lunedì 2 ottobre 2017

Grotte di Catullo - datemi dell'acqua



Le Grotte di Catullo in realtà non sono affatto grotte.
E, se proprio vogliamo dirla tutta, non sono nemmeno di Catullo.
Però, che importa, in fin dei conti è un nome affascinante, e non fa niente se poi non corrisponde esattamente alla realtà dei fatti.




Forse in Italia abbiamo un po' questa abitudine - come le traduzioni assurde di certi titoli di film stranieri, che poi non centrano assolutamente nulla con quello che viene raccontato nella trama: "La Maledizione della Prima Luna", ad esempio. Non c'è una "prima luna". In inglese era "La Maledizione della Perla Nera", che era il nome della vecchia nave di Jack Sparrow. O "Il té nel deserto": di deserto ce n'è in abbondanza, in effetti, ma di té nemmeno l'ombra. Il titolo originale era "The Sheltering Sky", il cielo protettore, che infatti ad un certo punto viene anche citato a fior di labbra da John Malkovich morente in mezzo alle dune.
D'altro canto anche io mi chiamo Serena, ma fin da quando ero in fasce tutti mi dicono che non lo sembro affatto.
Però è suggestivo.
"Le Grotte di Catullo", dico, non Serena.


Forse c'è stato un periodo in cui le rovine della domus romana che le compongono erano sommerse di terra e potevano somigliare vagamente ad una grotta. Non più di quanto io somigli a Scarlett Johansson, certo, ma del resto, se uno non ha mai visto Scarlett Johansson, magari si può anche confondere. O pensare ad una vaga, vaghissima imitazione. O, meglio, "alla cosa più somigliante a Scarlett Johansson che passi nei paraggi", se attorno ci sono solo energumeni barbuti.
O acqua di lago e boschetti pianeggianti, in questo caso.
Catullo anche non centrava niente, dato che questa domus risale ad un'epoca ben posteriore alla sua morte - però era l'unico antico romano famoso che fosse passato da queste parti, e a volte si abusa della figura retorica dell'antonomasia per identificare con un personaggio celebre tutta la categoria a cui appartiene.
Un po' come i miei compagni delle medie quando eravamo andati in gita a Milano, che, alla vista del Castello Sforzesco, avevano esclamato fosse il castello di Berlusconi - che all'epoca incarnava ancora solamente lo stereotipo del milanese ricco, e nessun altro, con buona pace di Galeazzo Sforza.
Però, appunto: se Berlusconi nei primi anni '90 poteva avere un castello intestato a furor di popolo, non vedo perché Catullo non potesse avere una villa, anzi, delle grotte, arroccate sul promontorio di quella lingua di terra che si insinua dentro il Lago di Garda e che si chiama Sirmione.


Sirmione pullula di turisti tedeschi - e te ne rendi subito conto da alcune piccole cose: come ad esempio il fatto che qui il gelato si venda a palle, come fanno all'estero, e che vendano anche dei coni da passeggio giganti, grandi come una cornucopia della Dea Bendata - e non so esattamente quante palle di gelato ci possano stare lì dentro, ma di sicuro ti ci puoi fare pranzo, cena e merenda in una botta sola. Oppure che di fronte ai pontili di imbarco dei traghetti non ci sono le transenne, perché tutti sono perfettamente in grado da soli di fare una coda ordinata.
E per un attimo ho anche avuto l'impressione che l'acqua costasse più della birra - ma è stato prima di vedere quanto costasse la birra: niente, era solo l'acqua che era cara e basta. E la birra ancora di più.
I tedeschi, comunque, il Lago di Garda lo chiamano Garda See - ed in effetti a volte somiglia un po' ad un mare.


L'acqua si increspa in onde basse, guardandola dalla riva, anche se non c'è nessuna brezza che soffia - e i colori virano in sfumature quasi smeraldine, quasi trasparenti.
Per arrivare alle Grotte si sale, ma è una salita morbidissima, fra filari di verde.
C'è un trenino a motore un po' scalcagnato che per un euro vi porta su - ma se non avete particolari problemi a camminare si può fare tranquillamente a piedi.


Le Grotte erano una villa - signorile e sontuosa, di cui oggi non resta altro che qualche scheletro di mattoni.
Erano mura possenti, ed avevano una vista meravigliosa.
Tre diversi strati di blu: il lago, le montagne sfumate in lontananza dalla foschia, ed il cielo.
In basso distese di rocce piatte e bianchissime.
Qualche ulivo - alcuni che se ne stanno di fianco alle rovine, alle colonne, o ai moncherini di arco, che sembrano mani protese ad aggrappare qualcosa di sfuggente.
Sono lì, vicini, e paiono contemplare l'orizzonte.
Forse aspettano il tramonto.
Il lago è azzurro, quasi verde, trasparente.
Sembra un mare, davvero, ma di quelli belli.


Scendiamo giù, dove ci sono quelle rocce piatte, bianche, ai piedi del promontorio.
Tabby Cat diceva che hanno un nome, un nome da spiaggia.
Io non lo so, perdonatemi.
Per me sono solo le rocce bianche sotto le Grotte di Catullo - però le trovo affascinanti, un po' lunari.
Ci passeggio, mentre il sole brilla verso est e scalda, in questo inaspettato pomeriggio di sole di metà settembre.
Ci passeggio ed infine mi siedo - a contemplare l'orizzonte, o forse, semplicemente, l'acqua, come fanno gli ulivi e le rovine lassù.
Alla fine, non so perché, è sempre questo che cerco.
L'acqua.


E' come se chiamasse a sé i miei pensieri, e gli desse un ordine, una pace.
Una sorta di pulizia - cosa che del resto dall'acqua ci si può aspettare.
Ma aggiunge anche una profondità, qualcosa che non si riesce bene ad esprimere a parole, ma che ci si porta dietro come una consapevolezza.
E' come avere sete e chiedere dell'acqua.
Acqua per l'anima...


4 commenti:

  1. Mi hai fatto proprio venire voglia di una gita! Nonostante la birra costosa hahahah... ma l'idea di sedermi sulle rocce a fissare l'acqua dopo aver curiosato tra le rovine mi attira molto!

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    1. Pazienza, dai, la birra ce la possiamo portare da casa!
      Il resto è così bello che si perdona ;)

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  2. mi ricordo di esserci stata una prima volta da piccola alle grotte e ricordo la delusione nel non trovare le grotte!

    io adoro sirmione!

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    1. Anche io alla prima visita ero rimasta delusa perché pensavo che ci fossero davvero le grotte :D
      Ma fa niente, è bello lo stesso!

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