lunedì 3 giugno 2019

Trieste e le aspettative



L'anno era il 2010. Il mese aprile, probabilmente. Sul giorno, di conseguenza, non sono in grado di dare indicazioni.
La sera è tiepida, piazza Unità d'Italia illuminata. E' come se indossasse un abito di gala, fatto del velluto buio della notte, scuro, suadente, tempestato di luci calde e preziose, che si sfumano nei suoi anfratti, che arricchiscono i suoi dettagli di un chiaroscuro espressivo.
Di là, al fondo, oltre alla strada, alla fine di quei gradini che scendono e si perdono nel mistero, ci deve essere il mare. Il mare di notte si indovina - è fatto di fruscii e profumi, il resto sono suggestioni.
"Ti va di fare una passeggiata o preferisci andare in albergo a riposarti?"
Mi andrebbe, in realtà.
Ma è il mio accompagnatore che non mi va. Sorride sotto agli occhiali e al naso camuso, mentre si alliscia i capelli impomatati. La giacca gli tira sulla pancia. E' gentile, ma logorroico. Sono nove ore che cerca di rendersi interessante, senza sosta. Io ormai ci ho rinunciato da tempo.
Sono qui per lavoro - per fare un colloquio, in realtà.
Le modalità d'ingaggio delle società di consulenza in body rental ricordano le audizioni per i programmi tv. Solo che non devi dire che sai cantare e ballare, ma che sai programmare in Java e usare Oracle. E soprattutto che cerchi occasioni di crescita per uscire dalla tua zona di comfort e sei portata per il lavoro in team.
Abbiamo cenato a base di pesce, ma non ricordo che cosa.
Vedo un'ombra agitarsi sotto una macchina parcheggiata di fianco al marciapiede. L'ombra si trasforma in una coda glabra e coriacea: è un grosso topo.
"Tornerei in albergo, grazie".

mercoledì 22 maggio 2019

Guernsey: leggere, viaggiare, cercare


Che leggere e viaggiare siano metafore interconnesse l'uno dell'altro non l'ho scritto soltanto io più di una volta, ma è un leit-motiv che ha inventato Sant'Agostino, dicendo che chi non viaggia legge soltanto una pagina del libro della vita - e che va avanti dai suoi tempi.
Quello che posso aggiungere è che l'altra cosa che leggere e viaggiare hanno in comune è lo scopo, il motivo per cui si intraprende il percorso scelto - che sia fra parole di carta o seduti su un aereo che attraversa l'oceano.
C'è chi fa entrambe le cose semplicemente per divertirsi - ed è una cosa buona e giusta. E credo che sia questa la discriminante per l'annosa questione fra quale sia la differenza tra chi è turista e chi è viaggiatore: lo scopo del turista è il divertimento - e immagino che ci siano anche turisti della letteratura.
Il viaggiatore no.
Il viaggiatore cerca altro.
Il viaggiatore, fondamentalmente, cerca risposte, cerca domande. Cerca pezzi di sé.
Nei viaggi e nei libri.

mercoledì 24 aprile 2019

L'Abbazia di Staffarda e perché i gatti amano le chiese



Se trascorri molto tempo a fare cose che ti piacciono, prima o poi giungi sempre a qualche conclusione.
A me ad esempio piace visitare abbazie e cattedrali medievali - non so bene se sia perché ho letto troppe volte Il Nome della Rosa ad un'età in cui la gente normale, di solito, si diverte in altri modi, o se perché una delle mie vite precedenti l'ho trascorsa in un posto così. Forse ero un monaco amanuense - o una vivandiera accusata di stregoneria perché voleva imparare a leggere; ma adesso non ha molta importanza.
Quello che volevo dire è che sono giunta ad una conclusione anche per quanto riguarda le abbazie medievali.
E cioè che ogni abbazia che si rispetti dovrebbe avere le seguenti cose:

1)  un gatto come custode (o più di uno);
2) dei pipistrelli;
3) una leggenda.

