando un contrasto piuttosto stridente con il fascino antico d'intorno...


Rochefort-en-Terre
Rochefort è l'ultimo paesino che abbiamo visitato prima di riprendere il treno per Parigi e tornare in Italia, e devo dire che siamo andate in crescendo.
E' come se condensasse tutti gli angoli più belli, tutte le caratteristiche più amene viste finora.
A Rochefort abbiamo indugiato un po' di più, girandola più e più volte, per giri diversi, rifacendo tutti i percorsi ed assicurandoci di non esserci perse nemmeno un pezzetto: volevamo fare il pieno di bellezza bretone, del suo modo di essere poetica ed intima, bella e malinconica. Volevamo riempircene gli occhi ed essere sicure di portarne un po' con noi, ogni volta che ci verrà da ripensare a questi giorni, a questo viaggio.
Abbiamo pranzato a base di biscotti al burro e té in una caffetteria racchiusa in un edificio con pietre a vista e travi in legno, ed abbiamo incontrato un gatto rosso gentile che ha fatto un pezzetto di strada con noi, accompagnandoci nell'esplorazione della sua cittadina.
Anche Rochefort era semi deserta come tutto il resto - e, come tutto il resto, siamo quindi riuscite a conoscerla meglio, a sentirla ancora più nostra.
Come se i tralicci di legno, i vicoli con i ciottoli grigi, i doccioni medievali ed i gerani fossero uno spettacolo, piccolo, discreto, che stavolta ha aperto in esclusiva per noi...

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