mercoledì 10 gennaio 2018

Le Maldive, punti di vista fuori dagli schemi


Ho ancora qualche granello di sabbia bianca nelle scarpe.
La sabbia delle Maldive non brucia, ci puoi camminare tranquillamente a piedi scalzi anche a mezzogiorno - ma in compenso punge parecchio. E' fatta di coralli.
Qua e là c'è qualche rametto monco, bianco e poroso.
Un corallo morto che si è trascinato fino a riva, per alimentare il pezzo di terra che fuoriesce dall'acqua.
Quell'acqua incredibile - trasparente, increspata come un cristallo grezzo, sfumata dal blu al verde, intensissima e pura.
I colori sono forti, estremi.



Il momento in cui sono scesa dalla barca sulla nostra isola è uno di quei momenti in cui rimani incantata.
"Senza parole" - di solito si dice.
Ma è un luogo comune - in questi casi tendenzialmente di parole ne ho sempre molte. Tipo "Cavoli", "Wow" o semplicemente "Che bello".
Che poi siano parole banalmente insufficienti a descrivere ciò davanti a cui mi trovo, beh, questo è un altro discorso.
Però, ecco, continuavo a ripetere queste cose.


"Sembra finto talmente è bello" - mi avevano detto di questo posto.
Sembra finto, sì, però vero è vero, verissimo.
Le tinte sono cariche, sembra di vivere dentro un filtro di Instagram.
#nofilter - non ce n'è bisogno.


Sono cariche, estreme, ma non in maniera artificiosa.
Sono forti nel modo in cui è forte la purezza - quando non è ancora sciupata, quando non è ancora stata sporcata, usurata, resa lisa ed opaca da quel peccato originale che la vita si porta appresso.
Sono colori sparati a volume alto, ma non per assordare, per far caciara: sono come il volume alto della musica quando si ha bisogno di isolarsi dal mondo, di concentrarsi oppure di lanciare a briglia sciolta i pensieri.
E' un estremismo rilassante, quello dei colori delle Maldive: serve ad assorbirti completamente in esso, a dimenticare quel che non gira, quel che manca, quello che funziona male.
Ti libera la mente e te la fa sprofondare nelle sue sfumature vibranti di blu.


E ho pensato quanto fosse strano che io fossi lì.
Strano, ma bello.
E, se tutte le cose strane fossero anche belle, la mia vita funzionerebbe in maniera diversa, penso.
Ma forse stranezza e bellezza sono due facce di una stessa qualche medaglia - e, come per tante cose, molto dipende da come la si guarda.
Da come si è capaci di guardarla - più che da come la si vuole guardare, come sostiene qualcuno.
L'importante è crederci, come si dice; ma riuscire a crederci, e non, piuttosto, finire sempre per dubitarne, è un talento innato difficile da imparare.


Ma, via, adesso questo centra poco.
Stavo solo dicendo che è strano che io sia alle Maldive.
Non è il mio genere di viaggio. E' un viaggio di solito sognato e desiderato da persone meno strane di me.
Amanti della vita da spiaggia e del caldo e di tutte queste cose che solitamente sono assai distanti da ciò che amo io.


Se qualche anno fa mi avessero detto che avrei cominciato il nuovo anno svernando lì, e per giunta prenotando due giorni prima, non so se ci avrei creduto.
Ma per crederci, dicevamo, ci va talento - e io a volte preferisco non crederci e lasciar accadere le cose, vedere cosa succede.
Serve, ogni tanto, per spostarsi fuori dai propri schemi.
E uscire dagli schemi non vuol dire incoerenza.
Vuol dire mettersi in gioco e scoprire nuovi aspetti di sé.
Soprattutto quando c'è qualcosa che, sotto sotto, ti dice che è quello di cui avresti bisogno in quel momento.


Un'evasione.
Qualcosa di diverso, che ti aiuti a diventare un po' diversa dal solito. Perché vorresti che qualcosa cambi, e sai che non cambierà mai se non cambi prima tu.
Qualcosa che sia come la musica quando hai bisogno di concentrarti - o di lasciar andare i pensieri. Lasciarli scorrere via, come l'acqua, fino a farli disperdere.
Qualcosa che ti faccia sentire solo il tuo corpo - la sabbia pungente sotto i piedi, il sale sulla pelle, il sole che la brucia, i muscoli stanchi dopo una nuotata. Non la mente.
Le Maldive sono questo, in versione concentrata e potente.


Le Maldive sono relax - ritmi rallentati che seguono le maree, l'orologio finisci per dimenticarlo e quel tanto che ti basta sapere te lo possono anche dire la luce ed il mare.
Non ti ricordi nemmeno che è gennaio.
Sembra strano a pensarci.


Le Maldive sono colori - e a tutto quel blu carico e sfumato ad un certo punto ci devi aggiungere il rosa e l'arancio.
Sono i tramonti.
O anche le albe.
Si somigliano - cambia solo la posizione, e, quindi, la scenografia.
Il sole sembra esplodere, e sanguina sul mare, increspandolo d'oro.
Il cielo diventa incandescente, si sfuma, e muta in fretta come un caleidoscopio.
Qualche nuvola è rosa, sembra di cotone.
Una coreografia d'eccezione, per omaggiare la bellezza di quest'isola, esaltandola.