L'Abbazia di Staffarda, che si trova vicino a Saluzzo, in provincia di Cuneo, rispetta tutte queste regole - e adesso ve le racconto.

sabato 13 aprile 2019

La serendipità di Treviso


Tempo fa qualcuno mi aveva chiesto se credessi o meno nella serendipità - scoperte felici che avvengono per puro caso, mentre stai cercando altro.
Io penso che la questione non sia crederci o meno - la questione è che ti capiti o no.
La mia serendipità più recente è stata in un weekend a Venezia: dicono che sia una caratteristica di tutti gli introversi, quella di voler avere sempre tutto sotto controllo e di pianificare le cose con largo anticipo - non lo so, però di sicuro mia lo è. Ma la serendipità serve appunto a dimostrare che, anche quando i piani saltano e ti sembra di essere stata sfortunata, non sempre è così.
Perché, del resto, ci sono cose che puoi controllare - e altre che, comunque, anche se non puoi controllare, ti permettono di arginarne gli effetti negativi con le giuste precauzioni. Il maltempo, ad esempio - che per quel weekend avevo previsto e tamponato, con ombrelli e giacche pesanti. Poi ce ne sono altre che ti scordi di controllare, e che, magari, anche se avessi controllato, non avresti comunque saputo bene come gestire.
L'acqua alta a Venezia - tanto per dirne una.
La mia serendipità, quindi, è stato il primo treno che andasse altrove.
La mia serendipità è stata Treviso.

domenica 7 aprile 2019

Le alghe di Playa Maroma e il lato positivo


Il mare è un amore universale.
Lo è, alla fine, perché ha diverse, quasi infinite declinazioni: è fatto di superfici, luminose e ridenti, ed è fatto di profondità, di segreti insondabili, di libertà selvaggia e di paura.
Quello che mi piace del mare è questa contraddizione: quella di darti l'impressione di essere fatto di misteri incomprensibili, e al tempo stesso di piaceri semplici - la sabbia umida sotto ai piedi, la danza eterna delle onde, che scappano e poi tornano, e di tanto in tanto ti regalano qualcosa; il vento fra i capelli, il sale sulle labbra, il colore azzurro, diverso eppure uguale a quello del cielo.
Cose di cui ci si dimentica quando si è lontani.
Cose che sono come una terapia, quasi una specie di anestetico - qualcosa che culla i pensieri, che disinfetta le ferite: non li fa sparire, li zittisce solo, per qualche attimo.

sabato 2 febbraio 2019

Jokursalon, il regno dei ghiacci


Il ghiaccio a me fa venire in mente alcune fiabe che leggevo da bambina.
Intendo distese di ghiaccio, paesaggi fatti solo di bianco e di cristalli freddi, ovviamente - non ghiaccio a cubetti per le bibite o quello che ci si mette su un ginocchio sbucciato.
Mi viene in mente la Regina delle Nevi, che adesso si chiama Elsa di Frozen - e sono ben contenta che qualcuno abbia deciso di raccontare la sua versione della storia, perché i cattivi spesso sono solo quelli che non hanno potuto spiegare il loro punto di vista, o che sono meno bravi nel marketing.
E anche perché, crescendo, anche io ho poi scoperto di avere questo super potere di congelare - solo che non ho mai capito a cosa servisse davvero, dato che serve per allontanare cose superflue, ma a volte finisce per allontanare anche tutto il resto, anche quello che non vorresti allontanare.

domenica 20 gennaio 2019

Saint-Malo e i tramonti in regalo


Ci sono posti in cui sai già che prima o poi dovrai tornare.
Non subito; perché lo vorresti anche, ma alla fine la vita scivola sempre via, le cose si rimandano, le mete si affastellano in coda - sgomitano: io, io, io - per farsi visitare e gli devi dare retta.
Ma lo sai, lo sai già che ci tornerai.


