sabato 3 giugno 2017

Broceliande - la magia è negli occhi di chi guarda...


L'altra volta che ero stata in Bretagna la Foresta di Mago Merlino non l'avevo vista.
Non so perché.
Non l'avevo proprio presa in considerazione. E dire che da ragazzina ero una fan delle leggende di Re Artù e di tutti i suoi compari: avevo letto tutte le saghe fantasy esistenti sull'argomento, compresa quella in cui Artù in realtà è un romano, e anche quella in cui in realtà è un idiota.
Ma la Foresta di Merlino non l'avevo vista, e, quando sono tornata, tutti mi dicevano "Ma come? Non puoi non aver visto la Foresta di Merlino!" - quindi mi sono ripromessa che prima o poi avrei dovuto rimediare.



In realtà nel frattempo ho visto quella che c'è in Galles, e che è anche più o meno ufficialmente definita "Foresta di Merlino" - e, del resto, ci può anche stare: il Galles e la Bretagna non sono poi così distanti, soprattutto se ci si sposta attraverso i magici passaggi segreti di Avalon. D'altro canto, se Cristoforo Colombo ha più di una casa natale, perché Merlino non potrebbe avere più di una foresta?
Tra l'altro anche io ho un mio bosco personale. Non è esattamente di mia proprietà, ma, quando ero piccola, mio zio aveva scritto il mio nome su una roccia con la vernice che si usa per tracciare i confini dei terreni, e io ci avevo aggiunto sotto un pastrocchio antropomorfo che doveva rappresentare la mia effigie - quindi da quel giorno quello è diventato "il bosco di Serena".
Mi immagino allora Merlino da bambino che gira per i boschi di tutte le terre celtiche assieme a suo zio a scrivere il suo nome sulle pietre - ma la smetto subito, altrimenti mi perdo via nelle mie fantasie mentecatte e non vi racconto di Paimpont.
Che è, appunto, il nome del Merlino's Forest Resort di Bretagna.
Cioè - in realtà sarebbe Broceliande.


Ma Broceliande è il nome della foresta nelle leggende, Paimpont è il nome della foresta vera. Insomma, se cercate su Google Maps trovate Paimpont e non Broceliande.
Diciamo che Paimpont si suppone sia Broceliande, ma chi può dirlo con certezza. Probabilmente solo lo stesso Merlino - ma, uhm, chissà dove sarà. Forse si è ritirato su quella stessa isola dove si dice ci siano le celebrità morte-che-in-realtà-non-sono-morte, tipo Elvis Presley o Marilyn - anche lui soverchiato dalle troppe pressioni e responsabilità dell'essere un mago di successo.
Forse, se i Gallesi volessero, potrebbero fare polemica con i Bretoni e dire che la vera Broceliande ce l'hanno loro - ma evidentemente ai Gallesi non piace fare polemica: sono gli unici ad aver accettato pacificamente il fatto di essere legalmente sottomessi agli Inglesi, figurarsi se gliene frega qualcosa della foresta di Mago Merlino.
Va beh, via.
Facciamo finta che Broceliande sia un franchising e quello di Paimpont sia la sua sede centrale, così dovremmo accontentare tutti.
Come al solito mi perdo in elucubrazioni poco interessanti.

Veniamo al dunque.
Calico Cat ed io eravamo molto cariche di aspettative per la nostra visita a Paimpont/Broceliande.
Anche perché su Trip Advisor tutti scrivono che a quanto pare ha davvero qualcosa di magico: si parla di felci purpuree, terriccio dorato, o forse viceversa, non ricordo - e il tutto suona molto mistico.
Cominciamo la nostra visita con una sosta alla Porta dei Segreti, che è una sorta di introduzione interattiva ed animata alla storia ed ai misteri della foresta, situata in un'ex abbazia sconsacrata.
Di fronte all'ingresso troviamo un gatto nero che ci guarda sornione appollaiato sotto una grande croce celtica di pietra - e il tutto ci pare un buon auspicio.
Il giro dell'attrazione dura 45 minuti e all'inizio ci pare un po' inquietante perché siamo da sole - ma poi ci diciamo che, se fossimo state in compagnia del Mostro di Milwaukee sarebbe stato peggio, e allora ci rilassiamo e ci godiamo lo spettacolo.
Si passa in quattro ambienti diversi, che rappresentano la capanna del guardabosco e differenti angoli della foresta: il tutto si illumina e si anima mentre una voce narrante racconta episodi storici e leggende.
Non siamo ben sicure su quanto questa operazione filo-turistica ed un po' disneyana si coniughi con il misticismo e la spiritualità che la foresta in linea teorica dovrebbe emanare secondo le recensioni su Trip Advisor - ma di sicuro è ben fatto ed anche interessante.


E, uscite da lì, abbiamo ancora più voglia di inoltrarci in questo fatato intreccio di rami e magia.
Siamo tampinate a stretto giro da una scolaresca piuttosto allegra e caciarona, che non ha l'aria di volersi immergere in silenzio e contemplazione nel misticismo celticheggiante che ci aspettiamo di trovare.
I campi lasciano posto agli alberi sempre più fitti, e, a parte il rumore di fondo della scolaresca, è tutto molto rilassante - però non vedo le felci purpuree.
E nemmeno le cose dorate, che non mi ricordo esattamente cosa fossero.
C'è solo terriccio, un po' di fango, qualche pozzanghera melmosa, rocce grigie e una vegetazione ormai un po' spenta.
Insomma, i boschi di Buttigliera non sono poi tanto diversi.
"Ma... l'atmosfera magica tu la vedi?" mi domanda Calico Cat, che è sempre sulla mia stessa lunghezza d'onda.
"Forse la magia sta nell'occhio di guarda"
"O forse dipende da che cosa si fuma"
"Giusto"
Intanto perlomeno abbiamo seminato la scolaresca. O forse loro hanno seminato noi, non è ben chiaro.
Però c'è silenzio. Almeno quello.