Le Maldive, soprattutto, sono state un invito a guardare le cose sotto un punto di vista nuovo.
Accozzaglie disordinate di sassolini e conchiglie ammonticchiate sulla battigia che, se guardate da vicino, ti rendi conto che in realtà sono vive - zampette rosa arancio, paguri nomadi che si portano la casa appresso.
Acqua trasparente con fondali acuminati di coralli, che, se la esplori da sotto la superficie, rivela un mondo diverso: un traffico sottomarino di pesci coloratissimi e sobri, grandi e piccoli, solitari o in branchi.
Pesci pagliaccio, pesci chirurgo, pesci pappagallo, pesci balestra: il campionario sembra quasi infinito e io faccio fatica a ricordarmi chi sia chi - finisco per riuscire ad associarli meglio ai personaggi di Nemo, e sotto al mio bungalow overwater c'è più traffico che all'incrocio di Shibuya.
Ma, soprattutto, il punto di vista nuovo più importante che ho scoperto alle Maldive, sono io.


Avevo cinque libri in valigia - pensavo che avrei letto tanto, scritto tanto.
Che mi sarei riposata, ed un po' annoiata.
Ho letto poco, ero sempre in acqua.
Non so nemmeno nuotare decentemente.
Volevo andare da una parte e restavo ferma.
Mi son comprata una maschera da snorkelling che sembra un equipaggiamento da astronauta, ed è stata i miei secondi occhi per una settimana.
Son riuscita a spappolarmi un ginocchio contro un corallo - non lo so come ho fatto, però ho pensato che era venuto il momento di provare se effettivamente gli squali pinna nera sono indifferenti all'odore del sangue umano come dicono.


Gli squali alle Maldive sono come delle rock star - tutti li cercano, tutti li vogliono vedere.
E le Maldive in questo sono come Woodstock, perché frequentano assiduamente anche le acque basse, a pochi metri dalla riva.
I pinna nera passano in gruppo, fanno la ronda attorniati da un codazzo di pesci azzurri: sembrano davvero vip con la scorta, oppure boss mafiosi.
Nel codazzo c'è anche sempre un pesce nero, che ogni volta si diverte a terrorizzare branchi di pescetti più piccoli, che sostano sempre vicino a riva, tutti insieme come un gregge o una nuvola: si fionda in mezzo, veloce ed aggressivo, gli fa rompere i ranghi fuggendo, saltando fuori dall'acqua.
E, in quel momento, c'è l'airone in agguato - è un complotto, probabilmente.
O un lavoro di squadra, se vogliamo.


L'airone cinerino non è poi così esotico: c'è uguale anche a Carmagnola - ma questo probabilmente sta svernando anche lui sull'isola di Alimatha.
Non l'ho visto sull'aereo, forse era in business class.
E' dinoccolato e snob come un lord inglese - e sappiate che, detto da me, è tendenzialmente un complimento.
E' solitario, e fondamentalmente passa la sua giornata a mangiare. O a pensare a come e cosa mangiare.
Quante cose abbiamo in comune.
Però è un po' paraculo - cerca di farlo senza troppa fatica, assoldando la gang degli squali per fargli saltare i pesciolini direttamente nel becco.
Ma quelli sono solo uno stuzzichino di metà mattina.
Un giorno esco sulla veranda e trovo un pesce bellissimo, agonizzante.
Balestra o pagliaccio o chirurgo - sono ignorante, lo so.
Sul bungalow di fianco, lui - l'aria contrariata ma al tempo stesso nonchalant.
Mi verrebbe da dire che mi stia guardando storto, ma non credo che, tecnicamente parlando, gli aironi siano in grado di farlo.
Forse il suo era un regalo, come fanno i gatti.
E non ha preso bene il fatto che lo abbia ributtato in mare.


No, ne dubito.
Ma, del resto, sono punti di vista...


8 commenti:

  1. allora esistono i posti che amplificano l'anima?
    barbs

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    1. Sì, esistono.
      Non è il primo che incontro, anche se per me funziona meglio la Scozia ;)

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  2. Una meta un po' insolita rispetto alle tue destinazioni più "solite" ;) Tendenzialmente anche io non includerei le Maldive tra le mie mete da sogno, però quello che scrivi a proposito del fatto che non ti sei annoiata mi fa cambiare idea… Oltre alle immagini favolose, ovviamente!

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    1. Decisamente insolita!
      Anche io sono stata convinta da persone che intendono il viaggio nel modo in cui lo intendo io e che dalle Maldive sono rimasti comunque incantati.
      Devo dire che avevano ragione!!

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  3. Ci sono posti che riescono a riempirci di stupore e magari a portare alla luce qualcosa che noni stessi non sapevamo di avere dentro ;-)

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    1. Esatto: questa è una delle conseguenze del viaggio che preferisco :)

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  4. mi sembra un ottimo modo per iniziare l'anno!

    non solo per il sole, i colori, gli squali, la spiaggia, il mare ma soprattutto per il coraggio di mettersi in gioco!

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