domenica 16 dicembre 2018

San Sebastian, Donostia




Questo è un viaggio che è anche un libro.
È un'ovvietà, credo, dal momento che viaggi e libri sono la stessa cosa, solo che i primi li scrivi e i secondi li leggi - e nei primi trasformi i luoghi in parole, mentre nei secondi fai il contrario.
Ma quando ho deciso di partire per i Paesi Baschi, fregandomene che fosse novembre, fregandomene della pioggia quasi certa, l'ho fatto insieme alle pagine di Fernando Aramburu, che dà il nome di "Patria" a questo angolo estremo del territorio geografico spagnolo, addossato ai Pirenei ed affacciato su un mare impetuoso che è quasi oceano.

lunedì 26 novembre 2018

I tramonti di Boston (un anno fa)



Ho sempre avuto questo vizio, di rimanere seduta in disparte ad osservare.
E ho sempre avuto anche un altro vizio, che va di pari passo con questo, forse - la mania dei dettagli.
Credo sia perché sono perennemente in cerca di qualcosa, ovunque mi trovi: qualcosa che mi appartenga, almeno un po'.
E queste cose che mi appartengono, che trovo in giro, sono la mia collezione mentale preferita: le tengo con me, come ricordi chiusi in una qualche scatola di latta speciale, e li sfoglio, di tanto in tanto - perché così, ogni volta che mi sento sola, e forse anche un po' sbagliata, me ne ricordo, e realizzo di non esserlo.

giovedì 1 novembre 2018

Vuoi vedere la mia collezione di cascate islandesi?



Le cascate per me sono ipnotiche.
Un po' come lo è il fuoco: il loro ritmo irregolare ma armonico, la loro forza rapiscono - spaventano, in fondo, ma incantano anche.
C'è qualcosa di quasi ineluttabile nel loro flusso continuo di acqua che cade dall'alto - o che cade verso il basso, dipende da che punto di vista si osservano.
Sembrano un ciclo quasi eterno che si ripete instancabilmente, una di quelle cose che forse si tendono a dare per scontate, ma che, a ben guardare, non lo sono.
In Islanda, in questa strana e bellissima isoletta che se ne sta in disparte su in un angoletto del Mar Artico, ce n'è una concentrazione altissima.
Sembra quasi che l'Islanda, figlia del fuoco e del ghiaccio, abbia deciso, come hobby, di collezionarle.
Ne ha di tutti i tipi: grandi ed impetuose, alte e spettacolari, drammatiche e selvagge, gentili e delicate.
Indubbiamente una gran bella collezione.
Molto più di quelle di farfalle che servono per far salire le persone in casa propria con secondi fini; o di quando alle medie facevamo compilare la Smemoranda alle compagne di classe, e, alla domanda "Cosa collezioni?", chi voleva essere originale rispondeva "Amiche che mi vogliono bene".
Più che originale, in realtà, io già all'epoca la trovavo una risposta paracula - e sono sempre stata contraria alle collezioni che coinvolgano esseri umani.
Quindi vince la collezione di cascate.
Venite che ve la mostro...

sabato 18 agosto 2018

Il cielo sopra l'Islanda


Lo schermo sul mio sedile del Boeing 757 Copenaghen - Reykjavik della Icelandicair mi informa che un islandese su dieci ha pubblicato un libro.
Coloro che risiedono ufficialmente sul suolo della repubblica islandese sono all'incirca 350 mila anime. E, a quanto pare, devono avere tutti un temperamento piuttosto artistico. E, a parte ciò, riescono financo a pubblicare - che, come tutti gli aspiranti scrittori sanno, da noi è un obiettivo equiparabile alla vincita del primo premio della Lotteria di Capodanno, in termini di probabilità di realizzazione.
Quindi comincio già a provare un po' di curiosa ed aperta ammirazione per questo Paese.
La scritta sul monitor cambia, e mi dice che in islandese ci sono cento diverse parole per definire il vento.
Ciò mi fa cominciare a sospettare che debba essere un elemento dominante.
Ma al tempo stesso mi fa anche domandare come mai invece noi, nel dialetto della Val di Susa, non abbiamo altrettanti termini per descrivere il nostro agente atmosferico preponderante.