Un cartello indica che siamo arrivate alla Fontana di Merlino.
Bene, evviva, una cosa figa che volevamo vedere. Anche perché pare che bagnarsi con l'acqua della fontana serva a trovare l'uomo giusto. Nonché a guarire dalla pazzia e a scacciare la tigna.
Non si sa mai, che prima o poi si debba aver bisogno di una delle tre cose.
Peccato che - un piccolo dettaglio: la fontana non c'è.
Dov'è andata? Mica sarà anche lei in vacanza come il 90% dei detentori di un'attività commerciale in Bretagna in questo periodo (motivo per cui continuiamo a nutrirci di biscotti al burro acquistati nei negozi di souvenir)?
Chissà dove vanno le fontane in vacanza. Magari a trovare qualche parente famosa: magari adesso la nostra fontana è a Roma in visita alla Fontana di Trevi e sotto sotto pensa "Un giorno sarò anche io così! Anzi no - che me frega, tanto io c'ho i poteri magici, i turisti li frego lo stesso!".
"Ma sarà mica questa la fontana?" dice Calico Cat indicando un mucchio di pietre accatastate in maniera disordinata in mezzo a cui scorre un rivoletto di acqua scura.
Proviamo lo stesso ad immergere la punta delle dita.
"Non dovrebbe fare le bolle dicevano?"
"Forse le fa solo quando funziona"
"Ecco, lo sapevo. Non sono immune dalla tigna"


Proseguiamo ad inoltrarci nel bosco, ma continua sempre ad essere un bosco e non un luogo magico.
Dopo un'ora la strada si fa in salita ed alla fine ci ritroviamo in cima ad una collina, circondate dal verde delle chiome degli alberi.
"Beh, questo non è male"
"Sì, ma c'è anche a Buttigliera"
"Ma forse è questa la Valle Senza Ritorno"
La Valle Senza Ritorno è il luogo in cui Morgana la Fata ingannava le menti di quei cavalieri che si rendevano colpevoli di tradimento nei confronti delle loro dame, facendo sì che perdessero il senso dell'orientamento e che vagassero in tondo senza mai riuscire ad uscirne.
Solidarietà femminile? Oppure c'era qualche altra astuta mossa di business dietro? Magari Morgana aveva brevettato un sistema GPS ante-litteram da rivendere a caro prezzo agli incauti gaglioffi. O una pozione magica in grado di far pronunciare Bugie Coniugali efficaci.
"Dici che è questa? Non dovrebbe essere molto affollata di cavalieri che han perduto la strada, se lo fosse?"
"Credo che Morgana sia andata in pensione. Comunque su Instagram scrivo che lo è. Non ho voglia di andarla a cercare"
"Ma io non voglio che lo sia! Non voglio non fare ritorno, ho fame!"
"Tu mica sei un cavaliere che ha tradito la sua dama"
"No, anche perché non potrei mai perdere il senso dell'orientamento: non ce l'ho mai avuto..."

Ovviamente i pochi ristoranti presenti nella minuscola Paimpont sono chiusi, poiché, già lo sappiamo, siamo fuori stagione.
"Oh no! Non voglio mangiare biscotti anche oggi"
"Aspetta, c'è ancora il bar degli ubriaconi"
"Vuoi spegnere la fame con del cognac annacquato?"
"No, ma magari ci sanno dire dove c'è qualche posto aperto in cui mangiare"
Alla fine al baretto si mostrano attrezzati per le emergenze e ci forniscono una baguette farcita di prosciutto e burro freddo, che dividiamo e mangiucchiamo sedute ad un tavolino sul retro, di fianco ad un tizio vestito da giullare, con la calzamaglia ed un cappello a sonagli.
Ci guardiamo.
"Vuoi dei biscotti?"
"Sì, grazie"
"Ma in fin dei conti, voglio dire - tu l'avresti voluta una foresta con le felci purpuree e la terra dorata? Dai, poi sembrava fatta da Versace"
"No. Però quelle roccia rosa dell'altro giorno erano carine..."
"Stiamo diventando delle donne normali?"
"Spero di no"

6 commenti:

  1. Non sapevo che esistesse un posto simile! Segno per la prossima volta - spero presto.

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    1. Beh, a dire la verità in Bretagna ci sono posti decisamente più accattivanti: questa foresta è legata a molte leggende, ma di per sé non è un luogo memorabile.
      Però anche solo ascoltare la presentazione dei miti e del folklore locale è interessante!!

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  2. Ma non è che il giullare in calzamaglia vi avrebbe saputo dire il rito magico per vedere la vera foresta magica? Mica apparirà a tutti turisti, no?

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    1. Ah, è vero... non ci avevo pensato!!
      Magari nella sua bisaccia c'era qualche pozione magica!! ;)

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  3. sono appena tornata dalla bretagna e abbiamo deciso di saltarla dopo aver letto post simili al tuo: carina ma niente di che :)

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    1. Sì, alla fine è un "normale" bosco come ce ne sono tanti: i boschi sono belli, ma con tutto quello che c'è da vedere in Bretagna non la metterei al primo posto ;)

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